Da Kant alla Gazzetta

Saranno anche il sale della vita democratica, ma le manifestazioni nate sulla scia del caso Ruby denotano quanto la società civile italiana sia lontana anni luce da quella dei Paesi sviluppati. Si parla spesso del valore infimo della nostra classe politica , ma la società civile che li esprime, mettiamoci l’animo in pace, non è certo migliore.
Da una parte abbiamo visto la fazione aizzata da Ferrara, che sulla scia dei vari Scalfari, Mieli e di altre “grandi firme” pensa più a fare il king maker o il consigliere del re piuttosto che il giornalista, si è inventato una battaglia contro “i puritani”, ma non per difendere , come logica avrebbe imposto, un politico che si sia mosso coerentemente con battaglie liberal – libertine, ma per dare uno sgangheratissimo paravento intellettuale a chi voleva, per esempio, inasprire le pene ai clienti delle prostitute come prevedeva il DDL Carfagna (invece di legalizzare il fenomeno come i paesi civili insegnano), oltre a ripetere fino allo sfinimento balle galattiche (vedi la parentela con Mubarak) per difendere comportamenti che, aldilà di ogni valutazione morale, lo rendono ricattabile.
Dall’altra parte la questione è stata presa a pretesto per far ripartire la trita litania, che riempie le piazze, ma non le urne, sul Berlusconismo dipinto come male assoluto, perdendo anche in questo caso un benché minimo briciolo di lucidità se è vero che si è arrivati a volere coinvolgere nella bagarre persino il Papa e la Chiesa di solito  accusati “d’ingerenza”, per non parlare del tredicenne salito sul pulpito del fu PalaTrussardi, quasi fosse la versione gauche caviar dei bimbi intabarrati nelle manifestazioni di Hezbollah, il tutto in un furore che non si accontenta di avere di fronte dei reati, ma “il” peccato originale da estirpare, quello che fa leggere all’italiano medio la Gazzetta al posto di Kant. Tutta colpa di Drive In.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *