Aridatece i partiti

Un vecchio liberale, ormai scomparso, era solito narrare, fino alla recidiva, il seguente aneddoto, tratto da non so quale autore latino, o forse del tutto inventato, che trovo pertinente ai nostri giorni: “Alla notizia della morte di Nerone, il popolo tutto scese, tumultuante, a festeggiare nelle vie. Solo una vecchina assisteva silenziosa ed appartata al rumoroso gaudio generale. «Ma come», le chiese un giovanotto, «non esulti per la scomparsa del tiranno?». La vecchia lo guardò, e rispose: «Prima di festeggiare, bello mio, voglio sapere chi viene dopo»”.

Così è a mio parere per Berlusconi. Che il suo governo avrebbe dovuto e potuto fare di più, è certo; che la sua leadership abbia preso una direzione contorta, cupa  e difensiva, quando ai tempi migliori era chiara, incalzante ed estroversa, mi sembra indubitabile. Ma che il mercato della politica, in Italia, possa offrire oggi di meglio, ne dubito, come dubito in verità che egli cadrà a breve: per far fuori un vecchio leone, per quanto ammaccato, non bastano quattro cojote che gli mordono le caviglie e scappano.

Non si coglie a mio parere il punto centrale della situazione politica italiana, che è la scomparsa dei partiti tradizionali dalla vita sociale ed istituzionale del Paese.

E’ già stato notato come il partito più “vecchio”, tra quelli presenti in Parlamento, sia oggi la Lega; ma non è questione di anzianità, è questione di ruolo. In tutto il mondo, la classe politica, gli uomini, le idee ed i progetti, vengono prodotti, selezionati, formati dai partiti; il rapporto con la società civile avviene tramite i partiti e la pluralità di associazioni che a loro fanno riferimento. Non per nulla oggi la Lega è, di fatto, l’unico partito che ha un legame non conflittuale con il proprio elettorato, ed ha un programma elettorale – il federalismo – magari discutibile ma certo riconoscibile, ed è anche l’unico partito che ha prodotto una classe dirigente nuova, sicuramente non impeccabile ma altrettanto sicuramente migliore di quella espressa, a livello locale, dai suoi competitori.

Il post-Berlusconi, che se non di mesi è inevitabilmente questione di 2-3 anni, nascerebbe infausto se si limitasse ad una scelta tra piccoli leaders privi, quasi tutti, di una certa visione politica. I partiti sono, e sono stati, tutto meno che innocenti vittime del sistema: eppure svolgono un ruolo insostituibile come soggetti intermedi tra le istituzioni ed i cittadini. E’ stato penoso vedere che, alle primarie per il candidato PD di Milano, hanno votato non solo in pochi, ma quei pochi, visti in TV, quasi tutti anziani o extracomunitari. E’ penoso vedere la non-esistenza del PDL nelle realtà locali, con la eccezione dell’altro mezzo-partito sopravvissuto a Tangentopoli, AN.

Non c’è paese in Europa, e nel mondo libero, nel quale una nuova leadership, ed una nuova proposta programmatica, non sia nata all’interno di partiti fortemente radicati: è successo con Blair e poi con Cameron, con Schroeder e poi la Merkel, con Aznar e poi Zapatero, persino con Sarkozy, che con le ossa rotte sta tornando ad una leadership politica omogenea dopo l’inconcludente eclettismo di questi primi anni. Come può l’ Italia fare altrimenti, e che fare, dunque ?

Perché il PdL possa tramutarsi in partito, il Cavaliere deve prepararsi a lasciarne, in due o tre anni, il comando, tramutandolo non in un partito liberale di massa, che non è e non sarà mai, con una nuova leadership carismatica, ma nella casa dei moderati italiani nelle loro diverse articolazioni, cioè in una federazione di Partiti in benevola competizione tra loro, sul territorio, per conquistare il consenso degli italiani, ma uniti in un  patto di ferro di collaborazione elettorale e governativa. I liberali, i cattolici, i socialisti democratici, riaprano sezioni e statuti, con modalità non scopiazzate dal passato ma adatte ai tempi che corrono. Qualcosa, su un terreno si spera più di confronto politico che di raccolta clientelare, di non troppo lontano dalla migliore DC, o dal pentapartito guidato da Craxi.

L’alternativa, se l’offerta politica sarà quella attuale, senza il fascino catalizzatore, positivo o negativo, esercitato dal Dottore, sarà di un distacco sempre più insanabile tra i cittadini ed i loro rappresentanti, e di uno Stato sempre più incontrollabile e nemico: una prospettiva inquietante per tutti, insopportabile per noi liberali.

2 comments for “Aridatece i partiti

  1. Maurizio
    26 dicembre 2010 at 16:25

    Caro Titta,

    sempre magistrale nelle tue analisi e commenti.
    Una prima domanda: pensi sia possibile un “qualcosa” non troppo lontano dalla migliore DC o dal pentapartito di Craxi, ma non clientelare?
    Sarebbe un sogno un grande polo liberale, democratico e capace di attrarre anche i cattolici e altre aree moderate.
    Bella l’idea che sia anche un polo di composta litigiosità interna (ricordi che la DC era assai litigiosa all’interno – ma almeno compatta all’esterno), ma capace di governare e di recepire le istanze del popolo italiano.
    Ma con quale leader? Non se ne vede nemmeno l’ombra. Nemmeno lontana.
    Il problema più grande è quello messo in evidenza proprio da te all’inizio: si vedono solo cojote…
    Con stima,
    Maurizio Cavallari

  2. Rodolfo Guarnieri
    17 dicembre 2010 at 12:12

    Caro Titta, un articolo veramente impeccabile per equilibrio e visione politica. Sarebbe ora che i molti che si dichiarano “liberali” abbandonassero le posizioni apparentemente antitetiche di coyotes o laudatores e riprendessero a fare ginnastica di idee e proposte politiche.
    Rodolfo Guarnieri (tessera PLI dal 1975)

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