Afganistan: come finirà?

All’osservatore non disattento appare evidente come l’Afganistan rappresenti, assieme all’Iraq, al Pakistan e, in misura minore, al Libano, uno degli scacchieri dove l’Occidente si trova a dover fronteggiare l’espansionismo integralista islamico.

In Iraq la pacificazione non è del tutto avvenuta e la minoranza cristiana è sotto assedio e rischia di scomparire. Difficile è anche la situazione del Libano dove Sciiti, Sunniti e Cristiani (in calo) convivono con enormi difficoltà grazie alla presenza di truppe dell’O.N.U.

In Pakistan l’influenza degli integralisti è sempre forte (ne fa, tra gli altri, le spese la minoranza cristiana) ed il Governo  non vuole o non è in grado di  far venir meno il sostegno e la base logistica che vengono forniti nelle aree c.d. tribali ai Talebani e ad Al Qaeda.

In questi tre paesi la partita è dunque dagli esiti ancora molto incerti.

E’, per contro, probabile, purtroppo, che la guerra afgana, iniziata nel 2001 dopo gli attentati alle Torri Gemelle in seguito al rifiuto all’O.N.U. del Governo Talebano di consegnare Bin Laden cui seguì la distruzione delle statue di Buddha nella valle del Bamyan, sia perduta.

Il paese (superficie: 652.225 Kmq.  cioè il doppio  di quella dell’Italia; abitanti: 25 milioni c.a. ), molto importante per la sua posizione strategica, è prevalentemente montagnoso e si presta, perciò, alle azioni di guerriglia,guerriglia che può contare, come detto, sul sostegno di tribù delle regioni di frontiera pakistane.  Il compito dei guerriglieri  viene agevolato anche  dall’ arretratezza culturale ed economica della popolazione e dalla diffusa  corruzione delle autorità locali. Per vincere la coalizione occidentale dovrebbe esercitare uno sforzo bellico  notevole e soprattutto di non  breve momento.

Attualmente la coalizione internazionale (International Security Assistannce Force-I.S.A.F.) presente in Afganistan dispone di circa 150.000 uomini (essendo i dati  riservati si tratta di stime elaborate  da “Il Sole-24Ore” su informazioni I.S.A.F.  ed “Enduring Freedom”) di cui  90.000 circa statunitensi, 9.500  c.a. britannici, 4.388 c.a. tedeschi, 4.213  c.a. italiani  etc.

Secondo  gli esperti sarebbe necessario un numero superiore  di  militari  della coalizione dato che l’esercito afgano (100.000 uomini c.a.) non  da  ancora molto affidamento sotto il profilo dell’efficienza  e dello spirito combattivo.

La crisi economica, non ancora superata, grava, però, sulle finanze pubbliche dei principali paesi dell’I.S.A.F. rendendo difficile il prolungamento ed un aumento  in volume dell’attuale sforzo finanziario per il sostegno delle  truppe  in Afganistan.

Il principale  membro  dell’I.S.A.F. , gli Stati Uniti, ad es., registra  un  debito pubblico in essere  a novembre crt.a.  di 13,803 miliardi di dollari  pari a circa il 95% del P.I.L.  Si prevede  che nel 2011 risulterà pari al 100%  del P.I.L.   ( Nella zona E.U.R. è complessivamente inferiore ma  pur sempre pari all’84% del P.I.L.)

Su ogni cittadino statunitense grava quindi, in teoria, un debito di ben 44.595 dollari.

Per il 2010 si prevede che il disavanzo pubblico nord-americano  si aggiri sui 1,7 miliardi di dollari.

Oltre ai gravissimi problemi di bilancio un ostacolo alla continuazione dell’intervento militare può essere rappresentato dal rischio che il c.d. fronte interno americano (opinione pubblica e  forze politiche ) esercitino forti  pressioni sul Presidente Obama affinché ritiri le truppe entro il 2013.

Militano a favore  di un’acquiescenza di Obama  a tali eventuali richieste  la circostanza che nel 2014 avranno luogo le elezioni presidenziali ed Obama quasi certamente sarà in lizza per un secondo mandato. Sarà quindi propenso, stanti i risultati molto deludenti  per lui delle  elezioni di mezzo-termine, di recuperare consensi.

Gli esiti del Vertice N.A.T.O. di Lisbona appena concluso hanno, d’altronde, offerto le prime avvisaglie di un molto  probabile e sollecito disimpegno occidentale dall’Afganistan.

E’ stato, infatti, deciso che dal 2011 al 2014 si opererà una graduale riduzione delle truppe anche se l’appoggio occidentale all’Afganistan dopo tale data non verrà meno. “Se le condizioni lo consentiranno”  i contingenti residui in loco si trasformeranno da unità combattenti in “ istruttori” dell’esercito afgano. E’ una formulazione ambigua che  lascia spazio a ripensamenti. Il premier del Regno Unito, Cameron è stato, però, esplicito a tale proposito: dal 2015 non vi saranno piu’ truppe “combattenti” inglesi sul suolo afgano.

Per i Talebani ed i seguaci di Al Qaeda le decisione di Lisbona suonano quasi come un annunzio di vittoria e lo hanno già detto. Ora che conoscono la data dell’exit sarà loro sufficiente resistere solo tre anni  e la partita  si volgerà a loro favore. Hanno resistito ben nove anni  all’occupazione dei Sovietici e li hanno, alla fine, scacciati!

L’eventuale perdita dell’Afganistan alla democrazia avrebbe, a nostro parere, conseguenze di una gravità eccezionale sugli equilibri dell’area (in primis sul Pakistan, ma anche sull’Iraq) ed anche sull’Europa. La vittoria degli integralisti convincerebbe poi le masse mussulmane, ivi comprese quelle in Africa a Sud del Sahara, della forza degli integralisti segnatamente di Al Quaeda. E questo non potrà che condizionare i Governi di quei paesi e frenarne l’azione per uno sviluppo democratico. Non ci si deve infine scordare che in Europa vivono circa 20 milioni di mussulmani i quali se si perdesse la guerra in Afganistan potrebbero essere resi piu’ sensibili all’influenza dell’integralismo con  tutti i rischi che ciò comporterebbe ( ad es.freno all’integrazione, richieste d’introdurre la sharia e –non da escludere- attentati).

I Romani dicevano  saggiamente: “Si vis pacem  para bellum” (= se vuoi la pace  prepara la guerra ) nel senso che per trattare  con un avversario onde perseguire un obiettivo di  pace occorre che il tuo interlocutore sappia che tu  sei pronto anche a muovergli guerra. Se, invece, comprende che tu non hai questa ferma volontà  resisterà e, se potrà logorati, alla fine ti vincerà!

Ci auguriamo, sinceramente, di essere stati troppo pessimisti… ma il dubbio di essere, ahinoi, nel vero è  molto forte!

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