Ritratti liberali: Margareth Thatcher & Winston Churchill

Nessun politico vivente è stato odiato quanto lei, prima ovviamente di Berlusconi. Una piccolo-borghese senza complessi di colpa, orgogliosa di interpretare l’incrocio più volgare che delicata anima di intellettuale progressista possa concepire: quello tra i bigotti, convenzionali valori vittoriani (Platitudes, yes there are platitudes. Platitudes are there because they are true) ed il liberismo “spietato” della scuola di Vienna e di Chicago: No one would know about the good samaritan, if he just had good intentions. He also had money.

“Attila”, dunque, per i suoi avversari, ma non basta: non “Attila the Hun”, ma Attila the hen, la gallina, nella definizione di un figlio gentiluomo di Sigmund Freud. Rispose senza scomporsi It maybe the cock that crows, but it’s the hen that lays the eggs. I suoi rivali, come il leader laburista Denis Healey, non le riconoscevano una personalità molto profonda: She has the one-dimensional subtlety of a comic strip, ed in effetti aveva una visione piuttosto in bianco e nero della realtà: I am in politics because of the conflict between good and evil, and in the end good will triumph; si spinse fino a dire, e fu malignamente interpretata, There is nothing like society. There are men and women, and there are families.

Accusata di avere creato una classe di nuovi ricchi, stimolando l’ingordigia a scapito della solidarietà, si infuriava: in realtà voleva una società giusta, molto più che una società ricca, ed era erede di Von Hayek ancor più che di Friedman: We want a society where people are free to make choices, to make mistakes, to be generous and compassionate. This is what we mean for a moral society; not a society where the state is responsible for everything, and nobody is responsible for the state. Dovette veramente rimettere in piedi la Gran Bretagna, ridarle un’anima: Economics is the method; the objective is to change the soul, ed in undici anni riuscì in una missione impossibile. Nessuno prima di lei (nel mondo, non solo in UK) aveva davvero pensato a privatizzare aziende pubbliche: lei privatizzò British Telecom, British Gas, British Airways, British Aerospace, Leyland, Rover, l’energia, l’acqua e molto altro ancora, e lo fece così bene che nessun laburista, da allora, ha mai pensato di fare marcia indietro.

Quando arrivò al potere, le assunzioni nelle aziende avvenivano per legge tramite il sindacato, l’iscrizione al quale era obbligatoria, sindacato che non poteva essere perseguito civilmente, la produttività della mano d’opera inglese era la più bassa d’Europa e gli scioperi i più alti del mondo industriale. Rivoltò tutto questo come un calzino, odiata e dileggiata da tutti i media progressisti: eppure, di nuovo, nessuna sua riforma fu smantellata nei tredici anni di successivi governi laburisti. Riuscì in tutto questo perché aveva, come Churchill, una enorme considerazione di sé  (As God once said, and I think rightly…), il desiderio di avere il potere per usarlo fino in fondo Being powerful is like being a lady. If you have to tell you are, you aren’t, nessuna paura dello scontro I always cheer up immensely if an attack is particularly wounding because, I think, if they attack me personally is because they have not a single political argument left; e molta diffidenza per la pacificazione I feel in the air the bad smell of appeasement.

Aveva una strana femminilità: se proprio non la si poteva definire una femminista I owe nothing to women’s lib, tuttavia era fiera del suo essere donna In politics, if you want anything said, ask a man; if you want anything done, ask a woman. Il suo atteggiamento verso l’ Europa fu considerato rozzo e provinciale: bloccava i summit europei finchè non riusciva ad ottenere il rimborso degli esagerati contributi pagati dalla Gran Bretagna (I want back my money!), ma in realtà conosceva la storia, l’economia e la filosofia degli europei molto meglio di molti suoi colleghi Europe will never be like America. Europe is a product of history, America is a product of philosophy.

Stimava Francesco Cossiga, un cultore della “Glorious Revolution”, mentre provava un vero ribrezzo per Giulio Andreotti, descritto nella sua autobiografia come uno che non vuole mai combattere, ma ama stare nascosto vicino alla battaglia per saccheggiare poi le spoglie dei caduti. Fu soprannominata “The Iron Lady”: un vero duro come Enoch Powell, icona della vecchia guardia tradizionalista, quando dichiarò guerra all’ Argentina per le Falkland disse in Parlamento ora, la Nazione intera e lei stessa scopriranno davvero di che metallo è fatta questa signora. A guerra finita, le mandò un biglietto: La sostanza analizzata è materiale ferroso della più alta qualità, di eccezionale resistenza all’usura ed alla tensione, e può vantaggiosamente essere usata per tutti gli scopi nazionali.

