Votiamo!

Meno di metà dei francesi hanno espresso il loro voto alle recenti elezioni regionali. Qualcuno auspica che anche in Italia prevalga l’astensionismo. La credibilità della classe politica è stata profondamente intaccata dagli scandali, dai “pasticci” elettorali e dalla inadeguatezza rispetto alle sfide che il Paese deve affrontare. La ricetta è evidente: una vera svolta liberale, prima di tutto in economia. Ma latitano gli interpreti. Intendiamoci non è solo la politica incapace di fornire le risposte. Le associazioni di rappresentanza delle imprese e dei lavoratori sembrano fare a gara nel richiedere più sussidi, vincoli e protezioni, anziché libertà dei mercati.

La personalizzazione e polarizzazione dello scontro su Berlusconi, come al solito esasperati nella fase elettorale, impediscono ogni possibilità di serio dibattito sulle riforme necessarie.

Delle riforme liberali se ne dovrà riparlare dopo il voto. Intanto è bene non cedere alle tentazioni astensioniste ed andare a votare e dare la propria preferenza, scegliendo le persone più vicine ai nostri valori.

Le liste sono purtroppo farcite di personaggi di scarsa qualità e dubbia moralità, ma in grado di mobilitare vasti clan grazie al voto di scambio. Astenendosi si rischia di privilegiare proprio costoro.

In Lombardia si prospetta un quarto mandato di Formigoni, vista l’inconsistenza del principale avversario, Penati. Dopo essere stato estromesso e riammesso alla competizione, Formigoni dovrà superare un ulteriore scoglio giudiziario relativo alla legittimità della sua candidatura (la legge prevede che si possano fare solo due mandati, ma è incerta la sua applicabilità al caso). Sarebbe stato forse meglio evitare la diatriba ed elevare il “governatore” al rango ministeriale, soddisfacendo le sue legittime ambizioni, ma il premier non l’ha voluto troppo vicino a sé.

Per favorire il rinnovamento, si può puntare sui candidati al consiglio regionale più giovani. Il mio voto andrà a Manfredi Palmeri (PDL), un liberale che ha dimostrato passione e professionalità nel ruolo di presidente del consiglio comunale milanese.

Guardo con simpatia anche alle candidate donne  e, sull’altro campo, a un verde non ideologico che merita di portare avanti le sue proposte, Enrico Fedrighini.

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