Colibrì

Neppure il premier pensava di ricevere tanta attenzione per un caso di dimensioni così ridotte. Il Giornale (7 gennaio 2011) ha dedicato un titolone all’arguto articolo di Vittorio Sgarbi sul caso de “l’uccello preferito da Berlusconi” – che poi sarebbe il colibrì.

80 esemplari del minuscolo pennuto – che pesa dai 5 ai 20 grammi – sono ospitati presso il “centro per la salvaguarda del colibrì” che ha sede al Castello di Miramare, che fu dimora dello sfortunato Massimiliano d’Asburgo, arciduca d’Austria ed imperatore del Messico (celebrato da Carducci nella poesia Miramar).

Sui colibrì incombe la minaccia di un trasferimento presso alcuni giardini zoologici, un trauma al quale molti potrebbero non sopravvivere, come ha spiegato il direttore del centro, che lo stesso Sgarbi ha messo in contatto con il presidente del consiglio. Anche perché i minuscoli ospiti si sono ben acclimatati in Italia e non rimpiangono le foreste amazzoniche. Ciascun esemplare, evidenzia il sito della struttura, viaggia infatti da diplomatico sotto scorta della polizia (sono infatti dono ufficiale di un Paese straniero) e ha diritto all’ospitalità in camera singola con bagno di sole e vari confort.

Berlusconi ha garantito il suo immediato interessamento per risolvere il caso: “Li conosco bene i colibrì e so che sono importantissimi per l’impollinazione delle foreste dell’Amazzonia. Ne ho diversi nella mia villa di Antigua e li sento cantare ogni mattina”.

A plaudere all’intervento di Berlusconi anche molti suoi acerrimi avversari, come Beppe Grillo e Margherita Hack che ha affermato: “Sono sempre stata critica nei suoi confronti. Ma stavolta appena lo vedrò lo abbraccerò e lo bacerò. Gli sono in debito, l’Italia tutta gli è in debito”.

Siamo contenti per i colibrì e per questa unione di intenti. Siamo però dell’idea che anche per quanto riguarda la difesa dell’ambiente, il Paese necessiti di altri interventi prioritari.

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