Ricordo dell’onorevole Egidio Sterpa alla Camera dei Deputati

PRESIDENTE. (Si leva in piedi e, con lui, l’intera Assemblea ed i membri del Governo). Onorevoli colleghi, vi prego di prestare un attimo di attenzione. Come sapete lo scorso primo luglio è deceduto a Milano l’onorevole Egidio Sterpa, deputato della Repubblica per cinque legislature, senatore nella XV, due volte Ministro per i rapporti con il Parlamento tra il 1989 e il 1992.
Egidio Sterpa ha contribuito ad animare per un lungo tratto il dibattito politico e culturale del nostro Paese, come testimonia la sua appassionata militanza in seno al Partito Liberale italiano che fu poi alla base della sua partecipazione all’esperienza di Forza Italia sin dal momento fondativo. La profonda e coerente adesione all’idea liberale lo portò ad essere un intellettuale, uno scrittore e un giornalista capace di attraversare, con analisi lucide e mai banali, la realtà politica e sociale del Paese e fece sì che nelle sue analisi fossero individuate le difficoltà e le contraddizioni italiane, a partire dalla questione meridionale e dalle conseguenze che essa ha avuto sul pieno ed equilibrato sviluppo del nostro territorio.
Dell’opera di Egidio Sterpa restano acute e brillanti testimonianze nelle pagine dei suoi libri e nei suoi numerosi articoli su alcune delle testate più prestigiose della stampa nazionale: da Il Tempo di Renato Angiolillo al Corriere della Sera, sino a il Giornale di Indro Montanelli, con il quale Egidio Sterpa ha condiviso con coraggio e spirito innovativo il momento della nascita.
Di Egidio Sterpa la nostra Camera conserva un ricordo prezioso. Penso in primo luogo al suo impegno in seno alla Commissione istruzione, incentrato, in particolar modo, sulla consapevolezza della centralità della scuola nella costruzione di una cittadinanza libera e consapevole. Penso al suo apporto di saggezza in seno all’Ufficio di presidenza, volto ad adeguare costantemente la Camera e le sue strutture alle nuove domande poste da una società in forte cambiamento. Penso, infine, al suo rigore come componente della Commissione inquirente.
Penso, in ogni caso, che il ricordo più vivo di Egidio Sterpa, custodito in particolare da coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerlo, resti senz’altro la capacità di tradurre il suo grande entusiasmo per il giornalismo e per la politica in uno stile di vita sobrio e riservato e in un tratto umano schietto, aperto al confronto, disponibile alla condivisione dell’esperienza, pronto al consiglio sincero e disinteressato. In questo senso, mi piace ricordare come l’ultima testimonianza di Egidio Sterpa alla Camera dei deputati sia stata, nel maggio dello scorso anno, la presentazione presso la Sala della Regina del suo volume «La storia della libertà», non solo un libro di cultura politica, ma anche e soprattutto un ponte lanciato verso le giovani generazioni, affinché possano riscoprire le radici della democrazia e il valore delle istituzioni, attraverso cui essa si realizza. Ad una vicenda umana così limpida e vitale come quella di Egidio Sterpa non potremo che guardare sempre con grande rispetto e ammirazione.
Invito l’Assemblea ad osservare un minuto di silenzio (L’Assemblea osserva un minuto di silenzio – Generali applausi cui si associano i membri del Governo).

