Amico da una vita e di tante battaglie ideali e politiche

Per me Egidio Sterpa è stato un grande amico, da una vita, e di tante battaglie ideali e politiche. In questi giorni alla notizia della sua scomparsa c’è stato un crescendo di testimonianze  e ricordi con necrologi, telegrammi, telefonate di politici, amici e avversari, di giornalisti, di amici liberali, ma anche di semplici conoscenti e lettori dei suoi articoli.

Un galantuomo d’altri tempi, un importante protagonista dell’area moderata, illuminata e liberale ; un grande giornalista e un vero liberale.

Ci siamo conosciuti alla fine degli anni ’70 ad un convegno/ tavola rotonda dedicato al problema dei Quadri intermedi nelle aziende (era il periodo della costituzione della Confederquadri e dell’Unionquadri.). Egidio, allora capocronista de “Il Giornale”, faceva da moderatore del dibattito, io partecipavo come segretario provinciale del PLI.. Poi nella primavera del ’79, alle elezioni politiche, come responsabile provinciale, l’ho inserito, sia pure all’ultimo minuto, come indipendente nella lista dei candidati liberali per la Camera dei Deputati al n. 47. La lista di allora era  capeggiata dall’On. Antonio Baslini e dal Sen. Bucalossi, vice presidente del Senato (si era appena dimesso dal PRI).

E’ stata una grande campagna elettorale, vivace e combattuta. Il PLI , uscito bastonato nelle elezioni precedenti del 1976, conquistò due seggi parlamentari nel collegio di Milano e Pavia.. Egidio Sterpa battè tutti con una valanga di voti di preferenza.

Da quel momento cominciò l’avventura politica di Egidio nel Parlamento e nel partito. Eletto alla Camera nel Partito liberale, e poi con Forza Italia, è rimasto in Parlamento fino a due anni fa, prima come deputato e poi come senatore, dopo essere stato consigliere comunale a Milano, ma anche, soprattutto, ministro per i Rapporti con il Parlamento nel governo Andreotti VI e VII..

Nel PLI noi liberali milanesi (eravamo in maggioranza) criticavamo le tentazioni verso sinistra  (il famoso Lib-Lab) di Valerio Zanone e sostenevamo le tesi liberal-liberiste (il cosiddetto Lib-Lib) ; erano i tempi di Reagan, della Thatcher, di Milton Friedman, di Von Hayek, dei Nouveaux economistes francesi, dei libertarians e dei neo-conservatori americani, ecc.

Dopo l’elezione di Sterpa, costituimmo il gruppo “Autonomia Liberale” , un corrente di minoranza moderata di centro-destra a livello nazionale. Ci battemmo contro lo Stato-provvidenza, la sanguisuga impazzita, contro il mito dello stato sociale, contro il fiscalismo esasperato, l’economia soffocata dai pianificatori, l’assistenzialismo che distrugge la sfera privata; ci battemmo per una maggior concorrenza, per le privatizzazioni e liberalizzazioni.

Ricordo grandi battaglie politiche: il famoso congresso nazionale del PLI a Firenze nel 1982, le famose “20 Tesi”, i dibattiti accesi nei vari Consigli nazionali, la marcia contro il fisco a Torino organizzato con Antonio Martino agli inizi degi anni ’80, i seminari di studi organizzati per i giovani (ricordo quello di Spoleto a metà degli anni 80, forse il più importante), i convegni di studio a Montecatini, a Chianciano, a Sirolo e nella saletta della Camera (quest’ultimo convegno sulla politica dei redditi).

Sterpa  nel suo libro “La Carta vincente” (1982) diceva : “I liberali devono sforzarsi di interpretare le esigenze, gli interessi di una certa area, della società italiana, l’area dei ceti medi produttivi , del lavoro autonomo, l’area legata a concetti di professionalità e di responsabilità individuale. Come forza politico –culturale il polo liberale deve porsi come punto di riferimento per coloro che anelano alla riscoperta dei valori dell’etica del lavoro e dell’iniziativa privata contro l’assistenzialismo, il collettivismo e tutti quei fenomeni di sopraffazione burocratica che sono tipici della degenerazione statale. Se vogliamo andare a ricercare qualche esempio di una operazione del tipo di quella che noi ipotizziamo, possiamo riferirci all’operazione giscardiana in Francia” (è il concetto di “quarta forza”. A questo proposito si veda anche l’opuscolo pubblicato dalla segreteria provinciale milanese del PLI).

Ricordo l’altrettanto famoso congresso nazionale del PLI a Genova del maggio 1986 che portò alla segreteria nazionale Renato Altissimo e alla vice-segreteria Sterpa.

Poi di nuovo insieme in Consiglio comunale a Milano tra il 1990 e il 1993.

In Forza Italia, prima come indipendente , poi come iscritto, aveva capito , fin dagli inizi, che la coalizione governativa  di centro-destra, nella legislatura 2001-06, partita  con  propositi  innovatori  e  liberali,  nel  tempo  aveva  perso  smalto  ed  incisività, impantanandosi  in  continue  e  deleterie  mediazioni  di  idee  ed  interessi  diversi, spesso  confliggenti, annacquando così  sempre  più  l’originaria  volontà  riformatrice  e, quindi, con  risultati  non  sempre  positivi  e  con  vistose  incongruenze.

Quindi Sterpa, in modo sempre corretto ma franco, diceva che toccava dunque  alla componente liberale attivarsi  quale  forza  propulsiva  di  istanze  autenticamente liberali  per  affermare  una  concezione  anti-statalista  della  libertà  ed  attivarsi  anche  come  forza  trainante  di  una  effettiva  riunione  di  tutti  i  liberali  che  concordassero  con  questa  impostazione.

Il suo ultimo libro “Storia della Libertà”, un grande affresco storico,  ha concluso molto bene la sua vita di uomo di cultura e di protagonista della politica , e di grande amico e valorizzatore di giovani. Questo libro scritto soprattutto per i giovani, quasi una piccola Bibbia laico-liberale, contiene un vigoroso messaggio che l’Autore mutua da quello straordinario manifesto liberale che è il testo della conferenza che Benjamin Constant tenne nel 1819 all’Ateneo di Parigi.

Il libro si chiude con questa considerazione : “Compito di chi si è dedicato a questa ricerca storiografica è stato quello di stimolare l’interesse e la riflessione dei lettori, soprattutto dei giovani, ai quali l’opera è principalmente dedicata. Spetta a essi fare in modo che la libertà abbia sempre più spazio nel mondo contemporaneo. Ed è, appunto, il testimone che la mia generazione trasmette a figli e nipoti”.

Ciao Egidio , mi mancherai

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