Censura a Milano

Le opere di Maurizio Cattelan sono provocatorie, a volte hanno l’effetto di un pugno nello stomaco. Eppure Cattelan è una star, le cui opere sono presenti nei principali musei di arte contemporanea del mondo.

A Milano, nel 2004, la Fondazione Trussardi dovette ritirare dopo pochi giorni l’esposizione di un’opera che rappresentava bambini impiccati esposta in una piazza. Fu giusto così. In nome dell’arte non si può tutto. La visione di un’opera così scioccante, soprattutto per i bambini, deve essere frutto di una libera scelta.

Adesso si riaccende la polemica a Milano. Una mostra dell’artista, già prevista a Palazzo Reale, potrebbe essere cancellata perché espone opere troppo provocatorie. In questo caso si tratterebbe di una “censura” illiberale, perché le opere sarebbero esposte in un museo e chi decide di pagare il biglietto per vederle non ne impone la visione ad altri.

La censura (o speriamo “tentata censura”) è avvenuta nel corso dell’ultima pre-giunta del Comune di Milano. Che cos’è la pre-giunta – si domanderanno i nostri lettori? E’ una riunione preliminare rispetto a quella della Giunta, che è l’organo istituzionalmente deputato a governare la città. In teoria un momento di istruttoria tecnica delle delibere, in realtà – almeno a Milano – un consesso abusivo che entra nel merito delle decisioni di Giunta, che si vede così espropriata delle sue funzioni istituzionali, e svolge proprio un’attività di censura preventiva delle delibere, in modo che quelle sgradite non vengano neppure portate in Giunta per la discussione.

A rendere la situazione ancora più insostenibile è il fatto che alla pre-giunta non partecipano tutti gli assessori, o almeno quelli che hanno delibere da proporre alla Giunta, ma un ristretto numero di assessori, indicati dai partiti come “capi-delegazione”, figura che non esiste nella legge. Una forma di invasione di campo da parte dei partiti degli spazi propri dell’amministrazione, che indebolisce in primo luogo la figura del Sindaco che opera così “sotto tutela”.

Si dà il caso che siano proprio le delibere degli assessori che non ricoprono la carica di capi-delegazione ad essere spesso ritardate, ostacolate o respinte, in assenza del proponente (che subisce così un vero e proprio processo in contumacia), anche per ragioni che nulla hanno a che fare con i contenuti deliberativi. Naturalmente l’assessore alla cultura del Comune di Milano, Massimiliano Finazzer Flory, che aveva proposto la delibera relativa allo svolgimento della mostra su Cattelan, non fa parte degli ammessi alla pre-giunta e così ha saputo solo ex-post della censura.

Questa volta, però, – diversamente dalla norma, per cui gli assessori vittime tacciono – Finazzer ha deciso di non subire in silenzio ed ha pubblicamente minacciato le dimissioni se la censura non verrà meno.

Anche il suo esuberante predecessore Vittorio Sgarbi si era trovato in una situazione analoga, in cui il Sindaco e il vicedirettore generale del Comune avevano individuato con un post-it giallo le opere da eliminare di una mostra di cui era già stato stampato il catalogo (le cose stanno proprio così – chi scrive ne è stato testimone). Sgarbi non aveva abbozzato ed era stato rimosso dal suo incarico.

Come finirà questa volta, non si sa. Finazzer potrebbe spuntarla. Difficile che il Sindaco possa permettersi di perdere un altro assessore ad un anno dalle elezioni.

3 comments for “Censura a Milano

  1. Mario Rampichini
    6 giugno 2010 at 22:03

    “Le opere di Maurizio Cattelan sono provocatorie, a volte hanno l’effetto di un pugno nello stomaco” Vero. Ma è un eufemismo. Sono orrende e disgustanti, perciò non devono essere esposte in luoghi pubblici. Che siano esposte in musei o altri luoghi chiusi, chi ha gusto per l’orrido se le vada a vedere.

  2. anita
    29 maggio 2010 at 18:20

    non mi piace, non approvo nulla di quello che ha fatto, mi spiace che sia veneto. Se vuole stupire il mondo si applichi meglio. Non perdo tempo con i pazzi.

  3. 25 maggio 2010 at 15:40

    Finazzer Flory non è Sgarbi. Ha trovato un “onorevole” compromesso. Le opere più dissacranti non saranno esposte.

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