I dissidenti cubani si fanno sentire oltre il muro dell’indifferenza

(pubblicato su www.opinione.it)

L’opinione pubblica italiana sta lentamente aprendo gli occhi sulla realtà della repressione castrista, anche andando oltre ai persistenti miti rivoluzionari. Su Radio1 (l’emittente più ascoltata in Italia), il programma “Zapping” ha lanciato una campagna per la liberazione dei prigionieri politici cubani. In un mese e mezzo ha raccolto ben 27mila adesioni. Sabato 22, gli esuli hanno organizzato una “marcia mondiale” per la libertà in 25 città, fra cui Milano e Firenze. Domenica scorsa, lo Speciale Tg1 ha dedicato la sua inchiesta alle condizioni di vita reali nell’ultimo “paradiso comunista” caraibico, con un servizio di eccezionale rarità, girato senza permessi, per le misere vie de L’Avana. Abbiamo potuto ascoltare i pareri di una blogger dissidente ormai nota su Internet, come Yoani Sanchez e dell’esule cubano a Milano, Carlos Carralero, presidente dell’Unione per le Libertà a Cuba. Ma anche l’opinione del professor Gianni Vattimo. Che, di fronte a queste testimonianze, replica con il solito argomento: sarebbe in corso una campagna di diffamazione della rivoluzione castrista, alimentata dai soldi degli Usa. Durante la marcia degli esuli cubani a Milano, l’onnipresente Associazione Amici Italia-Cuba aveva organizzato un controcanto di fronte al Consolato (un confronto assolutamente impossibile dentro i confini cubani). Persistono i soliti pregiudizi positivi sul castrismo: la sanità funziona meglio che in America, tutti i cittadini godono dei servizi pubblici, tutto ciò che manca è colpa dell’embargo americano. E infine: Cuba è un “Paese in guerra”, Castro ha subito “più di 700 attentati”, dunque una stretta sulla stampa e sull’opinione pubblica è, come in tutti i Paesi assediati, “giustificata”. “Sono luoghi comuni della propaganda castrista che nemmeno Raul Castro osa più ripetere” – dice a L’Opinione Carlos Carralero – “Le cifre che vengono diffuse sul numero di attentati a Castro non riesce a dimostrarle nemmeno lo stesso Fidel. Per non parlare delle somme di denaro che sarebbero state stanziate dagli Usa a favore della dissidenza: dove sono tutti questi soldi?”. E lo spiega un dissidente esule che ha rilasciato le sue dichiarazioni da Milano… perché non poteva permettersi di andare un giorno a Roma nello studio del Tg1. Se questi luoghi comuni persistono anche quando riguardano persone che vivono in Italia, quelli su Cuba sono ancor più duri a morire: “Per quanto riguarda la sanità, a Cuba non troviamo medicine. Se hai bisogno di un farmaco, trovi quelli americani (alla faccia dell’embargo!), ma solo un turista o una piccola parte di privilegiati può permetterselo. Vieni curato con farmaci americani in ospedali d’élite come la clinica Cira Garcia, sempre se sei un privilegiato.

Ma il grosso della popolazione finisce in strutture dell’orrore, che non si trovano neppure ad Haiti: piene di insetti, senza energia elettrica, prive dell’igiene elementare che sarebbe richiesta per accogliere persone da curare. Ventisei malati mentali sono morti di fame e di freddo lo scorso dicembre in una clinica psichiatrica de L’Avana. I dissidenti lo hanno denunciato e provato, con tanto di foto. Il regime stesso lo ha ammesso”. Si dice anche che a Cuba vi sia una mortalità infantile più bassa ancora rispetto a quella negli Usa… “Non so, nemmeno in questo caso, da dova salti fuori questa statistica” – ci spiega Carralero – “Dubito molto che sia così in un Paese dove cresci in strade piene di spazzatura, con i roditori che scorrazzano liberamente, dove i medicinali sono fuori dalla portata dei genitori comuni”. In questi mesi, comunque, c’è una maggior attenzione al dissenso cubano e alle notizie indipendenti che escono dall’isola aggirando la censura del regime: “Ha fatto scalpore la morte di Orlando Zapata Tamayo, morto in seguito a uno sciopero della fame intrapreso per protestare contro le condizioni carcerarie. Colpisce l’analoga protesta del giornalista indipendente Guillermo Farina, ormai al suo terzo mese di digiuno. Evidentemente, anche in Europa, ci stiamo rendendo conto che tacere i crimini di una dittatura è un grave errore. Le sofferenze dei dissidenti non sono finite. Farina è tenuto in vita dal regime in un ospedale dell’Avana. In questo modo i Castro possono ripulirsi la coscienza: se muore, sarà solo ’colpa di Farina’, mentre loro possono dimostrare che hanno fatto tutto il possibile per salvarlo. La famiglia di Orlando Zapata Tamayo patisce ancora una dura repressione. Sua madre non può nemmeno andare al cimitero a pregare sulla tomba di suo figlio. Il padre ha detto che la situazione è disperata, che la polizia è sempre schierata davanti alla loro casa. Sono tenuti sotto stretta sorveglianza, in continuazione. Il regime ha sempre cercato di esiliare i dissidenti scomodi che non riesce ad incarcerare. La madre di Orlando ha dichiarato che seguirà suo figlio nella tomba, ma non lascerà il Paese”.

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