Piccolo dizionario politicamente scorretto: la scuola

Tutti siamo affezionati alla scuola pubblica, quella elementare almeno, tutti noi se non altro che abbiamo frequentato quegli edifici umbertini, eleganti malconci e austeri, abitati da maestre che una volta, talora anche adesso, sapevano con amore trasmettere conoscenza e disciplina.

Quando vediamo foto antiche di paese, e sentiamo storie di contadini avviati ad un futuro diverso da insegnanti venuti da lontano, ci viene il dubbio che forse sia meglio così, che il pubblico non sia sempre nocivo, confortati in questo da esperienze di vita più tragiche che comiche nelle scuole private anglosassoni, frequenti oggetto di satira spietata, Evelyn Waugh e PG Wodehouse, benché conservatori, testimoni a carico.

Eppure, se guardiamo poi la piattezza estrema, l’apatia, la scomparsa dell’originalità e del genio nei volti dei nostri ragazzi, l’ uguale insapore pastone offerto dalla nostra pubblica istruzione, ci torna il dubbio che noi genitori, genitori normali né intellettuali né illuminati, dovremmo fare di più e potremmo fare di meglio nel preparare i nostri figli alla vita, sviluppare le differenti loro vocazioni, perché crescano più armonici nella diversità di ciascuno che confusi nel pubblico pentolone.

Una istruzione più libera e varia, che batta strade alternative, e si perfezioni con la selezione naturale del convincere alunni e famiglie che il mostruoso investimento di tempo, denaro ed energie che è rappresentato da tredici anni di istruzione, un mezzo ergastolo, non sia speso invano. Insegnamenti che, come ammoniscono i padri liberali, devono essere diversi non solo per non dare lo stesso concime a rose, erba matta e patate, ma anche per non trasmettere verità di regime e ricostruzioni del mondo tutte tristemente e politicamente corrette.

Tra i detrattori della educazione pubblica non c’era solo l’arrabbiato e lucido libertario H.L, Mencken The aim of public education is not to spread enlightenment at all, it is simply to reduce as many individuals as possible to the same safe level, to breed and train a standardized citizenry, to put down dissent and originality, ma anche l’illuminato W. Von Humboldt, il saggio Abraham Lincoln (che sottolinea il problema politico: The philosophy of the school room in one generation will be the philosophy of the government in the next), e persino un conservatore non troppo liberale, Benjamin Disraeli: Whenever is found a paternal government, there is found state education. The best way to ensure implicit obedience is to commence tyranny in the nursery. Uno studioso liberale, C. Lockhead, spiega invece con chiarezza il pericolo in termini di efficienza Public educators, like soviet farmers, lack any incentive to produce results, to innovate, to be efficient, to make the kinds of difficult changes that private firms operating in a competitive market must make to survive.

Spesso le critiche alla pubblica istruzione vanno in coppia con quelle al buonismo, nemico della libertà, applicato alla educazione dei bambini, e qui i liberali duri e puri hanno imprevisti compagni di viaggio, come John Ruskin con la sua poco mediterranea madre one evening, when I was in my nurse’s arms, I wanted to touch the tea urn, which was boiling merrily. My nurse would have taken me away, but my mother said “let him touch it”. So I touched it, and that was my first lesson in the meaning of liberty, e l’avventuroso DH Lawrence Men fight for liberty and win it with hard knocks. Their children, brought up easy, let it slip away again, poor fools. And their granchildren are once again slaves.

Ma alla fine, è soprattutto una questione di coscienza, di laicità dello Stato, come ricorda D. Newman: there are 3 things I don’t want my government choose for me: my doctor, my school, and my God. Anche perché la nazionalizzazione della istruzione porta alla atrofizzazione della “vera” educazione privata, quella dei genitori, su tutto il fronte, come acidamente detto dai ragazzi protagonisti del cartoon libertario “South Park”, che non a torto vede il controllo pubblico sui programmi tv come l’ultima frontiera dell’illiberalismo: if parents would spend less time worrying about what their kids watch on tv and more time worrying about what’s going on in their kid’s life….. Parents only get so offended by television because they rely on it as a babysitter and sole educator of their kids.

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