La Milano che vogliamo

Discorso al convegno “La Milano che vogliamo”, organizzato da “Riforme e libertà” all’Umanitaria il 14 maggio 2010.

Io amo Milano, la amo da milanese, da lombardo, da italiano. Il mio amore da milanese è sentimentale, da italiano è razionale. I periodi più luminosi della storia italiana dall’unità ad oggi sono stati quelli in cui l’Italia ha avuto due capitali e quella morale e civile è stata Milano: il motore economico, finanziario, culturale dell’unità, dello sviluppo, della ricostruzione del nostro Paese. Da almeno 20 anni a questa parte si ha l’impressione che in Italia non esista più una seconda capitale e l’indubbio spostamento di risorse, sempre più verso Roma, iniziato proprio con gli anni ’90 ne è una conseguenza, non la causa. E’ anzi paradossale che questa penalizzazione finanziaria e questa incapacità di essere ancora l’altra capitale del Paese coincida proprio con l’affermazione della Lega, un movimento che al di là di slogan certamente ad effetto non ha mai saputo porre, anche per una certa refrattarietà all’analisi culturale, la centralità di Milano nel contesto nazionale. Credo che il problema di Milano sia innanzitutto quello di ritrovare la sua anima, la sua identità, per poter costruire su di essa il suo futuro. C’è un passo del Vangelo in cui Cristo dice: “la mia testimonianza è vera perché so da dove vengo e so dove vado”. La crisi di identità di questa città passa attraverso più fattori: la grande immigrazione degli anni ’60 e ’70; la deindustrializzazione e la crisi del commercio: pensate che negli ultimi 20 anni si sono persi 200.000 posti di lavoro e 450.000 abitanti, hanno chiuso quasi 30.000 negozi. E’ scomparsa quella grande borghesia che aveva dato espressione plastica ai valori di laboriosità e onestà tipici di questa città. In compenso vi è stata l’esplosione del terziario avanzato e quindi l’esplosione dei servizi, il che significa una città sempre più senza confini fisici, sempre più globale. La città ha cambiato fisionomia e per troppi anni si è proceduto a costruire interi quartieri senza identità, anonimi, palazzacci senz’anima e con qualche speculazione di troppo. E infine Tangentopoli che ha inciso pesantemente sulla fiducia di questa città in se stessa, oltreché sulle sue finanze. La costruzione della linea 3 della MM, della stessa lunghezza di un analogo tratto della metropolitana di Zurigo, ha richiesto 3 volte il tempo, e 3 volte i costi. Non vorrei che si dimenticasse tutto questo quando si danno giudizi troppo sbrigativamente assolutori su quel fenomeno corruttivo che ha dilapidato le risorse pubbliche, che ha anteposto l’interesse di singoli a quelli della comunità. Un periodo in cui la politica ha esteso il suo controllo soffocante su tutta la società. Quel periodo non deve tornare. Ma quale è l’anima di Milano, quali sono i suoi valori più autentici, quelli che nel corso dei secoli l’hanno caratterizzata? Ne ho individuato alcuni e penso che da questi dobbiamo ripartire.

Innanzitutto la sua straordinaria capacità di far sentire chiunque un milanese, cioè la capacità di integrare. Il suo patrono è uno straniero, nato a Treviri, acclamato vescovo per le sue doti morali, e un altro grande santo, Agostino, abbandona Roma e viene a Milano, come tanti altri suoi compatrioti, “nell’appassionata ricerca della verità e della sapienza”, come scriverà poi nelle Confessioni. Del resto la capacità di milanesizzare è una caratteristica che questa città ha saputo mantenere nel corso dei secoli: Stendhal, volle scritto sulla sua tomba: “un milanese” e persino quello che la storiografia ha rappresentato come il nemico storico di Milano, il conte Johann Wenzel Radetzky von Radek, si stabilisce a Milano da pensionato per venire qui a morire. L’altra caratteristica è la sua straordinaria apertura. Fra 3 anni ricorre una data simbolo della più autentica identità di questa città, i 1700 anni dall’editto di Milano, uno dei fatti più importanti per la storia della civiltà occidentale: “chiunque è libero di praticare la propria fede e nessuno può essere discriminato per il proprio credo religioso”. La battaglia dei martiri cristiani per l’affermazione della libertà religiosa trova in questa città la sua affermazione. Milano ovvero la sua straordinaria capacità di evolvere che è poi alla base della sua capacità di innovare. Da piccolo villaggio celtico, sconfitto da Roma alla fine del III secolo a.C., diventa capitale dell’impero romano proprio a scapito di Roma, e poi, dismesse le vesti di maestosa capitale della burocrazia imperiale, nel medioevo la ritroviamo, insieme con le altre città lombarde, all’avanguardia in Europa nella finanza e nel commercio, tanto che non vi è città europea che non abbia una Lombard street. L’innovazione presuppone una grande attenzione all’istruzione. Plinio nel II secolo d.C. ci racconta che all’epoca Milano era nota perché le famiglie milanesi facevano a gara per scegliere per i propri figli i migliori maestri, e nel medioevo la città era fra le poche in Europa ad avere una rete di scuole comunali pagate dal comune e gratuite per tutti. Cattaneo già nei primi decenni del 1800 intuisce la straordinaria importanza dell’istruzione tecnico-professionale per lo sviluppo di Milano e della Lombardia. E ancora agli inizi del 1900, mentre a Palermo i maggiorenti della città chiedono la chiusura delle scuole elementari fonte di corruzione dei giovani, a Milano il comune discute su come trovare i soldi per pagare di più gli insegnanti per valorizzarne il ruolo. Milano è anche la città della ragione, mai del fanatismo o dell’oscurantismo: Verri e Beccaria ne sono il simbolo.