Fu sconfitta anche per aver sfibrato, con il suo carattere (I must admit that I am not a very good listener) il suo paese, il suo partito ed i suoi ministri. Sul suo rapporto con questi circolava il seguente, falso ma eloquente, aneddoto: al ristorante col suo governo, il cameriere le chiede “Meat or fish ?” “Meat, of course” “And for the vegetables ?”  “Meat for them, too”. Ma fu anche sconfitta per aver cercato di introdurre, con la iellatissima “poll tax”, un principio di federalismo fiscale in Gran Bretagna. Tocchiamo ferro.

Winston Churchill

Churchill era un duro vero, diciamo pure un vero figlio di buona donna, certo più grande come soldato e scrittore che come statista. Solo l’ avere tenuto in piedi l’ Inghilterra e l’ Europa nella nostra “ora più buia”, e sconfitto il nazismo, copre il retrogusto poco pulito delle sue zone d’ombra.

Che sia stato davvero un liberale, c’è da dubitarne, nonostante avesse iniziato la sua carriera proprio nel Partito Liberale, per trasferirsi tra i conservatori, forse solo per poter dire I prefer  to change my party not to change my ideas, that to change my ideas not to change my party, e che Any man who is under 30, and is not a liberal, has no heart, and any man who is over 30, and is not a conservative, has no brains. I bombardamenti da sterminio sulle città tedesche, il suo ambiguo comportamento a Yalta, con una sinistra ammirazione per Stalin, cui pagò un vergognoso tributo di sangue rispedendo al carnefice centinaia di migliaia di esuli cosacchi, il suo sostanziale disinteresse per il libero mercato (riteneva snobisticamente  irreversibili le nazionalizzazioni laburiste del dopoguerra) inquinano la sua limpidezza  di comandante in capo, e lo rendono assai più simile al corsaro Morgan o ad un monarca shakespiriano che ad un erede di Adam Smith.

Va riconosciuto che non fece nulla per nascondere il suo cinismo (History will be kind to me, for I intend to write it), e che in tempi difficili è bene avere capi di carattere, anche se di molto cattivo carattere, che non si curano di piacere troppo, nè di cercare il compromesso: A politician is to be judged by the animosity he excites among his opponents; An appeaser is someone who feeds a crocodile, hoping it will eat him last. Queste sue frasi non per nulla erano amate da Margaret Thatcher, che camminando tra le macerie dopo l’attentato dell’ IRA di cui fu vittima a Brighton, alla domanda “E ora ?” rispose citandolo: The maxim of british people is “business as usual”.

Se non ha lasciato molte frasi liberali (la più vera è anche la più famosa: It has been said that Democracy is the worst form of government, except all the others ), ne ha lasciate molte di imperiture, che hanno cambiato il lessico della politica: From Stettin to Trieste an iron curtain has descended across the continent; Russia is a riddle wrapped in a mistery inside an enigma, but pheraps there is a a key. That key is Russian national interest; I have nothing to offer but blood, toil, tears and sweat; Never was so much owed by so many to so few (riferito ai piloti inglesi morti nella battaglia d’Inghilterra) When the eagles are silent, the parrots begin to jabber, e potremmo continuare.

Era un aristocratico conservatore d’altra epoca, un premoderno che si era fatto le ossa nella spietata guerra contro la tribù boera, un raffinato capoclan che non aveva fiducia in nulla se non in se stesso, spesso nemmeno nelle tradizioni (Don’t talk to me about naval tradition. It’s nothing but rum, sodomy and the lash), e meno che mai nell’uomo della strada: The power of man has grown in every sphere, except over himself; The best argument against democracy is a five minute conversation with the average voter. Preferiva probabilmente l’odore della battaglia a quello della democrazia, forse è per questo (o forse per dargli il tempo di scrivere le sue formidabili memorie) che gli inglesi, a guerra finita, lo hanno rimandato a casa.

1 comment for “Ritratti liberali: Margareth Thatcher & Winston Churchill

  1. Soligo Liana
    12 ottobre 2010 at 09:30

    Mi ha fatto venir voglia di leggere l’autobiografia della Thatcher.
    Leggerò attentamente anche la parte relativa a Churchil. Churchill ha sempre esercitato un certo fascino su di me per la determinazione e
    l’ironia che mi sembra lo caratterizzino. Spero di non cambiare idea!

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