Addio a Egidio Sterpa

Di molti, quando scompaiono, si dice che lasciano un vuoto. Nel caso di Egidio Sterpa, questo è  senz’altro vero. Con lui se ne va non solo un amico ed una guida che ci ha accompagnato per oltre trent’anni, ma un esemplare di italiano di cui si sta perdendo traccia.

E’ esistita infatti, e non esiste quasi più, una tradizione liberale italiana del tutto originale, legata alla esperienza risorgimentale e della Destra Storica, che ha saputo unire i valori del liberalismo anglosassone, sanamente diffidenti nei confronti di ogni intervento pubblico, con un senso altissimo della dignità dello Stato e delle istituzioni, tipico di chi quello Stato lo ha creato sulla base di ideali di una comunità innanzitutto libera dalla dominazione straniera, ed unita da valori e tradizioni comuni importanti e radicate.

Una visione liberale non individualista ed economicista, ma fondata su analisi storica e passione morale e civile, che richiedeva tipi di uomini particolari, con idee anche diverse ma un approccio comune, come furono Cavour e Croce, Minghetti ed in parte Giolitti, Manzoni ed Einaudi, nel solco di una tradizione che parte più da Vico e Rosmini che da Locke e Adam Smith.

La passione di Sterpa per la indagine giornalistica più che filosofica, il suo interesse per temi come il Meridione e la Scuola, il suo partire dai fatti più che dalle ideologie, la sua totale indipendenza, per dire poco, rispetto alle mode correnti lo hanno reso un elemento anomalo nel mondo della politica e del giornalismo italiano. Il suo meridionalismo, come quello di Giustino Fortunato,  partiva da una conoscenza disincantata e ciononostante partecipe dei mali del Sud, ed il suo liberismo, come quello di Luigi Einaudi, partiva dallo studio dei comportamenti umani e della storia, ed era per questo meno dogmatico ma altrettanto convinto di quello di buona parte del liberalismo contemporaneo. Con Zappulli e Valitutti, Abbagnano e Vittorio Enzo Alfieri, Ricossa e Martino, Rosario Romeo e pochi altri, negli anni ’70 ed ’80 fu tra i soli, raccolti nella famiglia del Giornale del Montanelli “vero”, a tenere in vita un modo di intendere la cultura e la società che quasi tutti davano, ed oggi troppo facilmente lo si perdona, per morto e meritatamente.

Le idee di Sterpa le conosciamo, e vi sono molti suoi libri a tenerle vive. Della persona, dell’amico Egidio, è giusto ricordare soprattutto il coraggio, l’orgoglio  e la fedeltà agli amici.

Per il coraggio e la capacità  di non piegarsi, benché quasi sempre quasi solo, davanti ad un avversario spesso miserabile, Sterpa ricordava, più che un liberale ottocentesco, un senatore romano, magari quel Papirio che stava seduto impassibile mentre i Galli devastavano Roma, pronto a dare una botta in testa a chi avesse voluto tirargli la veneranda barba. Dell’antico romano, Sterpa aveva anche il senso di appartenere ad una particolare razza dello spirito, ed il portamento austero, che lo rendeva anomalo nel mondo sempre più da avanspettacolo della politica italiana. Su questa “gravitas” noi giovani amavamo talvolta scherzare, come quando scelse come slogan elettorale “guarda bene in faccia chi stai per  votare”, sotto una foto nella quale sembrava un Preside irritatissimo, eppure era ciò che di lui, giustamente, piaceva. Aveva anche un certo orgoglio che gli rendeva a volte non facile regolarsi anche con chi non gli era nemico: è in parte vero, anche nel suo caso, che chi ha carattere non sempre ha un carattere facile. Come politico però è stato capace di coniugare fermezza e pragmatismo, come deve essere; dovette però scoprire che vincere la guerra alla ottusità comunista, con la caduta del muro di Berlino e le ripetute sconfitte “progressiste” in Italia, era paradossalmente più facile che vincere la pace, e costruire qualcosa di solido oltre a tenere gli unni fuori dalle porte.

La sua eredità più  preziosa, per alcuni di noi, è stata però la capacità, nello scivoloso mondo della politica, di riunire, tenere assieme ed anche valorizzare, degli amici che dal suo esempio e dalla reciproca frequentazione molto di più hanno avuto, da questi anni, di quello che altrimenti sarebbe loro capitato. Molti di coloro che hanno seguito il suo insegnamento possono oggi andare in giro, come lui amava dire, senza doversi togliere il cappello davanti a nessuno, ed anche di questo dobbiamo dirgli grazie.

2 comments for “Addio a Egidio Sterpa

  1. 8 luglio 2010 at 00:11

    Caro Egidio,

    mi trovo spaesato a scrivere di te, ancora incredulo di come tu te ne sia andato così in fretta, senza un saluto, ma la vita non concede gli spazi di cui noi vorremmo avere la gestione, quasi in esclusiva.

    Noi non siamo sempre stati dalla stessa parte, tu così gelosamente indipendente e dotato di forte personalità, io spirito libero da quando son al mondo.

    Non voglio aggiungere ciò che altri hanno scritto con maggior cognizione di causa, anche conoscendoti meglio, ma voglio solo ricordare un momento della tua vita politica che mi sembra importante per tutti coloro che hanno a cuore la nostra comune cultura liberale.

    Erano gli anni ’90 o giù di lì e tu effettuavi un intervento in una riunione preelettorale del P.L.I. a Milano. Avevi appena incontrato degli imprenditori lombardi che non avevano ben chiara la posizione del Partito e che ti chiedevano: ” Qual’ è la vostra identità di liberali, cosa volete rappresentare, che identità vi sentite di sostenere di fronte allo statalismo imperante ed alle logiche lib-lab presenti nel P.L.I. ?!? ”

    La tua posizione di barriera a tutte le logiche di apertura verso posizioni poco schiettamente liberali in economia era nota e tu l’ hai sempre mantenuta, come hai sempre mantenuto fede alle tue posizioni per un’ Italia una e indivisibile di fronte alle farneticazioni separatiste della Lega Nord.

    Queste tue posizioni, valide ieri, lo son ancor di più oggigiorno, in un’ Italia che stenta a ritrovare sè stessa e in un Partito, quello Liberale, che avrebbe ancor bisogno delle tue tirate di orecchi per ricordarsi di essere tale.

    Ciao Egidio…

  2. g. castriota s.maria bella
    6 luglio 2010 at 19:11

    Giusto necrologio!

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