L’apertura al futuro. Basti pensare alla Milano degli Sforza e a Leonardo che proprio qui trova il clima ideale per mettere le basi della ricerca scientifica moderna. Le riforme di Maria Teresa. All’inizio del 1800 Milano aveva 500 ingegneri, tanti quanti Parigi, il doppio di Torino. La rivista il Politecnico, la prima centrale elettrica italiana, il ruolo della chimica, dei suoi ospedali dove si fa ricerca di avanguardia. Non è un caso se il futurismo nasce proprio a Milano.

La solidarietà: la trama odierna degli ospedali lombardi si costituisce nel medioevo. Milano è stata la prima città a sviluppare già 1000 anni fa una rete di istituzioni caritatevoli per orfani, vedove, vecchi. All’inizio dell’1800 c’erano a Milano tanti ospedali quanti a Londra, pur con un decimo della popolazione. E fu un medico francese, innamorato di Milano, Federico Ozanam a fondare qui la San Vincenzo. E’ del resto la città che in Italia ha la più alta percentuale di donazioni di sangue e di organi. Infine tre caratteristiche che ne hanno fatto a buon diritto dall’unità e fino a 20 anni fa la capitale morale dell’Italia.

La legalità: sottolineava la professoressa Galbiati, in un bel seminario che abbiamo organizzato in preparazione di questo convegno, come nel film “Rocco e i suoi fratelli” di Luchino Visconti l’unico dei numerosi fratelli immigrati a Milano che ce la fa sia colui che segue le regole, che si integra nel rispetto di quella identità milanese e lombarda fatta ancora una volta di lavoro e di onestà. E non è un caso se il presidente di Assoedilizia, Colombo Clerici, in un altro seminario organizzato sull’identità milanese, ci abbia ricordato che mentre Roma ha 8500 lottizzazioni abusive, pari a 2/3 del territorio di Milano, nella nostra città il fenomeno è marginale. Milano è stata del resto la città dei patari (Arialdo e Anselmo da Baggio) e del giansenismo, che in epoche diverse chiedevano un rinnovamento morale della società e delle istituzioni del tempo, innanzitutto la chiesa. Una città borghese, si è detto, che ha fatto per molto tempo della misura, della discrezione, del garbo la sua identità, anche nella sua architettura: basti guardare ai suoi splendidi giardini interni, non ostentati, mai esibiti. Una città in cui i nostri vecchi dicevano che bastava una stretta di mano, la parola data, per chiudere un accordo, forse una città un po’ ingenua, come la dipinge certa cinematografia romana degli anni ’70, ma certamente con il culto della buona fede. Da qui, da questi valori, che in parte sono ancora ben vivi nella nostra società, in parte sono tizzoni che ardono sotto la cenere, dobbiamo ripartire. Quali sono i nodi strutturali? Occorre innanzitutto ricostruire il tessuto sociale. Come altre grandi città occidentali, Milano presenta una società in cui si avvertono segni di disgregazione, una società sempre più frammentata. Il premier inglese Cameron, tanto caro a Gianfranco Fini, parla di broken society. Qui vi è il più alto numero di single, un numero sempre più elevato di anziani soli, e spesso abbandonati a se stessi, pochi bambini, che richiedono attenzioni che non sempre hanno. Dobbiamo saper ricostruire una trama comune, che ridia quello spirito di serena unità e fiduciosa collaborazione che era così ben espressa per esempio dalle corti lombarde e dalle case di ringhiera. E’ centrale il ruolo della famiglia come grande ammortizzatore sociale, e come collante fra generazioni. Le politiche per la famiglia devono assumere dunque un ruolo sempre più centrale per la amministrazione cittadina.

La sfida economica. Alcuni passaggi chiave: 1) la ricerca e l’innovazione, e qui dobbiamo avere il coraggio di resistere alle tentazioni della crisi, a iniziare dalle politiche del governo nazionale: si risparmi sui costi anomali delle spese per acquisti nella sanità (cresciute del 50% in 5 anni), si razionalizzino gli enti locali, province e comuni, si fissi un limite alle consulenze, etc., ma non si tagli sulla ricerca; 2) il credito e l’accesso al credito e un sistema di fideiussioni pubbliche per chi se le merita; 3) le infrastrutture, e a questo proposito vorrei sapere quando verranno liberalizzati gli slot di Malpensa; prioritarie sono le grandi direttrici con il Nord Europa e con Genova; 4) si incoraggi e si favorisca la imprenditoria locale sul modello dello small business act, che grazie alla mia mediazione venne adottato lo scorso autunno dal comune di Milano in accordo con tutte le associazioni artigiane. Ora però deve essere concretamente applicato.

