Il pasticcio elettorale: che brutta soluzione!

La soluzione al “pasticcio” elettorale combinato dal centrodestra in Lombardia e Lazio non ci piace. Il decreto legge varato in fretta e furia dal governo con la condivisione del Presidente della Repubblica ha l’amaro sapore del provvedimento “ad personam”: le regole non sono uguali per tutti.

La maggior parte dei commentatori si sono sperticati a lodare l’equilibrio del Presidente Napolitano. A noi non pare che le lodi siano meritate.

Scrive testualmente Napolitano: “Erano in gioco due interessi o “beni” entrambi meritevoli di tutela: il rispetto delle norme e delle procedure previste dalla legge e il diritto dei cittadini di scegliere col voto tra programmi e schieramenti alternativi”. Insomma è il riconoscimento che la legge, addirittura quella elettorale, si può violare, che è solo un orpello rispetto al potere.

Sia chiaro, non è neppure pensabile che la competizione elettorale si possa svolgere senza una delle parti, perdipiù quella che ha il peso elettorale maggiore nel Paese.

Ma bisognava trovare una soluzione più rispettosa delle regole e dell’eguaglianza delle condizioni. Pare che Berlusconi l’avesse proposta: una proroga di qualche giorno dei termini di presentazione delle liste elettorali, che avrebbe consentito a tutti di completare la corretta raccolta delle firme per presentare le liste, senza favorire chi ha presentato firme non valide, rispetto a chi non era riuscito a presentare le liste per insufficienza di firme.

La soluzione di Napolitano tra l’altro non chiude la porta a ricorsi o controricorsi.

La faccenda, poi, è stata gestita con incredibile leggerezza e arroganza. Come ha detto Alessandro Campi, direttore di “Farefuturo” “dare la colpa ai radicali o ai magistrati non ha senso. E’ il PDL che deve riflettere su se stesso, sulla sua organizzazione”. Davvero nessuno ha responsabilità del pasticcio? Davvero nessuno deve chiedere scusa agli elettori e ai candidati?

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