Come si evolverà la situazione politica nel Nord Africa?

Rispondere a questa domanda sarebbe allo stato delle cose solo una manifestazione d’imprudenza, per usare un eufemismo, dato che tutti  i Servizi Segreti e i più autorevoli analisti di politica estera non furono in grado di prevedere le rivolte che ci sono state in Egitto, Tunisia, Siria e Libia (in questi due ultimi paesi sono ancora in corso ), nel Bahrein, nello Yemen.

Attualmente sembra che gli analisti si dividano in due correnti di pensiero: una improntata all’ottimismo che  ritiene cioè che  dette rivolte  siano state ispirate  da movimenti veramente democratici che, per conseguenza, daranno vita a sistemi statali democratici, l’altra – che appare meno forte – la quale teme che nel medio periodo  le forze integraliste prendano il sopravvento.

L’esperienza storica in questa materia dimostra, peraltro, che chi ha innescato il processo rivoluzionario ed aveva ideali democratici è stato poi sostituito dagli estremisti che hanno instaurato feroci dittature (v. rivoluzioni francese e russa ).

Noi siamo propensi a condividere le tesi dei “prudenti” come  scrivemmo, per quanto riguarda l’Egitto, il  4 febbraio u.s.  (“Egitto: l’incognita dei “Fratelli Mussulmani” in “Cartalibera”). (In tale articolo paventavamo anche il rischio dell’arrivo sulle nostre coste di migliaia di “boat people”. Il che si è verificato anche se i flussi sono stati molto più massicci e provenienti soprattutto dalla Tunisia).

Premesso che fare previsioni è sempre molto azzardato specie quando si tratta di paesi dove non esistono tradizioni  democratiche ed ove le masse sono facilmente suggestionabili ed alle prese, quasi sempre, con impellenti problemi di sopravvivenza giornaliera, ci sembra utile indicare  le ragioni che militano a favore della prudenza.

Attingiamo a due articoli apparsi  su “Libero” il  22 marzo ed il 4 aprile u.s.

Il primo porta la firma dell’on/le  Souad Sbai, parlamentare del PDL d’origine marocchina, mussulmana e docente universitaria (di queste cose dovrebbe quindi intendersi). E’ una denunzia senza mezzi termini della vittoria conseguita in Egitto dai Fratelli Mussulmani grazie al referendum che ha approvato le modifiche della Costituzione secondo cui chi ha una doppia nazionalità non può presentare la candidatura alla carica di capo dello Stato (e tale sarebbe il caso dei moderati Moussa e Baradei) e le minoranze (i Copti in primis) e le donne sono in pratica estromesse dalla vita politica del paese.  Secondo questa parlamentare i “Fratelli Mussulmani” si appresterebbero a diventare i veri padroni dell’Egitto e dal Nilo ad espandersi, come hanno da tempo programmato, in tutto il Nord Africa con la colpevole inerzia dei paesi occidentali.

Nel secondo articolo, di Andrea Morigi, vengono indicate altre prove di questa tendenza egemonica della “Fratellanza Mussulmana” in Egitto.

Una  prima prova è il  sia pur cauto  riavvicinamento dell’Egitto all’Iran (i colloqui intrapresi per  ristabilire i rapporti  diplomatici rotti nel 1979 dopo la pace tra il Cairo e Tel Aviv ed il permesso di transito ad alcune navi militari persiane nel canale di Suez) che potrebbe avere come fine ultimo una condivisione del potere nel mondo islamico che è, come noto, diviso tra Sciiti, sui quali dominerebbe Teheran, e Sunniti che sarebbero l’appannaggio della Fratellanza Mussulmana attraverso l’Università di Al Azhar, il centro teologico cairota dei  Sunniti.

A ciò si aggiungano le spinte all’islamizzazione  in corso nel paese. Ad es. sul quotidiano “Al –Masri al –Youm del 3 u.s. l’esponente  della Al-Gama’a  al-Islamyya, Issam Durbala, ha invocato l’istituzione, come in Arabia Saudita, della “hisbah”, la polizia della virtù che può arrestare chi commette atti  immorali.  Il leader salafita di Alessandria  Abd al –Azim ha di recente dichiarato, in relazione agli attacchi  subiti dai Copti: “Se  i Cristiani vogliono sicurezza devono sottomettersi alle regole divine  ed essere fiduciosi che la sharia li proteggerà”.

D’altronde già nell’attuale carta costituzionale egiziana figura il Secondo Emendamento in cui è stabilito che la sharia è la fonte principale del diritto egiziano. Sarà sufficiente che il nuovo Parlamento non modifichi detto Emendamento e tutti gli Egiziani, anche se non di fede islamica, verranno giudicati in base alle norme della  “sharia”.

Come si comporteranno i ribelli libici se si arriverà ad una fine dello scontro? Prevarranno gli integralisti? E’ bene ricordare a questo proposito che la Cirenaica è la terra dove nacque e prosperò la confraternita dei  Senussi secondo cui la vita pubblica e quella privata dovevano svolgersi rigorosamente secondo i precetti dell’islamismo e gli esempi dati dal Profeta.

E quale influenza avranno gli integralisti sui futuri assetti istituzionali della Tunisia?

Si riuscirà infine ad arrestare l’ondata immigratoria che non viene solo dai paesi del Maghreb ma, attraverso di essi, giunge dai paesi a ridosso di quelli dell’Africa Settentrionale anch’essi ormai di fede prevalentemente islamica?

Ci sembra, per concludere, che la prudenza sia doverosa specie quando si tratta di paesi come questi in esame e che valga, soprattutto nella fattispecie, quel che scrisse Lorenzo il Magnifico: “di diman non v’è certezza”.

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