ANDREA ORSINI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANDREA ORSINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è con particolare emozione e commozione che mi unisco, a nome del gruppo del Popolo della Libertà, ma anche mio personale alle sue parole, Presidente Fini, in ricordo di Egidio Sterpa.
Per quanto mi riguarda, il ricordo di Sterpa è un ricordo molto emozionante perché coincide con l’esordio della mia attività politica. Fu in qualità di suo collaboratore parlamentare – allora Sterpa era segretario di Presidenza della Camera – che cominciai giovanissimo, poco più che ventenne, all’inizio degli anni Ottanta a frequentare il palazzo di Montecitorio.
Ho voluto ricordarlo non per tediare i colleghi con la mia autobiografia, che naturalmente è ben poco interessante, ma per ricordare invece un aspetto di Sterpa che mi pare molto significativo.
Il nostro sistema politico, come è noto, nella prima Repubblica come nella seconda, parla molto di giovani, ma ai giovani tende a dare uno spazio molto limitato. Sterpa fu tra i pochissimi che nei giovani credette davvero. Seppe investire su una giovane generazione politica, pur nei ristretti spazi offerti da un piccolo partito, come era allora il Partito Liberale.
Forse non è casuale il fatto che oggi almeno altri due colleghi che siedono in quest’Aula abbiano, come me, cominciato il loro percorso politico sotto la guida di Egidio Sterpa. Parlo di Isabella Bertolini e di Gregorio Fontana, che oggi gli succede proprio nell’incarico di segretario dell’Ufficio di Presidenza.
Sterpa era un giornalista di razza, prima che un politico. Si definì sempre un inviato speciale all’interno del Palazzo. Seppe intuire tra i primi, fin dagli anni Settanta, nella sua attività di giornalista, la crisi del sistema dei partiti che si andava annunciando. Era un sistema dei partiti sempre più lontano dalla gente e, quindi, destinato prima o poi a crollare. Ma Sterpa, da politico, non cedette mai alle lusinghe dell’antipolitica. Seppe distinguere responsabilmente fra le spinte liberali al cambiamento e quelle illiberali dell’antipolitica, del giustizialismo e del qualunquismo.
Fu un giornalista capace di compiere scelte coraggiose. Voglio ricordare quella di fondare il Giornale insieme ad Indro Montanelli e ad altri, negli anni in cui l’informazione era tutta orientata a sinistra, nei quali sostenere idee liberali, moderate e anticonformiste era pericoloso anche sul piano dell’incolumità personale.
Non deve sorprendere che vi sia stata una continuità ideale da parte sua come di altri – voglio citare Antonio Martino, Livio Caputo, Antonio Tajani, Giovanni Mottola – fra quell’esperienza de il Giornale e quella dell’impegno politico a difesa dei valori di libertà a fianco di Silvio Berlusconi, dalla nascita di Forza Italia prima e del Popolo della Libertà poi.
Sterpa era un liberale vero, serio e convinto. Aveva fatto una scelta politica, quella di militare in un piccolo partito, un partito glorioso, che aveva la libertà nel suo nome. Fu una scelta per lui definitiva che lo portò da giornalista a passare a ricoprire le più alte responsabilità di partito e di Governo. L’esperienza liberale, che non è mai un dogmatismo ideologico ma è la capacità di stare sempre dalla parte della libertà, è stata una costante della sua vita, di giornalista prima, di dirigente del Partito liberale poi, di esponente di Forza Italia e del Popolo della Libertà in questi ultimi anni.
Da liberale, Sterpa non fu mai un uomo che si lasciò irreggimentare: più portato alla critica che all’applauso, alieno, come diceva lui, dall’arte del compiacere, non risparmiò mai nel nostro partito critiche anche severe; ma non confuse mai il diritto di critica, al quale non avrebbe rinunciato per nulla al mondo, con la slealtà e il frazionismo. Uomo libero, sapeva cos’era un partito e cosa significano le regole di un partito: anche per questo, ci manca.
A me personalmente, a molti suoi amici mancherà il suo tono spesso burbero, in apparenza scontroso, nella realtà generosissimo, sensibile, capace di atti di umanità profonda e sorprendente. Al Popolo della Libertà, al Parlamento, all’Italia mancherà un galantuomo, un liberale, un uomo di cultura, ma soprattutto uno spirito libero (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Unione di Centro).

MARIO PEPE (PdL). Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARIO PEPE (PdL). Signor Presidente, solo un breve ricordo di Egidio. Non intendo infatti commemorare l’uomo di Stato, il parlamentare ed il Ministro: voglio solo ricordare un amico, la nostra comune militanza nel Partito Liberale e le battaglie che ha combattuto negli anni bui della Repubblica, battaglie liberali. Il suo liberalismo era un liberalismo che vedeva il fine della politica nel rafforzamento delle istituzioni democratiche: quando le istituzioni sono efficienti, amiche e forti, le libertà dei cittadini non sono in pericolo.
Lo ritrovai in Parlamento. Parlava poco: non amava il vaniloquio; i suoi rari discorsi erano discorsi che solcavano l’anima. Ricordo il dibattito a proposito del federalismo: egli era innamorato delle istituzioni americane, all’interno delle quali esso era nato dalla volontà degli Stati sovrani di cedere una parte della loro sovranità allo Stato federale.

PRESIDENTE. La invito a concludere.

MARIO PEPE (PdL). Concludo, signor Presidente. Raffaele Costa mi indicò un luogo nel Transatlantico dove i deputati andavano a riposare nelle pause dei lunghi lavori parlamentari; e lì, signor Presidente, ho sentito i passi perduti di coloro che si sono allontanati per sempre: Lucio Colletti, Luigi Muratori, Gaspare Giudice, oggi Egidio Sterpa. Li voglio ricordare insieme, perché tutti partecipi di un grande sogno: cambiare l’Italia e renderla migliore (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).

1 comment for “Ricordo dell’onorevole Egidio Sterpa alla Camera dei Deputati

  1. 20 febbraio 2016 at 05:06

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