Fini a Mirabello, più reazionario che riformista

Le parti più convincenti del discorso del presidente della Camera sono state quelle in cui ha criticato la mancanza di dialettica interna nel PDL e la sua parabola quasi “nordcoreana”, le mancate riforme (ma al governo negli ultimi 15 anni c’era anche lui) e la forte riproposizione di un tema da sempre caro alla destra come la legalità, parlando contro le leggi ad personam e a favore di un processo breve che non sia retroattivo.

La parte più apprezzabile e forse anche tra le più sentite, è parsa quella sulla condizione giovanile, evitando di minimizzare il problema della disoccupazione ed auspicando una sorta di trade off tra flessibilità e salari più alti, una bella differenza dal “si sposi uno ricco” di berlusconiana memoria…

Dal forte sapore corporativo invece gli attacchi ai tagli alla scuola, dove l’80% della spesa va in stipendi contro una media europea attorno al 70%, oltre che quello ormai trito sulle forze dell’ordine che in Italia sono proporzionalmente più del doppio della media europea.

Su questo punto nasce la prima grande contraddizione di chi si vuole proporre come destra moderna senza aver ribaltato quella visione (figlia anche delle constituency elettorali missine e poi aennine) dove non è il cittadino che paga le tasse ad aver diritto in cambio ad un servizio all’altezza, ma le corporazioni che vi lavorano, non tenendo conto dell’ipertrofia statale che ha portato allo sfacelo attuale.

Sconsolanti anche le parole sul federalismo che deve essere “equo e solidale” quando invece dovrà esser responsabilizzante e spietato se lo si vuole fare seriamente.

Fini pare non aver ancora capito l’importanza e forse persino l’esistenza della questione settentrionale, derubricata invece quasi come fisima di qualche scalmanato leghista.

Pensare che il problema sia il federalismo e non l’inadeguatezza delle classi dirigenti meridionali abituate a promettere tutto a tutti tanto paga pantalone, è un errore tragico, soprattutto per chi si propone come imperativo assoluto la salvaguardia dell’unità nazionale.

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