La qualità della vita. Ci vuole una rivoluzione ambientale. Dobbiamo prendere in mano la battaglia per un ambiente vivibile, sappiamo tutti che la salute dei nostri figli è a rischio. La sfida per la qualità dell’aria e dell’acqua è la sfida del futuro. Il decoro: più pulizia nelle strade; meno graffiti: ora, grazie anche ad un mio emendamento al decreto sicurezza accolto dal Parlamento, gli strumenti ci sono, i graffitari possono finalmente finire in galera.

Sicurezza. Intanto la legalità. La moglie di Cesare deve essere al di sopra di ogni sospetto: Gianfranco Fini ha detto “chi sbaglia paga”. I corrotti, a qualunque partito appartengono, devono essere cacciati dalla politica. E lotta senza quartiere a mafia e ‘ndrangheta: il Governo sta facendo bene la sua parte. Attenzione proprio qui in Lombardia e soprattutto in alcuni comuni della provincia di Milano a non scendere mai a patti con ambienti vicini alle associazioni criminali, magari per avere in cambio qualche centinaio di voti. La mafia è un cancro che va estirpato dalle nostre terre senza esitazione. E poi più controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine. E al governo chiediamo: certezza della pena! Ricordo una dichiarazione di un giovane clandestino arrestato, ripresa tempo fa da alcuni giornali: “in Italia” disse “vengono più delinquenti che altrove perché in tutto il Mediterraneo è noto che da voi si può rubare senza problemi, tanto in galera non si va mai o al massimo si resta per poco”.

I servizi. Milano è certamente più avanti rispetto ad altre città italiane, ma il modello devono essere le capitali europee: 1) un sistema organico e integrato di trasporti come a Monaco; 2) una rapidità di risposte della pubblica amministrazione alle imprese e ai cittadini, eliminando la carta, i documenti cartacei, e completando la informatizzazione delle procedure, in specie nei rapporti con le imprese.

Infine le riforme. Non capisco perché sia stata abbandonata la proposta fatta da Formigoni nella scorsa legislatura di attribuire alla Lombardia alcune quote di autonomia particolare. Non capisco perché, per esempio, la istruzione professionale sia stata ristatalizzata, quando abbiamo già in Lombardia una eccellente formazione professionale. E’ giusto che ci siano modelli differenziati di federalismo.

Prima di concludere, una battuta sul federalismo fiscale. Dirò subito che sono a favore, non foss’altro per riequilibrare almeno in parte un residuo fiscale che penalizza oltre ogni misura la Lombardia, ma non capisco perché aspettare 5 anni per mettere in piedi un meccanismo particolarmente costoso, almeno nella sua fase iniziale, e non si impongano subito tagli a quelle regioni poco virtuose: perché dobbiamo aspettare 5 anni per far sì che in Calabria una sacca di sangue non costi più 4 volte che in Lombardia o una scatola di cerotti 100 volte più della media nazionale?

Quale futuro dunque per Milano? Quale ruolo? Una cosa deve essere chiara: noi non siamo l’ultima propaggine di un’Italia mediterranea. Noi siamo e vogliamo essere innanzitutto una grande città europea, uno dei motori dello sviluppo europeo per portare l’Italia intera in Europa. Ed è per questo che dobbiamo tornare ad essere l’altra capitale, è per questo che dobbiamo attrezzarci, per vincere la sfida con Francoforte, Monaco Barcellona, Lione, Amsterdam. Quel ruolo di avanguardia che la nostra città ha saputo svolgere per oltre un secolo dall’unità d’Italia, vogliamo torni ad essere la cifra della nostra identità, come le querce della nostra terra: robuste radici ben piantate nel suolo e alti rami protesi nel cielo.

2 comments for “La Milano che vogliamo

  1. 21 luglio 2014 at 18:54

    La prima foto e8 STUPENDA!Grazie mille per quest’ennesima dritta, la prsomisa volta che verremo a Milano cercheremo di approfittarne, magari per un aperitivo tutte insieme (beh, proprio tutte sare0 impossibile )!Mi piace un sacco il tuo outfit, cosec informale ma chic (what else?!), e quel rossetto ti sta divinamente!Baci e buona serata a te, a Stellina Diavolina e a tutte voi streghette!

  2. 6 luglio 2014 at 16:28

    Ciao Fili,perche9 non metti qualche volta un ftmeuto alle tue foto che esprima il tuo pensiero o lo stato d’animo del momento?Ad esempio, in queste metterei (in ordine di apparizione):1) ma guarda che tempo, sembra di stare in Svezia 2) ma chi e8 che rompe??? 3) mmm, non devo dimenticare questo appuntamento 4) eh, si, oggi ho scelto proprio le scarpe giuste 5) mi inseguono ancora vediamo se li semino nascondendomi qua dentro 6) ah ah che tipo buffo le0 in strada 7) acc, ma cosa ho pestato??? Perdona l’insolenza,mi cospargo il capo di cenere, non mi permetterf2 pif9 liberte0 del genere.Baci, Giu

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