Una situazione di guerriglia quotidiana è logorante

La crisi finanziaria della Grecia, l’incertezza dell’Europa incapace di prendere una decisione in tempi rapidi, la durezza della Germania contro Atene in un primo momento e poi l’accettazione (con ritardo) del piano di aiuti hanno creato una situazione molto preoccupante.

Queste ultime settimane sono state e sono caratterizzate da una gravissima crisi finanziaria internazionale, da paurosi crolli delle Borse, da una speculazione internazionale all’attacco su diversi campi, da attacchi sistematici contro l’euro, da aumenti dei tassi sul mercato interbancario, da un calo di fiducia tra gli stessi istituti di credito.

A questo punto basta poco innescare rivolte di piazza come è successo ad Atene con tre impiegati di banca morti.

Un grande intellettuale francese Dominique Moisi, a questo  proposito, ha detto: “C’è una specificità greca, ma è anche un atto simbolico: durante la Rivoluzione francese si attaccavano i castelli dei principi, oggi si attaccano le banche. Il problema generale, che va oltre la Grecia, è che le opinioni pubbliche non credono più né ai mercati, né agli Stati né all’Europa”.“ All’epoca della presa della Bastiglia non c’era la televisione che amplifica i fenomeni e innesca meccanismi d’imitazione. Le classi popolari sono pervase  da un senso d’ingiustizia, alimentato anche da bonus e stipendi offensivi ai più alti livelli, e dalla paura delle riforme che sarebbero necessarie per riorganizzare le economie e le società. Si rischia di bloccare le riforme per fermare le violenze.”

Il nostro Paese, sia pur più solido della Grecia, del Portogallo e della Spagna, non è completamente immune da questo contagio, dai rischi di una crisi sistemica.

Si attende con trepidazione cosa succederà lunedì alla riapertura dei mercati finanziari.

Daniele Manca sul “Corriere” di ieri, dopo aver riconosciuto al governo un ruolo decisivo nella drammatica riunione dell’Eurogruppo per salvare l’euro, giustamente scrive: “Ora la politica dia una risposta forte. Si evitino liti su temi marginali, senza falsi ottimismi si dica che anche l’Italia non è immune dalla crisi. Averne consapevolezza ci aiuterà a superare prove che in futuro potranno rivelarsi difficili”.

In questa situazione cosa fa invece la politica italiana? L’altro giorno alla Camera dei deputati  ad ascoltare la relazione del ministro Tremonti sulla Grecia c’era solo una sessantina di presenti. I partiti di maggioranza e di minoranza continuano a litigare  tra loro sui soliti problemi, anche di relativa importanza. Non è detto poi che il Pd e l’IdV votino il prestito di quasi 15 miliardi di euro (in tre anni) alla Grecia che il governo italiano ha proposto.

Ciò che stupisce è che si litiga anche all’interno dei singoli partiti.

Il Pd, ad esempio,  è completamente spaccato in due tronconi pronti a separarsi. La minoranza di Franceschini e Veltroni ormai apertamente attacca la segreteria Bersani: o il partito cambia o ci si separa. Nel convegno della minoranza riunita a Cortona, si è parlato, come extrema ratio, di scissione.

Nello stesso PdL, nonostante la vittoria recente alle elezioni regionali, c’è malessere, anzi guerriglia tra Fini e i suoi fedelissimi contro Berlusconi e i vertici del partito.

Per oltre un anno Fini, ogni giorno, ha fatto il cosiddetto “controcanto” a Berlusconi su qualsiasi argomento. Non per niente Giampaolo Pansa, già un anno fa, aveva definito Fini, la “suocera del regime”.

Dopo quanto è accaduto il 22 aprile scorso, con Fini all’attacco di Berlusconi, e con la ventilata possibilità di costituire gruppi autonomi, ora la situazione di strappo potrebbe peggiorare.

A mio avviso le critiche di Gianfranco Fini, pur in parte condivisibili su alcuni argomenti (problemi di bioetica, diritti civili, legalità, necessità di maggior dibattito interno), sono comunque poco comprensibili sia per il modo con cui sono state espresse che per la finalità che si vuole perseguire;  comunque sono inopportune in questo momento particolare.

Le “bischerate”, anche insolenti,  dell’On. Bocchino, le continue esternazioni degli On. Granata e Briguglio anche su questioni di scarsa importanza, peggiorano la situazione. Si litiga per chi deve andare ai “talk show” a rappresentare il partito, si propone di ridurre i termini per gli extra-comunitari al fine di concedere loro la cittadinanza e il diritto di voto, si cominciano a mettere in discussione alcuni progetti nel campo della giustizia, delle riforme istituzionali, del federalismo fiscale, si ventila la possibilità di sabotare l’azione del governo (una specie di “granello di sabbia” nei meccanismi del potere berlusconiano). Si è parlato addirittura di chiusura anticipata della legislatura e di elezioni anticipate nel giro di un anno..

E’ chiaro che tale situazione  di guerriglia quotidiana è logorante e, a mio avviso, anche inquietante di fronte ad una situazione economica e finanziaria difficile da guidare e controllare.

“Quello che sta accadendo è epocale. Signori, sta cambiando il mondo”, come ha detto Tremonti,   mentre noi vediamo la maggioranza governativa sta qui a gingillarsi e discutere con l’On. Bocchino, o discutere se si deve concedere la cittadinanza agli extra-comunitari dopo cinque anni o meno oppure dividersi sull’ipotetico appiattimento del PdL sulla Lega.

La maggioranza governativa deve evitare liti su temi marginali e concentrarsi invece sui temi e riforme più sentiti dall’opinione pubblica e dare  risposte forti e unitarie.

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