L’Expo come la nazionale? Un monito agli amministratori

L’amarezza per il patetico fallimento della Nazionale di Marcello Lippi è, almeno, temperata dalla malevola e partigiana soddisfazione per un disastro attribuibile alla detestata cricca juventina. Il parallelo e ben più grave pasticcio in cui si sta trasformando l’opportunità Expo è invece, da questo punto di vista, una minaccia terribile, perché il fallimento sarebbe in toto il nostro fallimento, dei politici e degli imprenditori lombardi, e del centrodestra nel suo insieme. E’ bene che dagli ambienti sia della società civile che del PdL il monito venga forte e chiaro: cari Formigoni, Podestà, Moratti, Bracco e chi altri ancora, basta con i passi falsi, perché se Milano perderà la faccia di fronte al mondo per colpa vostra, vi verremo a cercare. La lista delle scempiaggini Expo è già drammatica, dovuta a quanto pare alla massimizzazione, da parte di tutti gli attori, della logica di voler “privatizzare gli utili e nazionalizzare le perdite”: a me potere e privilegi, a qualcun altro i costi.

La prima bestialità è stata la nomina di Lucio Stanca ad Amministratore Delegato. Nullo nei risultati nei suoi due mandati da Ministro, è, come molti “tecnici prestati alla politica” semplicemente, e notoriamente negli ambienti industriali lombardi, un gran trombone da fiera. Certo è un attento gestore della sua immagine e dei suoi interessi personali, come dimostrano le patetiche vicende legate al cumulo dei suoi compensi, per non parlare della incredibile richiesta (alla faccia del “supermanager”!) di avere garantita anche la parte di retribuzione legata ai risultati, indipendentemente dai risultati stessi. L’impegno sull’Expo di questo alacre amministratore, che evidentemente non ritiene 450.000 € degni di un “tempo pieno”, tanto da voler tenere lo scranno in Parlamento, è dimostrato dall’unico suo significativo segno di vita nel 2010, prima delle dimissioni: un corposo libro di cucina. Noi lo immaginavamo pensare, nelle notti insonni, a come reperire i fondi mancanti, e invece lui meditava sulle rape strascinate. Libro che ho sfogliato essendo comunque un’amante della cucina abruzzese: ha una robusta parte iconografica, in cui non troverete però brodetto vastese, parrozzo e cicerchiate, ma Lucio Stanca in tutte le salse, seduto e in piedi, di fronte e di profilo, con la zia e con le nipoti, esemplare immagine di una persona che evidentemente pensava che, per citare la Bibbia, Dio non ha creato Lucio Stanca per servire l’Expo, ma ha creato l’Expo per servire Lucio Stanca. Pare che Berlusconi lo stimi perché la moglie gli procura delle belle cravatte di sua produzione: la sua convocazione in squadra ci ricorda quella di Cannavaro o Iaquinta da parte di Lippi. Se non altro, grazie al decreto legge sul cumulo dei compensi e a qualche sberla della non gracile Diana Bracco, ora si è dimesso: un problema in meno, ma un anno perso.

La seconda fesseria è la “Governance” dell’evento, quanto mai confusa. Il Comune, che ha dormito parecchio da par suo, è oggi quasi privo di poteri, e per rendere il tutto più efficace, con una scelta che crediamo non abbia precedenti nella storia della Pubblica Amministrazione, si è pensato di togliere molti poteri all’Amministratore Delegato per attribuirli al Consiglio, manco fossimo alla Convenzione francese dopo la presa della Bastiglia! Ma chi è il cretino che ha pensato che una Governance operativa (non parliamo di quella politica, che inevitabilmente richiede mediazioni ma che va fatta nelle sedi competenti), che per un evento del genere deve essere snella e centralizzata al massimo, e semmai arredata di molti e qualificati organismi di controllo, possa essere svolta da un organismo collettivo? Si metta riparo subito, perché altrimenti, da contribuente che inevitabilmente sopporterà le conseguenze di questa tragedia annunciata, annuncio fin d’ora che avvierò azione di responsabilità nei confronti di tutti questi amministratori.

La terza, e diciamo per ora di finirla qui, follia della “start-up” della gestione Expo, è la totale confusione su risorse, strutture e ripartizione dei costi. Hai detto niente. La questione dei terreni di proprietà Fiera/Cabassi è surreale: da quanti mesi si sa esattamente quali alternative vi sono, e quali pregi e difetti per ciascuna di loro, per la loro acquisizione? Cosa si aspetta? Per i finanziamenti, possibile che non vi fosse un piano industriale che stimava e copriva i costi? O è stato fatto, come suol dirsi, ad attributo di quadrupede? La possibile nomina ad AD di Giuseppe Sala, un professionista che di conti se ne intende avendo una lunga esperienza di controller e direttore amministrativo, sarebbe su questo un bel passo avanti, anche se la macchina comunale potrebbe risentirne.

Su questi temi, così  vitali per la nostra città, la politica non può fallire. E’ nostro dovere, come milanesi, ed anche come elettori del centrodestra,  innanzitutto capire, aiutare, stimolare, consigliare. I milanesi, se necessario, potranno anche, e forse è giusto se davvero vogliamo parlare di federalismo, contribuire con le loro tasche pur di non far deragliare l’iniziativa. Ma sarà anche nostra cura controllare, vigilare, valutare. Da Berlusconi in giù, sappiano tutti che non ci distrarremo e non accetteremo distrazioni.

2 comments for “L’Expo come la nazionale? Un monito agli amministratori

  1. Jay
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