Le ragioni delle sconfitte del PdL a Venezia e Lecco

La sconfitta di Brunetta a Venezia e di Castelli a Lecco ha destato molta sorpresa anche per il netto divario fra i voti presi dalla coalizione Pdl-Lega alle regionali e il voto ottenuto dai due candidati a sindaco.

A Lecco il centrodestra aveva conseguito un tranquillizzante 55%, con peraltro il netto sorpasso della Lega ai danni del Pdl. A Venezia Zaia si era attestato su un 45%, alla pari con il candidato di centrosinistra.

Sorprendentemente Castelli si è fermato al 44,2%, mentre ancora peggio è andata nella città della laguna dove Brunetta si è dovuto accontentare del 42,6%.

La causa non può certo ravvisarsi nella impopolarità dei due personaggi. Si tratta di due bravi esponenti di governo che godono nei sondaggi di un buon rating. Appare del resto semplicistico scaricare la responsabilità dell’insuccesso sulle liti all’interno delle coalizioni: a Venezia la compagine era unita e veniva da 5 anni di dura opposizione. Lascerei  perdere pure le accuse di tradimento. Nessuna segreteria politica è in grado di spostare con un silenzioso passaparola percentuali così rilevanti di voto.

Credo che la principale motivazione dell’insuccesso dei due candidati del centrodestra vada ricercata in una premessa sbagliata che ha accomunato la campagna elettorale di entrambi: la pretesa, affermata con grande chiarezza da tutti e due, di voler fare il sindaco, e mantenere contemporaneamente le cariche di ministro e parlamentare.

Lecco e Venezia hanno lanciato a mio avviso due segnali chiari contro la prassi ormai sempre più diffusa dei doppi e tripli incarichi politici.

E’ giunto il momento di dare una risposta concreta a questo segnale lanciato dagli elettori inserendo fra le future riforme istituzionali anche quella sulle incompatibilità.

E’ contrario ad una prassi di buon governo della cosa pubblica e ad una logica di separazione fra organismi che concorrono con distinte dignità a formare la repubblica, che si possano cumulare cariche di ministro,parlamentare, presidente di provincia, sindaco di grandi città.

A ben vedere anche gli incarichi di ministro o sottosegretario e di parlamentare dovrebbero essere incompatibili, se è vero che in un sistema democratico fra le funzioni del parlamento vi dovrebbe essere anche quella di controllare il governo.

Egualmente intollerabile è la prassi di inserire le stesse persone in una pluralità di cda di enti controllati da enti locali o regionali, consentendo così di cumulare indennità plurime. Ci sono persone che stanno addirittura in 8, 10 consigli di amministrazione di società municipalizzate. Al riguardo sarebbe bene che gli enti pubblici rendessero più trasparenti tutte le nomine con i rispettivi emolumenti. L’inserimento in più cda della stessa persona, sovente non dotata nemmeno di particolari competenze, è talvolta prodromica ad una politica di finanziamento occulto a correnti o a gruppi di potere locale e serve in ogni caso ad affermare forme di controllo clientelare sulla società.

E’ necessario che il Pdl lanci un segnale all’insegna di una politica finalmente meritocratica e trasparente, differenziandosi nella prassi dei governi locali e prevedendo rapidamente una riforma delle incompatibilità.

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