Il masochismo di FLI: la rotta è giusta, ma i marinai litigano. Gli errori dell’Assemblea

(articolo pubblicato su www.libertiamo.it)

Masochismo allo stato puro, quello di Futuro e Libertà. Fare un’assemblea costituente, sapere che i media avrebbero coperto poco e male l’evento (anche per la coincidenza della manifestazione per le donne), ma concedersi una contesa fratricida e semipubblica sulle poltrone. Con il risultato che i tre quarti buoni dell’informazione relativa all’assemblea è stata dedicata a questo, non ai contenuti degli interventi e alle conclusioni di Gianfranco Fini. Il presidente del nuovo partito ha indicato la rotta che in molti auspicavamo: FLI è e sarà un movimento di centrodestra, liberale, moderato e repubblicano. Un progetto politico coerente con le ragioni fondative di quel “Popolo della Libertà” che doveva essere e non è stato, quel partito che Fini contribuì a fondare e far vincere, ma che – ai primi esercizi di pluralismo – ha mostrato l’insofferenza di Silvio Berlusconi per qualsivoglia forma di “eterodossia” culturale. Per tacere d’altro.

Sui temi economici, che alla redazione e ai lettori di questo magazine interessano particolarmente, FLI ha dimostrato di aver imboccato un percorso autenticamente riformatore: valgano su tutti gli intervenenti di Baldassarri, di Della Vedova e di Bocchino, le conclusioni delle commissioni tematiche, le sottolineature di Fini. Liberalizzazioni, una riforma del mercato del lavoro che superi il dualismo puntando ad una maggiore flessibilità in uscita, la modernizzazione del welfare in senso universalitisco e assicurativo, l’alleggerimento del carico fiscale per famiglie e imprese, politiche per l’innovazione. Non sono tutte rose e fiori, ovviamente: chiedere conto a Carmelo Palma delle discussioni animate in Commissione Programma sui temi della cogestione e della partecipazione agli utili dei dipendenti (su quest’ultima, la bozza del documento programmatico evidenziava la natura volontaria dell’istituto, mentre la citazione della vicenda Fiat come “modello per il futuro” faceva storcere il naso ai fautori della cogestione, tema caro alla destra sociale); chi ha seguito i lavori della Commissione Sviluppo, poi, ha notato più di un cenno da parte della “base” alla necessità di un protezionismo contro la concorrenza asiatica e tiritere di questo tipo. Ma la strada appare francamente segnata: la sfida è ora quella di irrobustire la credibilità di FLI come forza innovativa con proposte e iniziative concrete. Si parva licet, Libertiamo proverà a giocare un ruolo in questa direzione.

Tutto ciò detto, è bene sottolineare quanto segue: dall’assemblea di Milano, Futuro e Libertà esce malconcia. Il partito ha commesso tre errori madornali: arrivare alla kermesse senza aver risolto preventivamente il nodo della gestione e della rappresentanza del partito, aver sottovalutato l’effetto mediatico delle polemiche del retrobottega congressuale, aver del tutto escluso i congressisti dalle decisioni sull’assetto del partito. Molti dei problemi sorgono dall’impossibilità di Fini di assumere la leadership reale del partito, avendo lui scelto di non abbandonare lo scranno più alto di Montecitorio. D’altro canto, in un paese in cui la difesa giudiziaria, para-giudiziaria e mediatica di Silvio Berlusconi coinvolge direttamente i titolari delle alte cariche del Paese – il presidente del Senato, il Ministro degli Esteri, il Guardasigilli – è ragionevole pensare che “tenere” la presidenza della Camera sia per Fini (e per le opposizioni in generale) una garanzia di terzietà. Avendo Fini scelto di essere un leader “autosospeso”, la soluzione più naturale è un’attribuzione diffusa di ruoli e responsabilità, al riparo da velleità sub-lideristiche, da logiche colonnellistiche e gelosie incrociate. In un movimento in cui tutti sono importanti, ma nessuno – nessuno – è fondamentale, a che serve sovradimensionare il peso di questo o quell’incarico assegnato? In un partito “a vocazione leggera”, piccolo vascello in mezzo alla tempesta, a chi giova giocare a fare il capo marinaio?

Dopo i litigi, prevalga il principio di realtà. La rotta è quella giusta, se i marinari s’azzuffano tra loro, la nave si schianterà contro uno scoglio.

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