Patrimoniale? Poco praticabile e dannosa

Il debito pubblico e la spesa pubblica sono i due problemi o macigni del nostro Paese che condizionano pesantemente la politica economica e finanziaria.

La stessa Merkel recentemente ha dichiarato: “L’eccessivo debito è la maggiore minaccia per la prosperità”.

La nostra attuale Finanziaria era stata preparata, per fortuna con un certo anticipo, prima dell’estate scorsa e prima di altri Paesi europei. In questi mesi poi il ministro Tremonti è stato sicuramente positivo nel controllo dei conti pubblici e particolarmente accorto a tenere la barra dritta; ha tenuto fuori il nostro Paese dalle tempeste valutarie,  però nel contempo, fino ad oggi, non ha fatto alcuna manovra di rilancio, non ha fatto muovere nulla.

La situazione attuale quindi è abbastanza precaria.

La Unione Europea potrebbe obbligarci ad un parziale, ma significativo rientro del debito (ad es. dal 118-120% al 60%)

Da qui la necessità di provvedimenti dolorosi e politicamente difficili, senza considerare l’attuale incertezza politica, lo scontro istituzionale di queste settimane, e il preoccupante indebolimento del governo.

Come reagirebbero i mercati? Credo molto male. La speculazione internazionale è già pronta.

Guardiamo ad es. gli spread tra i nostri BTP decennali e i Bund tedeschi che rappresentano un po’ il termometro del rischio Paese.

Nel 1996 , con la lira (moneta debole), lo spread era 170 punti base. Durante questi anni con l’euro, lo spread è stato anche 20 punti. Oggi siamo intorno a 170-200 punti base.

Qualcuno ha detto che l’Italia è troppo grande per farla fallire, ma è troppo grande per salvarla. L’Italia deve pensare a salvarsi da sola.

Il peso dei 1.800 miliardi, che solo di interessi ne costano 80 miliardi di euro all’anno, continua a condizionare fortemente l’economia e a soffocare la crescita. Soffocati da un debito pubblico abnorme e da un bilancio statale rigidissimo, è praticamente impossibile fare investimenti. A questo punto c’è l’obbligo di una forte riduzione del debito pubblico con una manovra pesante e nel contempo, data la bassa crescita, c’è l’obbligo di fare seri interventi con una strategia di crescita.

In sostanza per ridurre il rapporto debito/Pil è necessario avere una serie continua di avanzi primari (cioè la differenza tra le entrate e le spese , al netto degli Interessi). Noi spendiamo di più di quanto produciamo (un deficit di risparmio), mentre la Germania spende meno di quanto produce e quindi investe una parte del reddito all’estero.

La Germania in questo ultimo anno, ad esempio ha aumentato l’Iva, ridotto le tasse sulle imprese, di fatto poi ha svalutato la propria moneta e quindi favorito le esportazioni.

Carlo De Benedetti , 6 o 7 mesi fa, aveva proposto di spostare l’imposizione dai redditi ai consumi, e nel periodo transitorio, di passaggio, applicare poi una imposta patrimoniale.

L’idea della patrimoniale (vecchia idea, da anni, della vecchia sinistra del Pci e di Bertinotti )  è tornata in auge in queste ultime settimane con una intervista di Giuliano Amato sul “Corriere della Sera” nel dicembre scorso. In questa intervista Amato ha proposto una imposta di 30 mila euro per ogni cittadino italiano facente parte del cosiddetto 30% più abbiente, da pagarsi in due anni, in modo da ridurre il debito pubblico del 30% , dal 118% del PIL all’80% circa.

Qualcuno ha calcolato che, essendo il Prodotto interno lordo un po’ più di 1500 miliardi, la patrimoniale di 600 miliardi corrisponderebbe a circa il 40% del Pil. L’imposta, distribuita su due anni, porterebbe la pressione tributaria dal 43% al 63%.

Questa idea è stata ripresa anche dall’On.Veltroni, quindici giorni fa, nel convegno del Lingotto.

La scorsa settimana, Pellegrino Capaldo, professore alla Sapienza di Roma, (credo che nel passato fosse della sinistra Dc, oggi credo, con riferimenti al cosiddetto Terzo Polo), sempre sul “Corriere della Sera” (26 gennaio 2011) propone invece una imposta sulle plusvalenze immobiliari, fra il 5 e il 20 per cento del loro valore, imposta pagabile con dilazione sino alla cessione dell’immobile,  ipotecato a favore del fisco.

Non è una vera e propria patrimoniale, ma ci assomiglia molto.

Secondo me una patrimoniale è comprensibile, sì,  dopo una guerra oppure dopo una grande emergenza, ma non oggi perché sarebbe intesa, oltre ad altre considerazioni,  come un segno di impotenza e di rinuncia.

In questi giorni si è aperto un vivace dibattito su queste proposte tra politici ed economisti.

Tra i favorevoli all’introduzione di un’imposta patrimoniale, oltre ai sopracitati Amato, Veltroni, Pellegrino Capaldo, riscontriamo Romano Prodi, Lamberto Dini, Susanna Camusso, Luigi Abete, e qualche dirigente della stessa Confindustria.

Il Ministro Tremonti, sempre molto cauto, non si è ancora espresso. Non vorrei che fosse tra i favorevoli, come qualcuno, malignamente, ha ipotizzato. Il prof. Alberto Quadrio Curzio ha detto invece: “in linea di principio, non sono contrario a ipotesi di fiscalità straordinaria, non è il demonio, ma ora ci distoglie dalle soluzioni durevoli. Questo non è certamente il momento giusto per introdurre misure del genere in Italia”.

I contrari invece sono diversi economisti anche di diverse provenienze politiche; a parte i liberali-liberisti come Antonio Martino, l’Istituto Bruno Leoni, ma anche economisti come Alberto Alesina, Vito Tanzi, Francesco Giavazzi, Franco DeBenedetti, e fiscalisti come Victor Uckmar, Tommaso Di Tanno.

Il giornalista Dario De Vico sul “Corriere della Sera” (30 gennaio) ha riassunto molto bene le argomentazioni dei contrari: “a) nuove tasse deprimerebbero comunque l’economia; b) non abbiamo gli strumenti per calibrare il prelievo per cui alla fine a pagare non sarebbero i veri ricchi; c) ci si deresponsabilizza dal dimagrimento della spesa pubblica; d) meglio privatizzare il patrimonio immobiliare e mobiliare dello Stato”.

Come non essere d’accordo !.

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