L’acqua, il corporativismo, lo statalismo e la libertà

Come il “libero mercato a fatti vostri” italiano sia solo sistemazioni di amicizie politiche soprattutto di centro destra, come il centro sinistra raccoglie firme per un referendum dannoso, inutile ( perché l’acqua non è “privatizzata”) per farsi propaganda qualunquista, noi uomini liberi proponiamo la terza via, la via della libertà.

Acqua Pubblica o Acqua Privata? La propaganda di  sinistra, quella becera e inutile, è riuscita a ridurre un dibattito di eccezionale valore a semplice scontro che nei fatti è inesistente. Perché inesistente? L’acqua privata in questo paese non è mai esistita, tra i cultori del “no al mercato” nessuno denuncia che queste politiche non sono altro che sistemazioni di posti per politici e per partiti che attraverso aziende e compagnie amiche elargiscono sistemazioni a conoscenti, un corporativismo vivo in questo paese proprio a causa dello statalismo, di certo non per colpa del mercato. La sinistra continua a rincorrere, sbagliando enormemente soprattutto in tematiche ambientali, l’acqua statale, dimenticandosi che proprio grazie alla gestione statale le condutture perdono 104 litri d’acqua per abitante al giorno (pari al 27 per cento), un terzo degli italiani non ha un accesso regolare all’acqua potabile, ma ogni italiano consuma 237 litri di acqua al giorno. Salerno è la città che ne consuma di più con una media di 264 litri a testa al giorno. Il rubinetto dell’Italia perde il 30 per cento dell’acqua immessa e nelle regioni meridionali e nei mesi estivi il 15 per cento della popolazione scende al di sotto della soglia minima di fabbisogno giornaliero a persona (50 litri al giorno), senza dimenticare anche il business dell’acqua minerale che vale 5,5 miliardi di euro all’anno. La gestione statale produce e produrrà solo perdite, ma evidentemente ai difensori dello statalismo questo non interessa. Allora cosa fare? Partendo dal presupposto che proprio grazie agli statalisti di destra e di sinistra le liberalizzazioni serie in questo paese non prendono avvio e né si ha intenzione di farle, a noi libertari tocca sviluppare e con gioia, fantasia, fantasia che poi insegna la storia. Le sinistre alla sinistra del Partito democratico hanno lanciato una campagna contro la privatizzazione dei gestori dell’acqua per conservare o riaffermare una gestione pubblica. Dimenticando, forse, che già diverse municipalizzate che la sinistra ha sempre elogiato sono quotate in Borsa. Se l’acqua è un bene che il cittadino deve tutelare, controllare e gestire, pubblico o privato italiano diventano due facce della stessa medaglia. L’acqua non potrebbe essere gestita da chi la consuma? Si può, attraverso i modelli di gestione partecipata, per le piccole realtà le cooperative o attraverso fondazioni ad azionariato diffuso, ove gli azionisti non sono altro che i cittadini stessi che l’acqua la consumano, la usano e la vivono. L’autogestione degli acquedotti diventa necessità, da subito, per non sprecare altro bene prezioso. Ecco la mia lezione alla destra e alla sinistra, l’autogestione è una forma di mercato vero, quello odiato dalla sinistra ma a cui non può obiettare, ecco che il liberismo diventa di sinistra, autogestito e partecipato, con buona pace di una destra che corre alle clientele e non di meno di una sinistra che non sapendo cosa fare punta ad inutili referendum proponendo modelli gestionali pessimi invece di sviluppare idee.

2 comments for “L’acqua, il corporativismo, lo statalismo e la libertà

  1. AA
    22 giugno 2011 at 23:18

    L’articolo indica una terza via degna di privato e nello stesso tempo pubblico.

  2. Pingback: Anonimo

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