La risoluzione Onu sulla Libia

Il dado è tratto. Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha votato giovedì sera una risoluzione che autorizza l’uso di “tutte le misure necessarie” per proteggere i civili libici dalla repressione del regime. La risoluzione aggiorna la 1970 del 26 febbraio 2011, rinnova l’embargo sulle armi e l’azione umanitaria per salvare i profughi di guerra.

Ma aggiunge anche la no-fly zone. L’aviazione fedele a Gheddafi, d’ora in poi, dovrà rimanere sulle piste, pena l’abbattimento. Ma il passaggio decisivo lo leggiamo nel paragrafo 4: gli Stati membri, singolarmente o tramite organizzazioni regionali, sono autorizzati a prendere “tutte le misure necessarie” a proteggere “i civili e le aree popolate da civili sotto minaccia di attacco”.

Il documento esclude l’impiego di truppe di terra. Non di forze aeree.

Per rimarcare che non si tratta di un’ingerenza occidentale negli affari arabi, la nuova risoluzione delle Nazioni Unite non nomina mai, nemmeno una sola volta, la Nato e l’Unione Europea. Le organizzazioni regionali che hanno richiesto l’intervento, regolarmente citate dal documento del Consiglio di Sicurezza, sono esclusivamente: Lega Araba, Organizzazione per la Conferenza Islamica e Unione Africana.

E non si tratta di una foglia di fico: il fattore determinante che ha cambiato l’atteggiamento della comunità internazionale dalla neutralità all’interventismo è e resta la richiesta della Lega Araba, che il 12 marzo scorso ha dato luce verde alla no-fly zone. Prima di allora, l’Unione Europea, gli Stati Uniti e il G8 (riunitosi a Parigi) non avevano mai dato il loro assenso a una risoluzione che autorizzasse un’azione armata.

Solo dopo il 12 marzo, il presidente francese Nicolas Sarkozy e il premier britannico David Cameron hanno premuto di nuovo per ottenere il via libera dal Consiglio di Sicurezza. Gli Stati Uniti, pur rimanendo defilati, hanno dato il loro appoggio ai due leader europei. E’ però Gheddafi che si è dato da solo il colpo di grazia: proprio mentre si riuniva il Consiglio di Sicurezza, ha minacciato rappresaglie “contro navi e aerei nel Mediterraneo” in caso di intervento.

E poi ha promesso un bagno di sangue dopo la sua eventuale vittoria a Bengasi. A questo punto il Palazzo di Vetro è stato costretto a scegliere fra la resa di fronte all’arroganza di un dittatore e l’autorizzazione a intervenire. Nemmeno Russia, Cina, India, Brasile e Germania hanno potuto votare contro la risoluzione e hanno dovuto optare per l’astensione.

Si è sempre sottolineata la prudenza italiana nell’affrontare la crisi libica. L’Italia, in caso di guerra, subirebbe le conseguenze più pericolose: siamo i più esposti all’ondata di profughi, alle eventuali rappresaglie di Gheddafi e, visti i nostri interessi in gioco, rischiamo di subire perdite economiche peggiori di tutti gli altri Paesi coinvolti.

Per noi c’è un anniversario controverso che pesa: oltre ai 150 anni di Unità, ricordiamo anche i 100 anni della nostra invasione della Libia. I libici, anche quelli che combattono contro Gheddafi, se lo ricordano molto meglio di noi. Nonostante tutto, contrariamente alla Germania, l’Italia si è allineata alla risoluzione.

Dopo un vertice straordinario del governo e una riunione del Consiglio dei Ministri, ieri mattina il ministro degli Esteri Franco Frattini ha dichiarato la piena adesione del nostro Paese. L’Italia ha chiuso l’ambasciata a Tripoli. Potranno essere usate le basi di Amendola, Gioia del Colle, Sigonella, Aviano, Trapani, Decimomannu e Pantelleria.

“Nelle prossime ore ci attendono scelte difficili per la situazione in Libia” – ha dichiarato ieri il presidente Giorgio Napolitano – “ma se pensiamo a quello che è stato il Risorgimento come movimento liberale e liberatore, non possiamo restare indifferenti alla sistematica repressione di fondamentali libertà in qualsiasi Paese, non possiamo lasciare che vengano distrutte e calpestate le speranze che si sono accese di risorgimento anche nel mondo arabo, cosa decisiva per il futuro del mondo”.

Nonostante l’assenza dei gruppi di Lega Nord e Italia dei Valori (quest’ultimo presente solo alla Camera, dove si è astenuto dal voto), le Commissioni di Esteri e Difesa di Camera e Senato hanno approvato, con voto bipartisan, una risoluzione che impegna il governo ad “adottare ogni iniziativa necessaria per assicurare che l’Italia partecipi” alla piena attuazione della risoluzione “ai fini della protezione dei civili e delle aree popolate sotto pericolo di attacco, ivi compresa la concessione in uso di basi sul territorio nazionale”.

Per scongiurare l’intervento, il regime di Gheddafi ha proclamato subito un cessate il fuoco. Ma i ribelli avvertono: si tratta di un bluff, perché le azioni militari contro di loro sono proseguite fino alle prime ore del pomeriggio di ieri. Potrebbe essere, insomma, solo un espediente.

Intanto si scaldano i motori. Anche quelli dei nostri aerei. Il ministro della Difesa Ignazio La Russa ha dichiarato che non ci sarà, da parte nostra, “alcun limite restrittivo all’intervento, quando si ritenesse necessario per far rispettare la risoluzione”. E che: “L’Italia ha una forte capacità di neutralizzare i radar di ipotetici avversari. Possiamo intervenire in ogni modo con la sola tassativa esclusione di interventi via terra”. Ed è così che, a un mese esatto dall’inizio della crisi in Libia, l’intervento internazionale, da ipotesi che era, è diventato realtà.

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