La Banca del Mediterraneo

In questi giorni si discute della costituzione di un istituto di credito multilaterale per cercare di sviluppare l’economia dei paesi del Nord Africa onde ridurre il flusso di emigranti. Conoscendo  tali problematiche vorrei ricordare ai nostri governanti che:

1 – il problema non è limitato ai  paesi dell’Africa Settentrionale, ma riguarda anche quelli a Sud del Sahara le cui economie sono in grandi difficoltà soprattutto per la corruzione che vi regna ;

2 – esiste già da moltissimi anni un’istituzione finanziaria multilaterale ad hoc lautamente sovvenzionata dai paesi occidentali, la Banca Africana di Sviluppo, con sede a Tunisi ;

3 – la Banca Europea degli Investimenti dell’Unione Europea dispone di fondi anche per erogare prestiti allo sviluppo destinati a tali paesi;

4 – tutti i paesi ad economia avanzata, sempre da molti anni, concedono aiuti a fondo perduto od hanno annullato il debito dei paesi africani più poveri e più indebitati.

Un fiume di danaro è stato cioè speso attraverso tutti questi canali. I risultati sono stati modestissimi, a mio parere, per due ragioni fondamentali :

– non vi sono controlli efficienti sui risultati dei progetti finanziati;

– la corruzione e la disorganizzazione delle Amministrazioni Pubbliche locali rendono vani gli sforzi delle istituzioni multilaterali o dei paesi donatori.

Creare una nuova istituzione finanziaria – la Banca del Mediterraneo – servirebbe a ben poco o, meglio, servirebbe a spendere soldi per elargire lauti stipendi al personale che vi lavorerebbe  e per le altre spese amministrative senza contare che, verosimilmente, tale organismo non diventerebbe operativo prima di molti mesi.

Occorrerebbe, invece, far funzionare bene le istituzioni esistenti e, soprattutto, non lasciare alle autorità locali la gestione finale degli investimenti finanziati. Ma, come dice quella vecchia canzone adottata dai soldati britannici nel 1° Conflitto Mondiale,”It is a long way to Tipperery”.

Il cammino é lungo ed asperrimo. Nell’immediato l’unica soluzione, anche se dura, sembra quella di bloccare sulle coste nord-africane gli esodi dando amplia pubblicità in quei paesi al fatto che “veramente” chi arriverà sulle nostre coste (eccezion fatta naturalmente, per i soggetti effettivamente perseguitati per motivi politici, razziali o religiosi) sarà rimpatriato. Il che non è stato ancora fatto dal nostro Governo e non se ne comprendono i motivi.

Se non si adotterà questa linea di condotta purtroppo molto dura arriveranno in Italia centinaia di migliaia di “boat people”.

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