Considerazioni finali del governatore di Bankitalia

Da imprenditore, normalmente più propenso ad analizzare i problemi di competitività e produttività economica più che i complessi sistemi di finanza internazionale e del suo controllo, non posso che riconoscere che  il Governatore Draghi ricorda nella sua relazione, come non mai, tali problemi sia per l’Italia che per l’Europa.

Così come si sofferma in più occasioni sulla produttività del sistema e della Amministrazione Pubblica, essenziali per un riequlibrio dei conti nazionali, per una stabilità dell’ economia e della finanza  ed una ripresa dell’occupazione.

Segnala anche  le notevoli differenze di crescita della produttività oraria dell’Italia rispetto ad altri Paesi e l’enorme calo delle esportazioni e fornisce qualche comparazione, qualche suggerimento e segnala pericoli o politiche da non imitare.

Dal tutto si evince una capacità di questo Governo nel limitare i danni di una spesa sempre più dissennata e la ottima attività del Ministro dell’Economia su questo fronte.

Vediamo allora con coerenza cosa può e deve fare il Governo per il rilancio dell’economia reale, gradualmente e con la compatibilità del piano di rientro della finanza pubblica, cosa possibile, ed in armonia con quanto sottolineato da Mario Draghi.

Per l’area del  LAVORO occorrono: mercato del lavoro flessibile; ammortizzatori sociali semplici-certi-incentivanti; previdenza, oneri impropri sulle retribuzioni; solo di competenza; orari di lavoro e produttività ad almeno 40 ore; aumento produttività della amministrazione Pubblica.

Per l’area dell’Economia reale delle imprese: trasparenza del mercato; eliminare la logica assistenziale alle imprese; liberalizzare ed incentivare la costruzione di infrastrutture logistiche; energia rinnovabile o nucleare con costi pari a quelli dei competirors mondiali; semplificare incentivare la nuova imprenditorialità; abolire attività dello Stato inutili e far fare da imprese in concorrenza sul Mercato; riformare corporazioni-ordini che limitano la concorrenza; rilanciare fortemente la ricerca scientifica.

E infine avere una politica del territorio improntata ad un suo migliore utilizzo; attribuire concessioni con aste permanentemente concorrenziali; avere una giustizia amministrativa tempestiva; avere una gestione del cambio € e patti bilaterali che permettano una competizione non truccata; riduzione della pressione fiscale e quindi della evasione; Scuola e Formazione competitive ed efficaci.

Ha fatto bene il Presidente Berlusconi a richiedere all’industria un esperto di tali materie per ricoprire la carica di Ministro per lo Sviluppo. Una qualche migliore risposta la si può ancora dare.

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