Burgess Meredith o della denigrazione

Ottimo caratterista cinematografico hollywoodiano, Burgess Meredith va ricordato in particolare per tre differenti ruoli: in ‘Rocky’ è il manager di Sylvester Stallone, in ‘L’assoluzione’ è il vecchio, scorbutico monsignore che si scontra con il cardinale e finisce in pratica al confino, in ‘Tempesta su Washington’ è il testimone che dovrebbe incastrare il candidato segretario di Stato Henry Fonda e ne viene travolto nel controinterrogatorio.

E’ tale ultima (non certo in ordine di tempo, risalendo la pellicola al 1962) apparizione che, ai fini di questo intervento, prendo in considerazione.

Sommersi come siamo, ai nostri giorni ed oramai da anni ed anni, da telefilm americani di ambiente giudiziario nei quali è uso comune da parte sia dell’accusa che delle difese di attaccare imputato o testimoni su piani tutt’affatto diversi rispetto al tema in questione – tanto che, spesso se non sempre non conta la sostanza dovendoci, noi spettatori e le giurie, confrontare con l’apparenza o con fatti e circostanze che nulla hanno a che fare con la verità, almeno quella processuale – abbiamo adottato un consimile meccanismo usandolo, anche se non soprattutto e di nuovo come negli USA, in politica laddove pure non si guarda alle idee ma, se questo serve per opporvisi, alla moralità o meno della persona che le espone.

Nel predetto ‘Tempesta su Washington’ – e l’ho accennato – il candidato alla segreteria di Stato Henry Fonda, designato ovviamente dal presidente, affronta l’esame della commissione senatoriale che deve indicare all’alto consesso se approvare o meno la sua nomina.

Siamo in epoca appena post maccartista e contano, moltissimo, eventuali precedenti compromissioni di chiunque aspiri a pubblici incarichi (in specie, al ministero degli esteri) con il marxismo.

Nel corso del dibattito, ecco apparire un ex allievo dell’aspirante ministro che, dichiarandosi a propria volta un oramai antico e pentito comunista, lo addita pubblicamente come tale.

Nel susseguente controinterrogatorio, Fonda, trascurando assolutamente il tema di fondo, attacca Meredith su singoli particolari della prestata deposizione dimostrando che ha mentito, che so?, abbellendo il proprio passato e dimenticandone i più oscuri momenti, come, tra l’altro, la circostanza di essere stato a lungo in cura per problemi mentali.

Alla fine, sarà lo stesso teste a dire che non vale più la pena di ritornare ai fatti, “tanto, oramai, chi mi crederebbe?”.

E’ contro questo perverso meccanismo che ci si deve muovere: non è infatti la sostanza a dover sempre prevalere, non è forse la verità che dobbiamo cercare, anche se e quando il portatore di essa sia persona di per sé discutibile?

Nella pellicola, non fosse per la morte improvvisa del presidente e per la decisione del successore di soprassedere, un mentitore l’avrebbe avuta vinta nel mentre, comunque, un pover’uomo onesto e umile esce dall’agone moralmente rovinato

Iniquità contro la quale ci si deve battere in tutti i campi, giustizia e politica in primis!

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