Alcune brevi riflessioni sul dopo la fiducia al governo

La settimana scorsa , ancora una volta, Berlusconi ha vinto, con ampio margine al Senato e di strettissima misura alla Camera dei Deputati..  Dato per “bollito” e “finito”, solo alcune settimane fa, da molti commentatori politici, ancora una volta Berlusconi ha stupito un po’ tutti. Perché ? A mio avviso è facile rispondere : perché non c’è oggi un’alternativa seria e credibile.

L’alternativa non può essere un’ armata brancaleone che va da Di Pietro, Vendola a Fini, o il PD di Bersani alleato con Casini e Fini (non ci sono neanche i numeri) o un governo tecnico di transizione.

L’elettore italiano medio non è poi stupido : può non essere d’accordo con il governo o essere fortemente critico su certe carenze di iniziativa politica e di riforme , su promesse non mantenute, (quella della “rivoluzione liberale” tanto declamata agli inizi), ma vuole stabilità, governabilità , vuole conoscere che tipo di alternativa esiste,  che tipo di programma alternativo l’attuale opposizione propone.

Per questo motivo Berlusconi si può sconfiggere solo se c’è un’alternativa credibile oppure sperare in un intervento della magistratura. A questo punto mi viene il sospetto che , dopo il fallimento della spallata al governo,  qualcuno speri, in cuor suo, (Fini ??) che la Consulta, a metà gennaio, bocci la legge del legittimo impedimento.

Detto questo comunque dalla vicenda della settimana scorsa chi ne esce sconfitto è Fini e il suo gruppo Futuro e Libertà. E’ rimasto inspiegabile il fatto di aver votato la fiducia al governo a fine settembre e poi aver presentato una mozione di sfiducia a novembre. Nel frattempo cosa è successo? Nulla.. L’intervista di Fini al talk show con la giornalista Annunziata di domenica 12 dicembre e l’intervento becero di Bocchino alla Camera erano impregnati di rancore, di personalismi, senza una idea programmatica diversa, ma solo argomenti tesi a far fuori Berlusconi. Questo comportamento è stato un autentico autogol. Non per niente alcuni deputati finiani (i più moderati) si sono staccati all’ultimo minuto. Lo stesso discorso di Viespoli , capogruppo di Fli al Senato, è stato diverso e molto più accettabile. Infatti il gruppo Fli si è astenuto.

Ora c’è il fatto nuovo : la nascita del Terzo Polo (Casini, Fini, Rutelli, Lombardo e altri ). A mio avviso questo cosiddetto terzo Polo è una specie di trincea di difesa. , piena di contraddizioni. Ad es. alcuni sono bipolaristi e presidenzialisti (Fini), altri favorevoli alla proporzionale (Casini); alcuni sono anti-ribaltone e mai con la sinistra (Fini), altri , mai con Berlusconi in questa legislatura (Rutelli); alcuni sono a favore dell’assistenzialismo e della spesa pubblica (Lombardo), altri per maggiori privatizzazioni e liberalizzazioni (Della Vedova); alcuni sono integralisti clericali (Binetti, Carrà), altri laici (Fini).

Lo stesso Prof.Alessandro Campi, consigliere politico di Fini e direttore della rivista “Fare Futuro”, ha commentato la nascita di questo terzo polo con molte riserve e perplessità : Non c’è una leadership; non c’è un programma, né un disegno complessivo; non si doveva chiedere le dimissioni di Berlusconi.

Da questo nuovo Polo chi ci guadagna è Casini : non ha usato i toni estremistici e barricadieri (alla Di Pietro) come Fini e Bocchino durante il dibattito parlamentare sulla fiducia al governo.

Il suo comportamento, sia come terza carica dello Stato, sia come leader dell’Udc, è stato sempre corretto, e leale verso gli alleati.

Nei giorni successivi l’Udc ha approvato i decreti sulla sicurezza e sui rifiuti, ha abbassato i toni dello scontro politico presentandosi come forza di opposizione seria e responsabile. Ora Casini appare già come il leader di questo nuovo raggruppamento.

Certamente come liberali, pur riconoscendo certi positivi risultati del governo attuale per merito di alcuni eccellenti ministri (Tremonti, Maroni, Gelmini, Brunetta)  non possiamo considerarci  soddisfatti soprattutto per la mancata rivoluzione liberale tante volte declamata. (diminuzione della pressione fiscale, privatizzazioni e liberalizzazioni, riduzione della spesa pubblica, più mercato e concorrenza, ecc.). Dall’altro lato però abbiamo una opposizione politica, sindacale, sociale, inconcludente, che solidarizza con i movimenti violenti di piazza, che difende l’esistente legittimando il non-cambiamento (ad es. proteste contro l’Alta Velocità; rivolte contro una nuova organizzazione del lavoro a Pomigliano o Mirafiori,  rivolte contro le discariche, contro la riforma dell’Università della Gelmini, ecc.).

Come ha scritto Irene Tinagli , ex-consulente dello stesso PD,  su “La Stampa” :

“Questo è il paradosso italiano che fa paura: un governo che già ha fatto poco per modernizzare il paese, incalzato però da una serie di forze ancora più conservatrici. Un paese terrorizzato dal cambiamento, incapace ormai di guardare oltre la siepe del proprio giardino”.

1 comment for “Alcune brevi riflessioni sul dopo la fiducia al governo

  1. Luigi
    30 dicembre 2010 at 17:10

    Caro Pierangelo, sono pienamente d’accordo.Cosa fare? Buon anno comunque.

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