I ricchi, i poveri e i più furbi

(pubblicato sul Corriere della Sera del 20 luglio 2010 in commento all’editoriale “Tra ricchezza e indifferenza”, di Ernesto Galli Della Loggia)

Caro Direttore,

per evitare equivoci su questo mio commento, dichiaro subito che  condivido la caccia all’evasione fiscale ed alla criminalità finanziaria in genere e sono un ammiratore e seguace del teologo Hans Kung per quanto scriveva e spiegava nel suo libro “Progetto per  etica mondiale – Rizzoli 1991”: essere onesti conviene anche economicamente.

Ma la si smetta con la demagogia della caccia al “ricco che non paga le tasse “. Nei miei oltre 40 anni di frequentazioni in economia prima e in politica poi, credo di aver conosciuto tanti “ricchi” onesti e tanti “poveri” disonesti. Il non pagare le tasse non appartiene a categorie economiche, ma a categorie etiche. Ci sono “ricchi” e “poveri” onesti e  “ricchi” e “poveri”  disonesti . E  se vogliamo dividere il danno alla nazione delle due categorie e quantificarlo, ci accorgeremmo che fanno complessivamente più danno i “poveri”.

Si tende a dimenticare il danno del “lavoro nero”, che non paga tasse e contributi e che inevitabilmente provoca “non fatturazioni”, concorrenza sleale e molto altro, cose che certamente non appartengono alla grande industria. Come si dimenticano i conti pagati “senza iva”, arrangiamenti su affitti e compravendita di case e così via, anche da chi percepisce uno stipendio ed in teoria non potrebbe essere un evasore.

Sono più giustificati i “poveri” ad evadere? Per nulla, a meno che non si voglia affermare che vi sono delle leggi fiscali assolutamente non eque da combattere e non rispettare. Io ricordo solamente che un Dirigente “ricco” ha una sua pressione fiscale vicino al 70% e che un imprenditore che rispetta le leggi, anche con una piccolissima srl, si avvicina all’80% ( 55-60% di tasse sul reddito aziendale, 18% ed oltre di imposta sul dividendo che poi riceve personalmente, 20% di Iva sui soldi che gli rimangono e che spende, e un 3% malcontate di tasse su benzina, bolli, assicurazioni, casa, registro etc etc ). Smettiamola quindi di far credere che i “ricchi” sono i colpevoli dello sfascio. Lo sono i disonesti “ricchi e poveri”, industriali e dipendendi, artigiani e professionisti, politici e pubblica amministrazione. Nessuna categoria esclusa, Stato compreso con la sua enorme pressione fiscale dovuta a sprechi odiosi e a “caste” privilegiate. Se qualche categoria non condivide, come disse Craxi in Parlamento il 3 Luglio del 1992 a propisito della diffusa illegalità finanziaria ad ogni parte politica, «chi è senza peccato scagli la prima pietra», e tutti tacquero.

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