Su mercato e diritto del lavoro, in Italia innovare è davvero difficile

(tratto da www.libertiamo.it)

La sinistra ha deciso di dar corso ad una grande speculazione politica contro la possibilità di introdurre nella contrattazione delle forme di risoluzione stragiudiziale delle controversie di lavoro; e lo fa avvalendosi del messaggio di rinvio alle Camere del  “collegato lavoro” da parte del Presidente della Repubblica.  La Cgil ci metterà tutta la sua professionalità agitatoria, fin dalla prossima settimana, organizzando presidi davanti alla Camera, quando a partire dal 28 aprile il provvedimento arriverà in Aula.

Intanto la confederazione di Epifani ha convocato tutti i giuslavoristi di “regime”, sempre pronti e solerti a difendere (lo fanno da mezzo secolo) la statualità del diritto, come se solo un giudice togato potesse “fare giustizia” decidendo in base alla legge e non anche secondo equità. Il Pd  non vuole perdere un’occasione che, a suo avviso, è estremamente propizia per la sua propaganda, sentendosi tallonato dalle furie cigielline e sperando di poter tagliare un po’ d’erba nel campo del vicino ovvero di approfittarsi delle divisioni emerse nel PdL (invero su problemi assai diversi) nelle ultime settimane.

La lotta politica è a volte spietata e non guarda in faccia a nessuno. Ma con le polemiche scatenate in materia di arbitrato si sta veramente perdendo un’occasione per modernizzare il nostro sistema di relazioni industriali e per affrontare anche il nodo del contenzioso in materia di lavoro.

Si sta diffondendo, con l’aiuto della grande stampa amica della sinistra, un vero e proprio pregiudizio nei confronti dell’arbitrato (che è sempre un collegio scelto e nominato dalle parti) come se fosse di per sé un inganno per i lavoratori, come se i datori cospirassero tutti, a colpi di ogni tipo di ricatto, per sottrarre i lavoratori al loro giudice naturale. Purtroppo questo clima conflittuale avvelenerà il confronto negoziale e condurrà soltanto ad accordi parziali da cui la Cgil, al solito, si autoescluderà.

Eppure, in Commissione Lavoro, in sede referente, il governo e la maggioranza hanno compiuto una sforzo serio per dare una risposta – anche non condividendole appieno – alle osservazioni del Capo dello Stato. In particolare – ma non solo – per quanto riguarda il richiamo del Colle a garantire un’effettiva volontarietà delle parti nel momento in cui sottoscrivono, nel contratto individuale, una clausola compromissoria, soprattutto all’atto dell’assunzione, quando il lavoratore versa in una condizione di oggettiva debolezza (nel senso che la sottoscrizione della clausola potrebbe diventare la condizione per il perfezionamento del contratto). Vediamo il quadro di garanzie, già presenti e aggiunte nell’ambito del riesame, rivolte a tutelare la libertà del lavoratore.

Innanzi tutto saranno le parti sociali a disciplinare nella contrattazione collettiva la materia e stabilire ciò che può essere deferito al giudizio secondo equità. Quanto alla clausola individuale essa deve essere certificata da un’apposita commissione che ha il compito  di accertare la volontà effettiva delle parti. La clausola compromissoria di per sé non potrà devolvere ad arbitri la materia della risoluzione del rapporto di lavoro e potrà essere pattuita e sottoscritta solo al termine del periodo di prova o in sua mancanza trascorsi 30 giorni dalla stipula del contratto di lavoro. Le parti potranno farsi assistere da un legale o da un loro rappresentante sindacale. In quale altro modo si potrebbe assicurare una reale volontà del lavoratore?

Il timore di chi scrive è di tutt’altro tipo: quello di aver contribuito – in qualità di relatore alla Camera – a depotenziare una norma che avrebbe potuto costituire, nella sua impostazione originaria, una vera e propria svolta. Ma in Italia innovare è veramente difficile. Ad impedire l’innovazione scendono in campo forze potentissime.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *