Al ministero dello Sviluppo Economico? Ci vorrebbe Martino. O un Martino.

(articolo pubblicato su www.libertiamo.it)

La prossima settimana avremo un nuovo ministro per lo sviluppo economico, lo ha annunciato ieri il premier Berlusconi. E’ una buona notizia, molti dossier di estrema rilevanza risentono dell’assenza di un responsabile di rango ministeriale. Il caso più citato è il nucleare, per il quale da tempo si aspetta la costituzione dell’Agenzia per la sicurezza e la creazione dell’apparato regolatorio necessario affinché la famosa “prima pietra” possa essere posata entro il 2013. Per evitare che i referendari per la statalizzazione dei servizi idrici possano usare – tra i loro tanti argomenti strampalati ed ideologici contro la liberalizzazione del decreto Ronchi – anche il tema della regolazione, c’è da affidare il controllo e la definizione degli standard qualitativi ed ambientali ad un’Authority. Da qui a qualche mese, l’ingresso di un nuovo operatore nel trasporto ferroviario farà emergere l’urgenza di una revisione degli assetti proprietari della rete, un tema che si ripete con lo stesso copione riguardo al gas e alle telecomunicazioni. Il rilancio di un tema caro a Berlusconi, come la riduzione della zavorra burocratica e normativa all’attività economica, ha bisogno di un ministro che abbia tra le sue corde la libertà d’impresa, la fiducia nella competizione, nel mercato e nella creatività individuale.

Non ce ne vorranno quanti – con molte ragioni e meriti – aspirano all’incarico, ma a noi pare che la persona più adatta ad occuparsi delle grandi questioni aperte e a spingere sull’acceleratore delle auspicabili liberalizzazioni sia Antonio Martino. La tessera numero due di Forza Italia, l’estensore di quel programma economico con il quale Silvio Berlusconi presentò agli italiani la sua visione di paese, un esponente politico al di sopra di ogni sospetto (e c’è bisogno), un meridionale estraneo a “certe” logiche del Sud: con Martino, il Cavaliere avrebbe la garanzia di aver affidato il ministero ad un uomo che crede (ancora) nella rivoluzione liberale. Al dicastero dello sviluppo economico serve un ministro che abbia voglia di ribaltare completamente la logica dei sussidi e degli incentivi alle imprese (un’area d’intervento estremamente opaca, dove l’inefficienza s’intreccia a volte con la corruzione), che sappia trovare le leve giuste per rilanciare la ricerca e l’innovazione e che faccia da pungolo all’intero governo (a partire da Tremonti) sulla berlusconianissima riduzione della pressione fiscale, sulle riforme del mercato del lavoro e del welfare.

Stiamo ovviamente facendo i conti senza l’oste: non sappiamo nemmeno se il professor Martino accetterebbe l’incarico, ove mai gli fosse proposto. Ma il nostro auspicio resta intatto: se non Martino, al ministero dello Sviluppo Economico ci vorrebbe un Martino. O almeno qualcuno che avesse il coraggio di fare il Martino.

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