Intervista all’onorevole Souad Sbai

Souad Sbai, che ha gentilmente voluto rispondere alle nostre domande, è nata a Stettat, in Marocco, il 5 febbraio 1961. E’ cittadina italiana dal 1981. Si è laureata in lettere e filosofia presso l’Università “La Sapienza” di Roma con una tesi in diritto islamico. Nell’anno accademico 2004-2005 ha conseguito un dottorato di ricerca in diritto comparato presso la Seconda Università di Napoli, Facoltà degli Studi Politici e per l’alta Formazione Europea e Mediterranea “Jean Monnet”. Sempre presso la Seconda Università di Napoli ha tenuto corsi per il Master “Immigrazione ed integrazione” nell’anno accademico 2005-2006 nonché seminari presso l’Università Roma Tre e la Seconda Università di Napoli.

E’ pubblicista (collabora con “L’Avvenire” ed il mensile in lingua araba “Al Maghrebiya”). Ha fornito un contributo a RAI-Tre per il programma sull’immigrazione. Dal 1997 presiede l’Associazione delle Donne Marocchine in Italia. Dal 2005 è membro della Federazione per l’Islam Moderato e Pluralista istituita presso il Ministero dell’Interno. Nel 2007 è entrata a far parte della Commissione “Salute ed Immigrazione” del Ministero della Salute. Nel 2008 (XVI Legislatura) è stata eletta al Parlamento italiano nella XXI Circoscrizione (Puglie) nella lista del P.D.L.. E’ segretaria della Iª Commissione (Affari Costituzionali, Presidenza del Consiglio, Interni) e componente della Iª Commissione e della Vª Commissione (Bilancio, Tesoro e Programmazione).

On. Sbai la Sua attività  di docente, giornalista e di parlamentare volta a contrastare l’Islam estremista ed a difendere le donne mussulmane da soprusi di cui sono vittime non solo nei paesi mussulmani ma anche in quelli europei dove sono immigrate suscita una particolare ammirazione. Lei, infatti, mette a repentaglio quotidianamente la propria incolumità come dimostra il tentativo di avvelenamento di cui probabilmente è stata oggetto mesi fa. Ma su questo preoccupante episodio non Le chiederemo lumi perché – se non andiamo errati – è in corso un’indagine della magistratura italiana. Gradiremmo, invece, porLe altre domande.

Quando e per quali motivi è venuta in Italia?

Sono arrivata in Italia ventinove anni fa per motivi di studio.

Perché ha deciso di chiedere la cittadinanza italiana?

Perché avevo un progetto di vita in Italia, perché questo Paese, con la sua ricchezza e la sua apertura verso il prossimo, è diventata la mia seconda patria.

Quali sono state, successivamente, le ragioni che l’hanno spinta ad entrare in politica e perché nelle fila del PDL?

La mia storia personale e il mio percorso “professionale” ha un’anima profondamente sociale. Ho fondato ACMID Donna Onlus, Associazione delle Donne Marocchine in Italia nel 1997. Per più di dieci anni ho lavorato per i diritti delle donne immigrate, per la loro integrazione, contro i soprusi di uomini violenti e arroganti. Uomini che giustificavano la loro presunta supremazia sulla base di un presunto primato imposto in nome di tradizioni, di usanze o addirittura di una fede. La politica è venuta successivamente. Sono entrata nel Pdl in punta di piedi. Una certa sinistra si è sempre solo occupata di proclami politici degli immigrati, sulla loro integrazione e sulle problematiche legate alla questione delle donne musulmane. Ma i veri problemi non li ha mai affrontati, limitandosi piuttosto alla demagogia e alla propagazione di un atteggiamento nichilistico che ha fatto grossi danni al nostro Paese e alle donne.

Ha incontrato molte difficoltà in quanto cittadina italiana di origine straniera a farsi eleggere e poi ad operare nell’agone parlamentare?

Assolutamente no. In Italia determinati personaggi cercano di fare da sponda all’idea che il nostro Paese sia un Paese razzista, xenofobo. Da straniera naturalizzata affermo il contrario. D’altronde mi chiedo quale altro Paese oltre l’Italia abbia eletto in Parlamento un’immigrata di prima generazione.

In Europa gli immigrati di fede islamica vengono da molti visti sempre più come un serio pericolo. E lo dimostra il crescente successo elettorale del partito olandese per la libertà il PVV. Si teme cioè che a causa del loro numero (circa una ventina di milioni) possano costituire l’humus ideale per i gruppi integralisti e che, concedendo loro la cittadinanza, essi possano creare partiti d’ispirazione islamica (in via di realizzazione d’altronde in Spagna, chiedere l’introduzione della sharia (cosa, peraltro già fatta, in larga misura, nel Regno Unito) etc. In conclusione si paventa un mutamento profondo del volto della civiltà europea. A chi ha studiato la dottrina dell’Islam sembra poi impossibile, d’altra parte, che i Musulmani possano accettare il principio-base della nostra democrazia ovvero la separazione tra Stato e Chiesa cioè fra “Jus canonicum” e “Jus civilis”. Non è d’altronde casuale che in nessun paese prevalentemente islamico esista un regime “veramente” democratico. Qual è il Suo pensiero in proposito?

Credo che la risposta che Lei attende sia già insita nella domanda. Anche in Italia a Milano sarebbero pronte liste civiche di ispirazione islamica e credo che questo non giovi a nessuno, ma contribuisca ad alimentare tensioni. Non vi sono dubbi sul fatto che nella maggioranza dei Paesi islamici vi sia un grave problema di equilibri tra statualità e autorità religiosa, così come ha anche ricordato il Presidente della Camera, Gianfranco Fini.

E’ del tutto immotivato il timore di uno scontro di civiltà predetto dal prof. Samuel Huntigton nel suo famoso studio del 1996, scontro che, peraltro, si è avuto, con brevi tregue, da circa 1300 anni (Arabi contro Bizantini, Arabi contro regni europei, Turchi contro Venezia, l’impero asburgico, la Russia zarista)?

Le teorie del Prof. Huntington potevano essere condivisibili nel 1996. Le condizioni poi sono mutate. Con l’11 settembre è iniziata una nuova era, tutto è cambiato. Ci sono stati anche gli attentati di Londra e Madrid, poi quello di Casablanca cui è seguita l’ondata di attentati in gran parte del mondo. E poi anche la guerra in Iraq. Il terrorismo ha fatto comprendere che non doveva essere lasciato spazio a pericolosi giochi politici che fanno leva sulle identità culturali.

5 comments for “Intervista all’onorevole Souad Sbai

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    leggo:
    ‘Sono arrivata in Italia ventinove anni fa per motivi di studio’.
    deduco : 1981 = 2010 – 29 .
    nella biografia dell’Onorevole Sbai (http://www.souadsbai.com/home/index.php?option=com_content&view=article&id=55&Itemid=3) leggo:
    ‘Cittadina Italiana dal 1981’.
    Sono curioso e la mia domanda ( non è ne polemica ne maligna ): quanti anni ci ha messo l’Onorevole per ottenere la cittadinanza Italiana?
    Cordialmente,

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