Egitto: l’incognita dei “Fratelli Mussulmani”

L’esito della sollevazione contro il regime di Mubarak è ancora del tutto incerta anche perché sta assumendo i connotati di una guerra civile, ma è probabile che il vecchio presidente prima o poi sarà costretto a lasciare il potere essendogli venuto meno il sostegno dell’esercito e degli Stati Uniti.

Il problema è: come sarà l’Egitto dopo Mubarak?
Assisteremo ad un processo, sia pur graduale, di effettiva democratizzazione in un paese che non ha mai conosciuto la democrazia nella sua storia?
Oppure in un primo momento si instaurerà un regime “abbastanza” democratico, dominato, però, da partiti islamici, cui seguirà, anche per le probabili crescenti difficoltà economiche derivanti dal calo degli investimenti esteri diretti e del turismo, l’affermarsi degli estremisti islamici (i Fratelli Mussulmani e – non è da escludere – esponenti di Al Qaeda) ?

E’ questo il timore di molti osservatori e studiosi del mondo arabo (v. ad es. la recente intervista  a “L’Express” di Tewfik Aclimandos, storico presso la cattedra di  “Storia contemporanea del mondo arabo” al Collège de France, e l’articolo di Bernard –Henri Lévy pubblicato da “Il Corriere della Sera” il 2 febbraio u.s.), ma soprattutto della Chiesa Copto-Ortodossa Egiziana, che teme il ripetersi di attentati e che i suoi fedeli (circa  il 10% della popolazione) subiscano la sorte dei Cristiani iracheni e che in Mubarak trovava una certa protezione. Anche le autorità israeliane sono molto preoccupate per l’eventuale avvento di un regime integralista. Entrambi questi soggetti conoscono molto bene la situazione egiziana. Il loro giudizio non deve perciò essere sottovalutato!

Se si ripercorre succintamente la storia dei “Fratelli Mussulmani” (per non parlare di “Al  Qaeda”!) non si può che riconoscere che detti timori sono ben motivati.
L’associazione dei “Fratelli Mussulmani” fu fondata in Egitto, ad Ismailia, nel 1926 da un insegnante , Al Hasan al Banna, con l’intento di opporsi al processo di secolarizzazione d’impronta occidentale delle nazioni islamiche favorendo a tal fine  un’osservanza maggiore dei precetti del Corano segnatamente quelli della solidarietà e dell’altruismo specie nei confronti delle classi meno abbienti della società. L’associazione giuocò un ruolo preminente nel movimento  nazionalista egiziano e trovò adepti anche in altri paesi arabi.

Il Presidente  Nasser sciolse l’associazione che si opponeva al suo programma di modernizzazione del mondo arabo di natura laica e socialisteggiante e ne perseguitò duramente i suoi adepti.Gli Stati Uniti, per contro, sostennero il movimento ritenuto un utile strumento di opposizione a Nasser che era alleato dell’URSS.

Dopo la morte di Nasser nel 1970 il successore Anwar Sadat praticò una cauta politica di apertura nei confronti dei movimenti d’ispirazione islamica, ma ciò non valse a mitigare l’ala oltranzista del movimento guidata da Sayyd  Qutb, tanto che nel 1981 lo stesso Sadat, reo di aver concluso la pace con Israele, fu ucciso in un attentato dalla stessa organizzata.

A partire dal 1984 il nuovo Rais, Hosni Mubarak, consentì ai “Fratelli Mussulmani” di partecipare   alla vita pubblica sia pure attraverso alleanze con i partiti laici.

In tutti questi anni l’espansione del movimento nella società egiziana non ha avuto soste, specie tra le classi povere (una larga percentuale della popolazione), cui i “Fratelli Mussulmani” forniscono una valida assistenza, ma anche tra quelle borghesi. Nel Parlamento egiziano, malgrado elezioni non proprio trasparenti, una sessantina di deputati è espressione dell’associazione.

Il futuro dell’Egitto è di grande importanza non solo per tutti paesi che si affacciano sul Mediterraneo, ma anche, in generale, per il mondo intero.

Si pensi, ad es., all’ascendente che esercita sui Sunniti l’Università di Al –Azhar, considerata il loro più importante centro teologico, al ruolo che l’Egitto può svolgere per la soluzione del problema della Palestina, al prezzo del petrolio che verrebbe influenzato molto negativamente qualora non fosse consentito il transito attraverso il Canale di Suez  alle navi di paesi considerati non amici e  così via.

Occorre infine aver presente che l’Egitto ha una popolazione di circa 82,9 milioni (stime O.N.U.  del 1-7-2009), che nel 2025 potrebbe raggiungere i 95,2-107 milioni (fonte: Fondo per la Popolazione delle Nazioni Unite). Se la situazione economica del paese dovesse peggiorare la disoccupazione crescerebbe (ora secondo il rapporto del marzo del 2010 dei funzionari del F.M.I. -Art.IV – Consultation – Staff Report é del 10% della forza lavoro) ed, ovviamente, anche il tasso di povertà (18,5% della popolazione nel 2005 secondo il citato rapporto F.M.I.), tenuto conto che il  P.I.L. “pro capite” che nel 2007-2008, secondo il sopra ricordato rapporto del F.M.I., si aggirava sui  2062 dollari. Il mantenere un tasso di sviluppo economico accettabile, cioè che generi aumenti del P.I.L.di livello non inferiore a quello registrato nel biennio 2007- 2008, ovvero pre crisi economica, cioè del 7,2% appare essenziale per il mantenimento della pace sociale anche in considerazione dell’aumento registrato nella media dei prezzi al consumo ( +9.5 nel 2009 secondo il sopramenzionato rapporto).
Rischieremmo di vedere una marea di “boat  people” avvicinarsi alle coste europee?

In conclusione il momento è estremamente difficile. Voglia il Cielo che la situazione si normalizzi!

1 comment for “Egitto: l’incognita dei “Fratelli Mussulmani”

  1. 5 febbraio 2011 at 15:29

    In Egitto ci sono disordini, la guerra civile nelle capitali e nei paesi occidentali a trovare una posizione comune. Alcuni, come il segretario generale dell’ONU Ban Ki Moon chiede libere elezioni subito, mentre il primo ministro italiano Silvio Berlusconi Mubarak rinforza la schiena. Forse è una buona cosa, perché alla fine deve decidere il popolo egiziano, come procedere lì. Ai miei occhi questo Mohamed ElBaradei solo uno che ora vuole saltare sul treno in movimento alla polvere, a volte velocemente presidente. Lui è nei miei occhi non è la legittimità democratica.

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