La Moratti come l’Inter?

La morte drammatica di Riccardo Sarfatti, illustre esponente della sinistra milanese, colora di tristezza un inizio di campagna elettorale altrimenti piuttosto grottesco. Secondo un copione già noto, infatti, la “Tafazzi  syndrome “, che colpisce spesso il centrodestra durante il periodo di governo, passa al centrosinistra appena si presenta l’occasione di poter vincere una elezione.

L’elettorato, che aveva assistito sbigottito alle pratiche sado-maso di Comune e Regione in merito alla vicenda Expo, culminate con il tardivo calcio nel sedere al pessimo Stanca e con la inquietante questione della acquisizione dei terreni Cabassi, osserva ora incuriosito la serie di autogol che sta inanellando la sinistra milanese nella scelta dell’avversario (o forse già solo “sparring partner” ?) del Sindaco Moratti.

Si comincia con l’autocandidatura della classica figura di Onesto Perdente, al secolo Giuliano Pisapia,  garbato comunista  altoborghese di taglio ottocentesco, in ritardo perfino su Fidel Castro, cui i milanesi, gente pratica, non affiderebbero nemmeno il lavaggio della propria auto, figuriamoci le chiavi della città.

Si passa poi alla scelta ufficiale del PD, compiuta in modo che più opaco non si può, e caduta su un “candidato della società civile” (risate in sala) che riesce a non piacere a nessuno nel centrodestra, che mai voterà un architetto miliardario che veste stazzonato, pure ex picchiatore maoista, pur dispiacendo a molti nel centrosinistra in quanto palazzinaro amico di Ligresti e persino al soldo del Caimano.

Il terzo atto riguarda la candidatura di Valerio Onida, espressa da “Milano Riparte”, club giacobino di menti sofisticate come Rosellina Archinto, Umberto Eco e Saverio Borrelli, detto anche “Il gruppo dei 92”, non tanto perchè in 92 sono, ma perchè 92 anni è l’età media. Onida, 74 anni, è il capo del Movimento Giovanile del Gruppo, convinto ancora che la priorità per Milano sia liberare la città dall’occupazione tedesca.

Un bel trio di candidati, e considerando che nessuno di essi è espressione ufficiale del PD, c’è da porsi qualche domanda sulla qualità della classe dirigente del medesimo, soprattutto considerando che l’alternativa ai tre kamikaze di cui sopra pare essere il solito Penati, il Bartali della politica italiana, che dopo aver perso in Provincia e Regione giustamente vuole fare tris.

Chi come il sottoscritto per lealtà al PdL, chi per rassegnato pragmatismo, i milanesi si apprestano dunque a votare di nuovo un sindaco Moratti, destinata come l’Inter a vincere per assenza di rivali, o forse a sperare in un terzo incomodo, in uno scontro tra esponenti della società civile prestati alla politica, che fa un po’ rimpiangere i tempi in cui la politica contava davvero.

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