Egidio Sterpa: Requiescat in Pace

(pubblicato su www.chicago-blog.it)

Poche ore fa è morto in un ospedale milanese Egidio Sterpa, giornalista e uomo politico, che ha legato il suo nome soprattutto al Giornale di Indro Montanelli – insieme al quale nel 1974 lasciò il Corriere della Sera, in dissenso con la linea progressista di Piero Ottone – e al Partito liberale degli anni Ottanta.

I miei ricordi personali risalgono proprio a quel periodo, quando Sterpa – entro il Partito liberale guidato prima da Valerio Zanone e poi da Renato Altissimo – era il principale interprete di un’opposizione liberal-conservatrice che guardava più a Ronald Reagan che a Beveridge, più a Margaret Thatcher che a Keynes. In quegli anni assai grigi che vedevano il Pli ormai prigioniero di miti vagamente azionisti, impegnato a rincorrere goffamente le posizioni progressiste e radical-chic della sinistra salottiera, quella minoranza liberale provò (senza grande successo) a interpretare una linea culturale realmente anticonformista, nella speranza che potesse rovesciare gli equilibri interni.

Entrato in parlamento quale espressione della comunità informale che in quel periodo leggeva il Giornale e lo portava sottobraccio come un simbolo di appartenenza, all’interno del partito egli propose allora una prospettiva più liberista, più orientata a tutelare la società dallo Stato e a proteggere il mercato da pianificatori e regolatori; e già il fatto di avere tentato tutto ciò depone a suo favore.

C’è un ricordo, tra tutti, che in questo momento s’impone. Ed è legato a una settimana di studi che Sterpa e i suoi amici organizzarono a Spoleto, a metà degli anni Ottanta. Dal 4 all’8 marzo del 1985, infatti, alcuni studenti universitari provenienti da varie parti d’Italia e un gruppo di docenti liberali (Paolo Armaroli, Antonio Martino, Vaclav Belohradsky, Rosario Romeo, Raffaello Franchini, ecc.) si riunirono per riflettere, dialogare, discutere. Nell’Italia di quegli anni i think-tank non esistevano, e nemmeno le Summer School. La politica della Prima Repubblica si nutriva essenzialmente di posti di sottogoverno e spartizioni di potere. Che ci fosse qualcuno interessato alle idee era già, sotto certi punti di vista, un piccolo miracolo.

Di quel seminario ho conservato un piccolo taccuino, e mi piacerebbe trascrivere qui, per i lettori di Chicago-blog, proprio alcune righe degli appunti riguardanti l’intervento iniziale, con cui Sterpa aprì i lavori:

“Il liberalismo post-socialista è l’emergere dell’individualità dopo decenni di collettivismo (fascismo, socialismo, solidarismo, ecc.). La rivolta contro la previdenza e contro la sanità di Stato sono segni evidentissimi.

Ciò che viene ripensato è il ruolo dello Stato. E, per la prima volta, questi fermenti sono rintracciabili in ogni strato sociale.”

Sono parole che dovettero suonare, di fronte a quei ventenni che avevano quasi solo marxisti tra i propri migliori compagni di università, davvero forti e ricche di stimoli. Era insomma una lezione importante.

Più che per le sue cariche pubbliche (parlamentare o ministro) mi piace ricordarlo allora per quelle suggestioni che ebbe l’ardire di indirizzare a un gruppo di ventenni, che simili idee – nell’Italia di allora – avevano ben poche possibilità di incontrare.

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