La seconda guerra di Libia

Facendo contenti i pacifisti di tutto il mondo (!?!?), Nicolas Sarkozy ha dato ieri il via ai bombardamenti in Libia.

Con il presidente francese – che altro motivo non ha per agire in cotal modo se non quello di cercare, attraverso una guerra, di riconquistare la fiducia dei connazionali che, e fra un anno si vota nelle Gallie, non lo possono soffrire come tutti i sondaggi confermano – l’amministrazione americana, quella che ancora una volta si è distinta per superiori incapacità: come dimenticare il fatto che il Segretario di Stato Hillary Clinton, quindici giorni prima della caduta di Mubarak, avesse dichiarato ufficialmente che “il regime egiziano era solido”?

Ora, perché questi signori e gli altri che li vanno seguendo non sono intervenuti prima a favore dei cosiddetti e da loro amati rivoltosi?

Non sarà perché, sbagliando (e quando mai non sbagliano?), ritenevano che Gheddafi, come i colleghi tunisino e appunto egiziano, avrebbe levato il disturbo di fronte ai moti di piazza?

Il sottoscritto ha pubblicato il 7 marzo una trentina di righe sul Giornale nelle quali affermava che chiunque capisse qualcosa della Libia, del sistema tribale che le appartiene, del carattere del colonnello, non poteva non concludere per una vittoriosa reazione di Gheddafi a meno di un intervento armato esterno.

Ieri è apparso sul Corriere ed oggi sul Giornale un mio contributo che qui di seguito ripropongo:

“E’ possibile, mi chiedo, esporre a proposito della Libia (e non solo) un’opinione controcorrente?
Ebbene, in proposito, penso che appunto in Libia un governo legittimo stia difendendosi vittoriosamente da un colpo di Stato sostenuto da una minoranza di cittadini.
E quando mai, per quale ragione i moti di piazza debbono portare obbligatoriamente alla caduta dei governi?
E quando mai per l’agitarsi, le ribellioni di una minoranza la maggioranza deve rinunciare alle proprie idee e accettarne i dettati?
Quanto all’interventista (nel caso) ONU, non è tale assemblea costituita in larga parte da Paesi assolutamente non democratici e retti da despoti?
Infine, quale l’interesse dell’Italia a schierarsi dalla parte dei golpisti addirittura fornendo le basi per le attività belliche che il consesso internazionale deciderà?
La stampa e la politica, dominate dalle ‘anime belle’ e dagli adoratori del ‘politicamente corretto’ che nulla comprendono degli accadimenti e non ragionano minimamente sugli infiniti danni che il loro operare arreca, riguardo all’Egitto, sono arrivate ad applaudire un colpo di Stato militare, quello che ha causato la caduta di Mubarak.
Spero che a Roma qualcuno ancora ragioni.
Giorni terribili, altrimenti, ci aspettano”.

Sottolineo, a proposito del comportamento dei governanti che oggi attaccano la Libia, che fino a pochi giorni fa non facevano altro che prosternarsi di fronte al colonnello Gheddafi per ottenerne i favori e che mai a nessuno era venuto in mente prima, per esempio, di bloccarne fondi, azioni e capitali investiti qua e là per il mondo.

Aggiungo, quanto all’ONU e ai rapporti fin qui avuti da quel nobilissimo (???) consesso con la Libia le seguenti annotazioni:

il 20 gennaio 2003 il Paese del colonnello ottiene la presidenza della Commissione dei Diritti Umani a Palazzo di Vetro;
il 16 ottobre 2007 proprio la Libia è ammessa a far parte del Consiglio di Sicurezza;
nel 2009, presidente dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite è il libico Ali Abdussalam Treki.
E non è forse la stessa Libia membro della predetta Commissione Diritti Umani fino al 2013?
E hanno il coraggio di parlare!

Concludo ricordando che Italia e Libia avevano un Trattato una delle cui clausole asseriva che il nostro Paese non avrebbe mai usato o fatto usare le basi militari per attacchi aerei o navali.

Ancora una volta, abbiamo tradito!

Hanno senza dubbio ragione quanti dicono che la peggior cosa che possa capitare a qualcuno è avere un cuoco inglese, un sarto tedesco, un amante turco e un alleato italiano.

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36 comments for “La seconda guerra di Libia

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