La legge sulle intercettazioni, pur importante, non è la riforma della giustizia che vogliamo

In queste ultime settimane la politica italiana è stata caratterizzata quasi esclusivamente dalle discussioni e dalle polemiche sulla nuova legge sulle intercettazioni, e questo non solo tra la maggioranza governativa e l’opposizione, la magistratura e i media, ma anche all’ interno della stessa maggioranza governativa.

Senza alcun dubbio il problema delle intercettazioni esiste ed è serio.. Basti vedere il numero delle intercettazioni che vengono fatte nel nostro Paese: negli ultimi tre anni ad esempio sono state fatte circa da 120.000 a 150.000 intercettazioni all’anno, contro le 1.500  della Gran Bretagna, le 18.000 della Germania. La Francia ha circa un quarto delle nostre utenze intercettate. Negli Usa sono circa 2.300 quelle legali, federali e statali.  Negli ultimi 8 anni le intercettazioni nel nostro Paese sono addirittura quadriplicate.

Non parliamo poi dei costi. Nel 2009 lo Stato ha speso per le intercettazioni circa 272 milioni di euro: un dato in aumento rispetto agli anni precedenti, e questo senza considerare il costo per il noleggio degli apparati per intercettare e il noleggio delle linee..

Il problema poi degli abusi esiste ed è preoccupante: abbiamo avuto pubblicazioni di intercettazioni solo dopo pochi giorni che erano state fatte, alcune addirittura praticamente in diretta; abbiamo le cosiddette intercettazioni “a strascico”, cioè quelle fatte non per provare un reato, ma per vedere se salta fuori un reato.

In questo senso concordo con Augusto Barbera, ordinario di diritto costituzionale all’Università di Bologna, per quasi 20 anni parlamentare del PCI e del PDS, attualmente aderente al PD, quando afferma: “Non è la Costituzione che è violata ma il buonsenso: visto che il problema non si crea con la pubblicazione, ma con la fuga delle notizie a monte. Anche il PD deve scegliere. Se essere giustizialista o liberale. Se si è liberali in tema di libertà di stampa non si può non esserlo anche in materia di intercettazioni, altrimenti si entra in contraddizione”.

Ora dopo due anni di discussioni (dico due anni), prima alla Camera e poi al Senato, ci si chiede se insistere con il testo approvato recentemente al Senato o cambiare strada e accettare altre modifiche. Ci si chiede anche se il gioco vale la candela.

Capisco che non è facile trovare il giusto equilibrio tra il diritto alla privacy e la libertà di stampa.

Detto questo, secondo me, nonostante tutto, pur riconoscendo l’importanza dell’argomento, i  problemi della giustizia sono altri e ben più importanti. Se dopo due anni di discussioni non siamo ancora riusciti a varare questa legge, cosa possiamo aspettarci da una vera riforma della giustizia ?

Una seria riforma della giustizia deve infatti prevedere :

1)  L’abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale. Infatti i magistrati, oggi, scelgono, con grande discrezionalità, quale reato perseguire. In questo modo certe indagini vanno su un binario morto, altre invece, soprattutto quelle che possono dare grande visibilità al magistrato vengono privilegiate.

2) La separazione delle carriere (non solo delle funzioni come si sosteneva fino a qualche tempo fa) dei Pm e dei giudicanti con percorsi separati fin dall’inizio. Questo può permettere una reale parità dell’accusa e della difesa davanti ad un giudice realmente “terzo”.

3) La riforma del CSM (Consiglio Superiore della Magistratura), oggi suddiviso in  correnti ideologizzate e politicizzate. E poi non si è mai visto che i controllati siano anche i controllori.

4) Stabilire la responsabilità civile dei magistrati.  Sono gli unici che non rispondono a nessuno del loro operato. Purtroppo i risultati del famoso referendun del novembre 1987 sono sempre  stati completamente ignorati.

5) Valutazione periodica dell’operato dei magistrati (sia in termini di produttività che di risultati raggiunti.). Il sistema giustizia oggi crea molta inefficienza: processi lenti, incertezza della pena, i risarcimenti che il sistema deve pagare per la sua inefficienza, le carceri sovraffollate, ecc.

Questi sono alcuni punti di buon senso. Personalmente ho forti dubbi che si possano realizzare, perché la magistratura organizzata si opporrà in tutti i modi..

Mi auguro però che non abbia ragione l’ex-presidente Cossiga, quando, qualche tempo fa, con una battuta aveva dichiarato :  “le toghe vi salteranno alla gola” e aveva consigliato al premier di espatriare in Svizzera.

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