Quae nos dementia cepit?

Ricordando questo verso di Virgilio (Egloche II,v.69 ) – che, per l’esattezza, recita “Quae te dementia cepit?” (quale follia ti ha preso? ) – viene spontaneo il chiedersi: “Quale  vento di follia ci ha  preso?”.

Non vi è, infatti, altra spiegazione se non la demenza allo stato di confusione politica e sociale in cui sembra versare il nostro paese.

Stiamo alzando appena il capo da una crisi economica gravissima e, se vogliamo mantenere un ritmo di sviluppo accettabile, dobbiamo cercare di battere una concorrenza internazionale sempre più agguerrita. Abbiamo intere regioni dove, malgrado i lodevoli e fruttuosi sforzi del Ministro degli Interni, delle forze dell’ordine  e della Magistratura, la malavita non è stata ancora debellata ed impedisce un sano sviluppo economico  in circa la metà del territorio nazionale.

La corruzione, anche spicciola, sembra venir ormai considerata un fenomeno naturale ed inevitabile come la grandine. Anche uno dei pilastri della democrazia, l’ordine giudiziario, non offre sempre di sé un’immagine irreprensibile dato che spesso dà l’impressione di faziosità e, comunque, di comportamenti disinvolti che  rischiano di far venir meno nei cittadini la fiducia nella giustizia.

E’ indispensabile inoltre, se  si vuole che l’Italia continui a collocarsi nei primi posti dei paesi industrializzati, intraprendere un vasto programma di recupero dell’insegnamento e della ricerca che  sono stati rovinati dalla “mala gestio” quarantennale, frutto principalmente del mai abbastanza vituperabile ’68.

Altro male non estirpato, anche se in questi ultimi anni si sono registrati  notevoli successi, è l’enorme evasione fiscale che grava pesantemente sui conti  pubblici.

Un altro grave problema, cui l’opinione pubblica, forse, non presta sufficiente attenzione, è quello dell’immigrazione dai paesi islamici che rischia di creare focolai d’integralismo con le inevitabili, conseguenti tensioni sociali, le ripercussioni sul mantenimento dell’ordine pubblico e la probabilità della nascita di movimenti politici di tipo xenofobo non facilmente controllabili. Le avvisaglie, d’altronde, si sono avute in altri paesi europei dove hanno riscosso successo elettorale partiti nazionalisti (v.Olanda, Svezia).

Non esiste un’opposizione che sia in grado di fornire un contributo critico ma costruttivo all’azione del Governo. Il mastice ideologico che la tiene in vita  è, infatti, l’odio per l’on/le Berlusconi che all’origine di tutte le nequizie del Paese. Ci sembra un po’ poco!

L’elenco dei gravissimi problemi che il nostro paese deve affrontare potrebbe continuare!

In questa temperie ci si aspetterebbe che nella maggioranza parlamentare i suoi membri, pur in uno scambio di opinioni che è sempre fecondo, consci della responsabilità che è stata loro affidata dagli elettori, serrassero le fila per cercare di ben governare. Per contro un pugno di deputati e senatori, per  assecondare le impazienze e le suscettibilità del “Capo”, mette a repentaglio la stabilità del Governo innescando una crisi che con molta  probabilità sfocerà, prima o poi, nella fine della legislatura.  Se questa non è pura follia come la si vuole chiamare?

Il giudizio espresso dal Guicciardini cinque secoli  fa è  dunque sempre valido: “Gli Italiani pensano al loro particulare”. Ora, però, si deve “fare sistema” come avviene, ad es., in Germania altrimenti il nostro paese è destinato ad entrare in una spirale forse inarrestabile di decadenza.

Gli intellettuali, i gruppi economici ed i mezzi di comunicazione più moralmente impegnati dovrebbero unire le proprie forze per instillare nell’opinione pubblica la necessità di una riscossa che è soprattutto una presa di coscienza del pericolo ed una rivolta morale e quotidiana contro il malcostume in tutte le sue innumeri sfaccettature.

Ma forse questa è solo una pia  illusione !

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