Ritratti liberali: Richard Nixon ed Henry Kissinger

Liberista, si sa, Nixon lo fu ben poco: sotto di lui, la “Great Society” di Kennedy e Johnson crebbe ancora, invece di ridursi, ed arrivò persino, per il nostro raccapriccio, a mettere sotto controllo pubblico molti prezzi. Addirittura, anticipando Obama si illuse di dare l’assistenza sanitaria a tutti gli americani.

Il suo moderato liberismo non veniva da studi profondi o afflati ideali: era pragmatico, come tutto in lui, germogliato dalla sua esperienza militare nell’ economato della Difesa, con tutti i suoi mostruosi sprechi:“Government is no good in solving problems. Even if the intentions are good, they are frustrated by the mediocrity of its servants. It was then, that I realized the superiority of private initiave versus Government action”. E poi, altro che “limited government”:  Montesquieu e Jefferson non sarebbero stati entusiasti del modo in cui interpretava lo Stato di diritto, la limitazione dei poteri dell’Esecutivo. La sua famosa massima “If the President does it, it means it’s not illegal” è esattamente l’opposto della sentenza con cui la “Glorious Revolution” condannò Carlo I Stuart alla decapitazione: “Signore, questa corte è convinta che la legge è superiore a voi, e che voi avreste dovuto regnare secondo i suoi precetti”.

Figlio di un uomo dai mille mestieri, contò solo sulla propria tenacia ed intelligenza per emergere. Non ci teneva a sembrare meglio di quello che era: per corteggiare la futura moglie Pat, tosta figlia di un minatore invalido ed attrice a tempo perso, accettò di recitare ne “la Bella e la Bestia, purchè nel ruolo, ovviamente, della Bestia.

Non era, apparentemente, un uomo di principi: “One vote is worth one hundred obscene slogans”; nonostante dicesse, curiosamente per un quacchero protestante, e comunque forse non a torto “I would have made a good Pope; la sua interpretazione del Vangelo era comunque vagamente inquietante: “Do to others what others would do to you”. Infine, non si può dire che sia stato proprio proprio scrupolosamente fedele all’impegno assunto il primo giorno dopo la sua elezione: “Let us begin by committing ourselves to the truth; to find the truth, to speak the truth, and to live the truth”. Epperò, perse le elezioni contro Kennedy (per 120.000 voti, il 49.71% contro il 49,55%!) non solo per la famosa “5 o’clock shadow”, la barba malrasa che nel primo dibattito televisivo lo fece sembrare  “uno di quei tipi le cui foto sono appese nei commissariati”, ma perché, per rispetto, sconsigliò al vecchio, ancora amatissimo Eisenhower, malato, di buttarsi nella campagna elettorale a suo sostegno. Lì, forse, imparò a non fare più sconti all’avversario.

Fu tuttavia, molto a modo suo, un martire del liberalismo, condannato ad un bizzarro destino. Per salvare la dignità compromessa della sua patria, e gli ideali di libertà che rappresentava, ebbe il coraggio di dichiarare persa una guerra contro il peggior nemico dell’ America e della libertà. Inventò, letteralmente, la maggioranza silenziosa: “If a vocal minority, however fervent in its cause, prevails over reason and the will of the  majority, this nation has no future as a free society. So tonight, to you, the great silent majority of my fellow Americans, I ask for your support. Because, let us understand: North Vietnam cannot defeat or humiliate the US, only americans can do that.”

Gli americani, si sa, in quel caso non furono all’altezza (gli europei non ci provarono neppure..). Guardando al futuro, grazie al suo saggio cinismo, sdoganò la Cina di Mao, la più sanguinaria dittatura, cifre alla mano, della storia dell’umanità, aprendo la strada della rinascita attuale. Buon Presidente tutto sommato, lucido benché paranoico, cinico come penava dovesse essere ogni vero capo, alla fine si arrese (“A men is not finished when is finished, he is finished when he quits”). Peccatore incallito, detto “Tricky Dicky”, ma in realtà un dilettante in confronto all’ angelico JFK, con la sua condanna dimostrò che in realtà davvero l’America era diversa, non tutto (ed anzi quasi poco) ai suoi potenti essendo alla fine concesso. Al di là dell’ Atlantico, pochi anni dopo, un Presidente Francese, e non certo il solo, si macchiava di delitti pubblici e privati ben peggiori, eppure oggi Nixon per la storia è un reietto, mentre Mitterrand, che promosse la sua amante Primo Ministro, ebbe e malamente crebbe una figlia segreta, collaborò coi nazisti durante la guerra, e vide la propria carriera salvata da omicidi misteriosi, è un Padre dell’ Europa. Questo ci basta per tributargli un modesto omaggio.

Henry Kissinger, invece, è il volto apollineo, ed a quanto sembra immortale, della filosofia politica cui Nixon fu la maschera tragica. All’epoca non si era così moralisti, o forse a lui, come all’ Andreotti dei (suoi) tempi migliori, tutto era concesso, anche rendere ”charmante” la “realpolitik”. “Covert action is not missionary work”; e ancora “I don’t see why we should allow a country become Marxist just because their people are irresponsible”: pronunciate da lui suonavano spiritose, le avesse dette Condoleeza Rice, sai che baccano.

Un Metternich apparentemente gigione, epicureo, educatamente immorale, eccellente e compiaciuto servitore del suo padrone, che non era Nixon ma quello che una volta, e non a torto, si chiamava il mondo libero. Forse si pensava scherzasse quando diceva “the illegal we do immediately, for the unconstitutional it takes a little longer”; certamente non mentiva affermando che “power is the ultimate aphrodysiac”. Inutile con lui parlar male dei politici, perchè è lui che ha sostenuto che “90% of the politicians give the other 10% a bad name”.

Come molti che si vantano di essere vanitosi, riusciva simpatico: “Next week there cannot be a world crisis: I’m all booked”, “the good thing in being famous is that when you bore people, they think it’s their fault”. Riuscì in molte missioni impossibili, non in quella di rendere il calcio potabile agli americani.

1 comment for “Ritratti liberali: Richard Nixon ed Henry Kissinger

  1. mauro della porta raffo
    18 novembre 2010 at 15:03

    Gran bell’articolo.
    Mauro

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *