Gianfranco Fini non mi convince

Nelle settimane scorse sono apparsi su Cartalibera alcuni articoli su Gianfranco Fini. Io stesso ne avevo già scritto, sempre su Cartalibera, diversi mesi fa, in tempi non sospetti. La vicenda di Fini però mi intriga e quindi ne voglio riparlare, anche se, forse,  con qualche ripetizione.

Innanzi tutto una premessa : personalmente non ho mai fatto parte di Forza Italia né oggi del Popolo della libertà . Sono invece liberale da sempre e nel passato, per qualche decennio, anche con responsabilità politiche liberali e incarichi in organismi ed enti pubblici.

Guardo quindi le vicende dell’attuale maggioranza governativa , i contrasti interni, la posizione di Fini e la nuova corrente dei “finiani”, da semplice spettatore esterno, diciamo con una visione non particolarmente interessata, abbastanza neutrale.

Per oltre un anno e più, l’On.Fini, quasi ogni giorno, ha fatto il cosiddetto “controcanto” a Berlusconi su qualsiasi argomento, poi c’è stata la ormai famosa direzione del PdL del 22 aprile scorso con Fini all’attacco di Berlusconi e con la ventilata (oggi mi sembra rientrata) possibilità di costituire gruppi autonomi ; successivamente la costituzione di “Generazione Italia”, ecc..

Le prese di posizione di Fini rispetto al Presidente del Consiglio, con moniti, richiami, distinguo, si sono fatte frequenti, quasi quotidiane. Ad esempio in tema di immigrazione, di cittadinanza, di integrazione, di bioetica, di giustizia, di intercettazioni, di riforme istituzionali, di rapporti con la sinistra, di legalità, si è parlato anche di cesarismo.

Da parte di alcuni “finiani” sono stati presentati anche progetti di legge abbastanza discutibili, quasi come una provocazione rispetto al programma governativo.

Si è  parlato di “conversione” di Fini. Salvatore Merlo, giornalista del “Foglio” ne ha scritto un libro.

Effettivamente possiamo parlare di vera “conversione”. Vera o fasulla ?. A questo proposito mi ricordo la sua famosa frase di qualche anno fa, su Mussolini migliore statista del 900 mondiale, alla quale fece seguito, pochi anni dopo, con tanto di Kipa’ in testa, affermando che il fascismo fu il male assoluto. Il fascismo, non il nazismo, non il comunismo.

Mi ricordo Fini che faceva comizi  con Le Pen, diceva che i maestri gay non potevano insegnare, metteva in guardia contro il “meticciato”, varava la legge sull’immigrazione Bossi-Fini.

Ricordo che ai tempi di Alleanza Nazionale l’On.Fini aveva un idea di partito non certamente liberale e democratica, (si veda lo scontro con Storace che chiedeva a gran voce un confronto con un congresso che lui non fece mai ).

Quello che meraviglia e lascia perplessi è la eccessiva rapidità di cambiamento di idee e propositi dell’On. Fini, su diversi argomenti : dei veri voltafaccia improvvisi, e questo non dopo una seria riflessione di 10-15 anni, ma in due o tre anni. Fini ha assunto posizioni sistematicamente divergenti non solo rispetto al governo Berlusconi ma rispetto al suo vecchio elettorato di An (ex-Msi), alla storia del suo partito e alle idee e ai programmi politici sottoscritti in questi anni. La sua vecchia base elettorale è ovviamente frastornata.

Personalmente credo che idee anche giuste debbano maturare ed essere realizzate con gradualità, quando i tempi sono maturi, senza accelerazioni strumentali  e non programmate.

