Mini pillole post-elettorali

La campagna elettorale (abbastanza brutta) è finita e i risultati sono chiari. Alcune riflessioni sotto forma di mini-pillole  possono essere fatte sia pure in modo  sintetico.

Fino a qualche giorno fa molti commentatori dicevano che ormai il declino di Berlusconi era iniziato. L’On. Bersani parlava di un “vento nuovo” che stava cambiando il quadro politico. In realtà la spallata al berlusconismo non c’è stato, anzi. Berlusconi entrato nella campagna elettorale solo negli ultimi dieci giorni, con la grande manifestazione di Piazza San Giovanni e poi con una serie di comizi e interventi abbastanza efficaci, è riuscito, come nel 2006 a Vicenza, a ripetere una notevole rimonta di consensi.

Belusconi ha vinto questa tornata elettorale perché ha strappato quattro Regioni agli avversari, Regioni molto più popolose e più importanti come Pil. I cittadini che verranno amministrati dalle coalizioni di centro-destra saranno di più di quelli amministrati da governatori di centro-sinistra.   In sostanza il Premier è sempre in sintonia non solo con la base del partito, ma con la pancia e il cuore del Paese.

Il partito, il PdL, invece ha preso uno schiaffo perché è in calo, è sotto il 30%, ma senza Berlusconi in campo sarebbe andato molto peggio. E questo deve far riflettere.

Dopo l’incredibile astensionismo avvenuto in Francia nelle elezioni regionali  di medio  termine, molti pensavano ad una ripetizione anche nel nostro Paese contro il governo in carica. Così non è stato, perché l’astensionismo (molto alto, circa il 35-36%) ha colpito un po’ tutti, in modo trasversale, dalla destra alla sinistra.

La  Lega ha salvato la maggioranza governativa? Sì, perché la Lega, oltre ad avanzare sensibilmente nel Nord, conquista due importanti Regioni (Piemonte e Veneto) e comincia ad essere presente in certe realtà a sud del Po con percentuali significative a due cifre (si veda L’Emilia- Romagna, la Toscana, ma non solo).

La maggioranza governativa si è rafforzata. Questo grande risultato della Lega però avrà sicuramente una influenza non indifferente sulla  coalizione di governo, si farà sicuramente sentire sull’azione dell’esecutivo. A mio avviso, per i prossimi tre anni, potrà dettare l’agenda del governo. Ad esempio, ci sarà sicuramente una accelerazione nell’emanazione dei decreti attuativi del federalismo fiscale.

Non credo invece a grossi cambiamenti dei rapporti all’interno della maggioranza, ad instabilità o diktat o ribaltoni come nei primi tempi della Lega (anni  ’90), quando era secessionista. Oggi Bossi si è fatto moderato, ha un buon rapporto con il Presidente Napolitano, ed  ha tutto l’interesse a non creare problemi al governo, anzi potrà fare da moderatore e dialogante anche con l’opposizione dei Ds pur di ottenere dei risultati, delle riforme condivise.

Come alcuni commentatori hanno evidenziato, con questi risultati, il ministro Tremonti, l’esponente del PdL più vicino alla Lega, si è ulteriormente rafforzato sia all’interno del partito che all’esterno. Oltre ad aver tenuto la barra dritta e ferma in questo periodo di  grande crisi economico-finanziaria internazionale, ha creato una serie di collegamenti e relazioni con importanti esponenti e ambienti del mondo imprenditoriale e finanziario, anche non berlusconiani.

Per quando riguarda Fini invece, mi sembra che questi risultati segnino un calo delle sue quotazioni per eventuali spazi di manovra: il berlusconismo ha resistito e il leghisno ha vinto. Forse la posizione critica di Fini avrebbe avuto più spazio in caso di sconfitta elettorale. Non per niente l’ex-ministro FI, Giuliano Urbani, a questo proposito ha dichiarato: “Non c’è dubbio che temi come quello della cittadinanza agli immigrati oggi non possono essere trattati prescindendo dal dato che esce dalle urne. Che è quello di una grande vittoria dell’asse Berlusconi-Bossi: un politico accorto ed esperto non può non tener conto degli  umori del Paese e dei rapporti di forza, soprattutto quando gli elettori si sono espressi”.

Il PdL, con l’arretramento che ha avuto in queste elezioni (tra l’altro già evidenziato l’anno scorso nelle europee), deve fare una forte riflessione al proprio interno perché certi problemi sono sempre più evidenti: un certo spostamento meridionalistico del suo elettorato e della sua classe dirigente; scarsa presenza della sua organizzazione e dei suoi uomini sul territorio (a differenza della Lega);  peroccupante indebolimento di idee e programmi liberali e liberisti (stile programma ’94).   Per questo concordo con una analista politica che in questi giorni ha scritto: “La leadership di Berlusconi e l’asse con la Lega garantiscono il presente. Da cosa sarà garantito, invece,  il futuro? “

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