Noi siamo centrodestra: dopo falchi e colombe, sia il tempo delle aquile

(articolo pubblicato su www.libertiamo.it)

Tramontata ormai da tempo la speranza che il Cavaliere possa essere, se non l’artefice della tanto evocata “rivoluzione liberale”, quantomeno il padre costituente di un grande partito liberale e moderato di taglio europeo, il voto di fiducia parlamentare di oggi 14 dicembre 2010 archivierà definitivamente l’identificazione del “centrodestra” con la leadership di Silvio Berlusconi. Qualunque sia l’esito del voto, da mercoledì ci saranno due centrodestra, ognuno dei quali cercherà una propria “legittimazione” culturale, politica e sociale.

Che il 15 dicembre sia o meno in sella, Berlusconi avrà la forza politica di innescare un clima di costante eccitazione pre-elettorale, congeniale alle sue caratteristiche comunicative e in fondo favorevole ai desiderata della Lega. Giocare sul quel piano, per un movimento politico che ha l’ambizione di rifondare oltre Berlusconi il centrodestra, rischia di essere una strategia miope. Lasciarsi trascinare nel fango può essere galvanizzante, ma ha un esito scontato: ci si sporca.

E allora, come affronterà Futuro e Libertà la nuova fase? Quali proposte concrete presenterà all’opinione pubblica, quali soluzioni prospetterà ad un elettorato stanco, distante dai palazzi della politica e impaurito dal declino economico del paese? Per la formazione guidata da Gianfranco Fini, la difficoltà di queste domande non può essere una ragione per eluderle, consolandosi magari con gli effimeri successi della guerrilla parlamentare cui verrà costretto un governo supportato da una maggioranza risicata. Ciò vale anche nel caso oggi fosse decretata la sfiducia al governo: una forza politica è credibile se sa comunicare sé stessa e la propria visione. E allora, come si lancia questa “OPA sul centrodestra”?

1. Berlusconi delendus est? Ormai sì, purtroppo. Non è accettabile in un paese dell’Occidente avanzato il controllo sfacciato di primari vettori dell’informazione, con l’occupazione manu militari della Rai e l’uso disinvolto dei media di famiglia. Non è sostenibile per l’Italia e la sua libertà adottare una politica estera all’insegna dell’ambiguità diplomatica e della sistematica legittimazione di governi dispotici. E se spetta alla magistratura accertare gli eventuali reati sottesi ai poco trasparenti rapporti tra Berlusconi e Gazprom, è ormai evidente quanto la scarsa credibilità personale del leader del PdL sul piano internazionale danneggi seriamente il Paese: la stessa maggioranza politica che sostiene il premier dovrebbe seriamente riflettere sull’ipotesi di un suo avvicendamento. Ancora, a nessuno può sfuggire – amaramente – come ormai lo “schermo giudiziario” per le alte cariche dello Stato non sia per Berlusconi un mezzo per un fine alto (il governo del Paese), ma il fine in sé. Su Berlusconi, ha avuto ragione Montanelli: il Cav., che poteva smentirlo, non l’ha fatto.

2. FLI marchi la sua differenza programmatica dal centrosinistra. E’ nato prima il berlusconismo o l’anti-berlusconismo? Il secondo, con ogni probabilità, anche se Berlusconi ha messo in atto la peggiore delle profezie autoavverantesi. Un moderno centrodestra liberale ha il compito di restituire alla politica italiana un bene prezioso: il senso delle istituzioni, il rispetto per l’avversario, la ricerca del dialogo tra le parti per il superamento della vetusta Costituzione della Prima Repubblica. Berlusconi, Bossi e compagnia proveranno a “raccontare” la subalternità di FLI alla sinistra, cui il partito di Fini chiederebbe quella legittimazione che PdL e Lega avrebbero ricevuto dal voto popolare. Se è capace, FLI contrasti questa vulgata con proposte politiche degne dell’area politica liberale che ambisce a rappresentare: l’opposizione a Sacconi e al suo immobilismo in materia di lavoro e relazioni industriali, per fare un esempio, la si deve esercitare al fianco di Marchionne, non della Fiom di Pomigliano; in materia di pensioni, un centrodestra moderno chiede l’innalzamento delle soglie previdenziali per finanziare il welfare dei giovani e dei disoccupati, senza subire il fascino della piazza; le derive corporative e anticoncorrenziali vanno denunciate con linguaggio riformatore (ci si opponga alla scandalosa controriforma forense) e con fiducia nel mercato; al federalismo da “spartizione del bottino” va opposto un disegno autenticamente competitivo e responsabilizzante, evitando ogni tentazione “meridionalista”; sul fronte delle tasse e del peso dello Stato nell’economia, s’incalzi Tremonti con il berlusconianissimo “meno tasse per tutti”, senza remore; sulla giustizia, si tenga ferma la barra del garantismo, senza trasformare le critiche alla impunità per i potenti in uno stantìo giustizialismo dipietrista, ma invocando a gran voce una riforma radicale; la “bonifica” della Rai ha una sola possibile formula, la privatizzazione della tv di Stato.

3. Se elezioni saranno, FLI vada sola o solo con chi accetta la sua centralità e Gianfranco Fini come candidato premier. Se ci sarà il voto anticipato, FLI annunci la sua vocazione da movimento politico che vive questa malandata Seconda Repubblica con l’ambizione di fondare la Terza. O FLI si sente ed è “centrodestra” o si condanna all’irrilevanza. Andrebbero evitate le ammucchiate centriste purché siano, al solo scopo di superare le soglie di sbarramento. Le alleanze, vigente l’attuale legge elettorale, dovrebbero essere accettate solo ad una condizione: che si riconosca a FLI il ruolo di perno politico e a Fini il ruolo di candidato premier. Il presidente della Camera è oggi l’unico in grado di contendere a Berlusconi la leadership del centrodestra. Finché parliamo di “centrodestra”, secundum non datur.

4. Se Berlusconi delendus, FLI aedificandum. Futuro e Libertà ha oggi un leader naturale, ma Fini abbia sempre in mente che la normalizzazione del sistema politico italiano avverrà quando avremo partiti capaci di sopravvivere ai loro leader, di permettere al loro interno il ricambio generazionale, di assorbire e valorizzare inclusivamente la competizione di idee e di personalità.

Gianfranco Fini e tutti gli esponenti di FLI avvertano il senso della sfida: finita la fase dei falchi e delle colombe, sia il tempo delle aquile, che guardano lontano.

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2 comments for “Noi siamo centrodestra: dopo falchi e colombe, sia il tempo delle aquile

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