Recensione: “Maonomics”, di Loretta Napoleoni

Loretta  Napoleoni: “Maonomics” (pag.333, ed. Rizzoli, aprile 2010, euro 19,50 )

E’ un’analisi molto accurata e ricca di dati delle origini del prodigioso sviluppo dell’economia cinese che sono rintracciabili nella politica di liberalizzazioni avviata con tenacia, malgrado le forti resistenze della componente più conservatrice ed ortodossa del P.C.C., alla fine degli anni ’70 da Deng Xiao Ping. A giudizio dell’autrice, però, il fattore determinante del successo, che nel volume é analizzato in tutti i suoi aspetti, é stato l’aver attuato, anche se ancora non in maniera perfetta, i veri principi della teoria marxista. Marx, secondo la Napoleoni, non era contrario al profitto ma desiderava  che la classe operaia se ne mposessasse e ne godesse in proporzione al proprio contributo in funzione cioé del “plus valore” per arrivare a realizzare una società senza classi. Lenin e Stalin avrebbero travisato il pensiero di Marx eliminando il profitto e così dando vita ad un regime di economia pianificata e ad una feroce dittatura.

I Cinesi, per contro, sarebbero riusciti a creare una forma di dittatura del proletariato che garentisce a tutti “pari opportunità” di crescita. Questo sistema – a detta dell’autrice – si sta evolvendo positivamente anche sotto il profilo dei diritti umani mentre l’Occidente sembra muoversi ipocritamente nella direzione opposta (v. le prigioni di Guantanamo, gli scandali finanziari di Wall Street e Mardoff). Ad avviso di chi scrive però le riforme di Deng Xiao Ping hanno solo permesso di creare un modello economico-sociale improntato al più severo pragmatismo e, a ben riflettere, quell’insieme di principi etici, profondamente sentiti dal popolo cinese da oltre 2.000 anni, contenuti nella dottrina di Confucio (551 c.a. a.C.-479  a. C.) secondo cui i problemi umani debbono essere impostati in termini di rapporti specifici piuttosto che in termini astratti (ad es. governante/governato; padre/figlio; fratello maggiore/fratello minore ). Dall’attenzione a questi rapporti deriva il  principio che il comportamento umano deve essere guidato in primo luogo dallo “shu” (la reciprocità -solidarietà) ovvero non fare agli altri  quel che  non si vuole che sia fatto a noi stessi.

Per questo pensatore il vertice dei valori umani è rappresentato dalla rettitudine e dalla bontà (“jen”). Sono raccomandati, inoltre, l’esercizio e lo sviluppo di virtù come la giustizia, la cultura, la fedeltà al superiore ed alla parola data, i riti. Ai doveri dell’individuo verso se stesso e lo Stato si aggiungono quelli verso la famiglia tra i quali, al primo posto, la pietà filiale la quale sussiste sia in vita che in morte donde il culto degli antenati. Il governo dello Stato é, per conseguenza consentito solo a chi abbia saputo amministrare bene la propria famiglia e per fare ciò occorre, prima, essere  riusciti a perfezionare se stessi. Giova inoltre  ricordare che la Cina venne  politicamente unificata  e dotata di un’amministrazione centrale, i cui funzionari – i c.d. mandarini – venivano selezionati attraverso un severissimo concorso nazionale – sotto le dinastie Quin (221 -206 a .C.) e Han  (206 a .C.-220 d.C.) cioé  oltre duemila anni fa. La storia non passa  senza lasciare tracce sul D.N.A. dei popoli!

“Last but not least”  il popolo cinese, come é noto e dimostrato dalla diaspora, é per natura particolarmente laborioso e portato per le attività commerciali. Una volta aboliti da Deng Xiao Ping i vincoli posti dal sistema pianificato instaurato da Mao tali doti, corroborate dai principi confuciani, hanno potuto esprimersi al meglio. Secondo la Napoleoni, per contro, le ragioni principali dell’eccezionale sviluppo dell’economia cinese risiedono nell’aver creato, interpretando correttamente il pensiero marxiano, un modello nuovo, moderno improntato al più severo pragmatismo. Il capitalismo cinese dei nostri giorni usa cioé tutto quel che funziona (dall’impresa privata  al controllo dei capitali) ed é quindi – a suo parere – più flessibile ed attuale di quello occidentale. Il modello cinese sa adattare l’economia ai cambiamenti epocali e repentini quali il processo di globalizzazione. Tale  flessibilità aiuta la  Cina a diventare la  superpotenza del c.d. villaggio globale e a ridefinire i parametri della modernità.

Nel volume si cerca, come sopra accennato, di ripercorrere le varie tappe di questa straordinaria e rapida ascesa ma anche di  descrivere, in parallelo, quello che l’autrice chiama “l’altrettanto prodigioso tracollo che aspetta il nostro sistema se ci ostiniamo a celebrare un modello economico e politico ormai usurato”. La cura, però, esisterebbe, secondo la Napoleoni, e potrebbe funzionare, per la depressione sia economica che psicologica che affligge l’Occidente. E’ una  medicina cinese. Tutto sta a volerla adattare adattare alla fisiologia delle nostre democrazie.  Questa parte dello studio della Napoleoni é, secondo l’estensore di queste note, la meno covincente. In primo luogo l’autrice formula un lungo atto d’accusa verso l’Occidente segnatamente gli Stati Uniti (politica estera, corruzione, finanza  etc) e, parallelamente, una difesa della Cina esaltandone i progressi anche in campi dove la realtà si presenta  ben diversa (ad es. diritti umani, tutela degli imputati, delle minoranze, corruzione etc.). Non si comprende, infine, molto bene quale sia esattamente la “medicina”: un sistema dove il capitalismo conviva con una società senza classi e i cui reggitori sarebbero espressione di un solo partito eletto dai membri delle varie componenti della società?

Forse questo sistema può andare bene (e fino a quando?) per un paese di 1,3 miliardi di abitanti che attraversa una fase di assestamento dopo secoli in cui gran parte della popolazione aveva un problema primario drammatico – sfamarsi – e per la quale la democrazia era un “accessorio” per ricchi. Come dicevano i Romani: “primum edere deinde philosophare” (= Occorre prima nutrirsi poi si può filosofare) !

2 comments for “Recensione: “Maonomics”, di Loretta Napoleoni

  1. 26 luglio 2014 at 01:02

    Giuliano Mignini is an evil man, Italy is a Mussolini run Fascist country, the Fascism under Mussolini has never died in Italy.Slovenia which use to be Communist and hpenpas to border Italy would never have tolerated the garbage that goes on in the Italian legal system, heck the Slovenian legal system is even stricter than the American legal system in regard to criminal convictions, heck if I had to choose between visiting Italy which is still Fascist or Slovenia which use to be Communist but is now a free society, I will pick Slovenia over Italy any day.And to think 10 years ago I would have preferred Italy over France when it came to if I am ever able to afford to go to Europe but I’d rather go to France than go to Italy, I can guarantee that right now.I san burn or rip the Italian flag in support of Amanda Knox, I know she is innocent and I know she is not going back to Italy for trial no matter how much the Italian legal system tries to screw her over, I am sending my Congressman and my Senators letters demanding either a cut off of trade with Italy or trade sanctions against Italy, I also demand prosecution of Giuliano Mignini in U.S. Federal courts for harassment of Amanda Knox and her parents (ok prosecuting that knucklehead prosecutor in U.S. Federal court is probably not likely to happen but hey maybe this might get the attention of U.S. Congress and Senate).

  2. 6 luglio 2014 at 06:28

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