La sua evoluzione è comunque da apprezzare. Su alcuni argomenti, secondo me,  Fini ha ragione.  La scommessa di Fini è quella di creare una destra laica e moderna, una destra dei diritti”, sensibile alle attese degli immigrati e delle persone omosessuali, quella di impedire l’appiattimento del partito su idee fortemente conservatrici, specie in materia bioetica e diritti civili, e nel contempo ravvivare il dibattito interno, oggi fortemente inibito da un serio problema di democrazia interna del PdL.  Detto questo , l’on. Fini, a mio avviso, certamente non può essere considerato il simbolo o il portabandiera del nuovo liberalismo italiano, come qualcuno ha sostenuto, e la corrente “finiana” non è assolutamente la corrente “liberale” all’interno del PdL. La storia di Fini non è liberale, ha una cultura, una tradizione di “destra”. Lui stesso  ha ammesso di non essere mai stato e di non essere un liberale e di non conoscere la cultura e la storia liberale.

Sul piano economico non è mai stato liberista, è stato sempre molto attento all’intervento dello Stato e agli statali (soprattutto ai ministeriali , suo tradizionale bacino elettorale) più che al mercato, agli imprenditori e alle cosiddette partite Iva.

Come ha scritto Enzo Palmesano, per trenta anni dirigente del Msi ed ex-giornalista de “Il Secolo d’Italia”, nel suo recente libro su Fini :  “Nella battaglia in atto nel Pdl, non a caso gli ex almirantiani sono schierati contro l’ex leader di AN. La destra italiana, in quanto erede del fascismo e della Repubblica di Salò, deve fare i conti con il fardello della storia: niente a che vedere con la Francia, dove la destra di Sarkozy deriva dal gollismo ed è quindi figlia dell’antifascismo e della Resistenza. Svantaggio aggravato da alcuni errori di strategia commessi da Fini, su tutti quello di non aver mai cancellato la nostalgica Fiamma fascista dal simbolo del partito di cui era leader.An, mentre gli ex rautiani si presentano come i più combattivi sostenitori del finismo.”

Ora a prescindere dalla storia personale o dalla conoscenza che uno può avere della storia del liberalismo, quello che conta sono le idee e i valori che si esprimono e i comportamenti conseguenti.

Però  le critiche di Gianfranco Fini, pur in parte condivisibili su alcuni argomenti (problemi di bioetica, diritti civili, legalità, necessità di maggior dibattito interno), sono comunque poco comprensibili sia per il modo ( rancoroso, personalistico ed anche un pò imbarazzante) con cui sono state espresse che per la finalità che si vuole perseguire;  comunque sono inopportune in questo momento particolare di grave crisi economico-finanziaria, una situazione difficile da  guidare e controllare.

Certamente  nel Pdl esiste  un preoccupante deficit di democrazia interna, nonchè una carenza di liberalismo sia nei programmi che nella gestione del partito stesso. Ma come scrivevo in un precedente articolo pubblicato su Cartalibera , molte delle prese di posizione di Fini e dei suoi fedelissimi  (ad es.Ronchi; Bocchino; Perina; Granata; Briguglio; ecc.) danno la netta impressione di continue  provocazioni e del non riconoscersi più nella leadership di Berlusconi, anzi danno l’impressione di voler solo congiurare contro il Premier con l’obiettivo di succedergli. Dato lo strapotere berlusconiano, si alza la cresta, ci si smarca e si fa finta di essere di sinistra contravvenendo al programma elettorale del PdL del 2008; si ventila la possibilità di sabotare l’azione del governo (una specie di “granello di sabbia” nei meccanismi del potere berlusconiano). Si è parlato addirittura di chiusura anticipata della legislatura e di elezioni anticipate nel giro di un anno.

Per tutti questi motivi l’On. Fini non mi convince.

Detto questo, ad oggi, se non ci sono degli scossoni traumatici dovuti ad inchieste giudiziarie, non mi sembra che ci siano le condizioni per una caduta del governo o per una scissione della componente ex-AN, anche se i rapporti interni nel PdL sono abbastanza compromessi.  E’ l’immagine esterna della coalizione governativa che viene comunque negativamente intaccata.

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