Europa musulmana?

Nel dicembre scorso il prof. Giovanni Sartori con un articolo su  “Il Corriere della Sera” riguardante i progetti di legge sulla “cittadinanza” e su “l’integrazione degli extra-comunitari” ha sollevato il problema dell”integrabilità degli islamici”.

Cinesi, giapponesi, indiani, filippini, sudamericani, si accasano senza problemi nell’Occidente pur mantenendo le loro rispettive identità culturali e religiose, gli islamici invece no. Secondo Sartori, nella storia, è difficile trovare una loro riuscita incorporazione etico-politica (nei valori del sistema politico) in società non islamiche, perché “l’Islam è un invasivo monoteismo teocratico che dopo un lungo ristagno si è risvegliato e si sta vieppiù infiammando. Illudersi di integrarlo “italianizzandolo” è un rischio da giganteschi sprovveduti, un rischio da non rischiare”.

Dopo questo articolo, sul “Corriere” e su altri giornali e riviste, si è aperto un ampio e vivace dibattito, chi a favore, chi contro.

La maggior parte dei lettori del Corriere è favorevole alle tesi del Prof. Sartori, che di fronte alle critiche pesanti di alcuni, ha aggiunto “ho sempre scritto che le società liberal-pluralistiche non richiedono nessuna assimilazione. Fermo restando che ogni estraneo (straniero) mantiene la sua religione e la sua identità culturale, la sua integrazione richiede soltanto che accetti i valori etico-politici di una Città fondata sulla tolleranza e sulla separazione tra religione e politica. Se l’immigrato rifiuta quei valori, allora non è integrato; e certo non diventa tale perché viene italianizzato, e cioè in virtù di un pezzo di carta. Al qual proposito l’esempio classico è quello delle comunità ebraiche che mantengono, nelle odierne liberaldemocrazie, la loro millenaria identità religiosa e culturale ma che, al tempo stesso, risultano perfettamente integrate nel sistema politico nel quale vivono.”

Altri esponenti della cultura specie di sinistra oppure islamici invece, su altri giornali e blog, hanno reagito duramente  affermando che “L’Islam non è un insieme omogeneo come non lo è il diversificato “mondo cristiano”. Non si spiegherebbero così tanti diversi “Stati musulmani” o a maggioranza musulmana.” Oppure “Nella penisola iberica sotto i sultani musulmani (per ben 8 secoli!) le minoranze religiose erano tollerate anche se sottoposte a tassazione, e questa coesistenza di culture e religioni fece la grandezza di quei regni; con la c.d. “Reconquista” da parte dei sovrani cristiani, furono cacciati i “mori” e gli ebrei e costretti alla conversione coloro che decidevano di restare.”

Quindi “Si potrebbe dire lo stesso di tutte le religioni che, in un’epoca o nell’altra, hanno avuto pretese di monopolio del divino.”

La discussione come si vede è apertissima, anzi a questo proposito i nostri lettori di Cartalibera sono invitati ad intervenire sull’argomento..

Detto questo, guardiamo ora la situazione attuale, specie per quanto riguarda le cifre.

Da una serie di ricerche recenti, apparse anche sui “media” correnti, risulta che la popolazione musulmana nell’Unione europea è più che raddoppiata nell’ultimo trentennio e raddoppierà di nuovo entro il 2015.

Secondo l’Istituto per le politiche migratorie degli Stati Uniti, nel 2050 sarà di fede islamica un cittadino europeo ogni cinque (quindi il 20%), mentre nel 2008 la pecentuale era del 5%.

Ad esempio, è già musulmano il 25% degli abitanti di Rotterdam e di Marsiglia, il 20% di Malmo (Svezia), il 10% e più di Londra e Parigi.

Nel 2008, la percentuale dei musulmani rispetto alla popolazione vedeva al primo posto la Francia con il 9%, seguita dall’Olanda (5,2%) e poi dalla Germania e dalla Svezia con il 5%.

In Italia la densità islamica rispetto alla popolazione era del 1,7%, mentre sotto l’1% erano Paesi come la Grecia, il Portogallo, la Repubblica Ceca, l’Ungheria e la Polonia.

Alcuni studiosi come il famoso storico e orientalista Bernard Lewis o lo storico Christopher Caldwell  oppure la nostra giornalista Oriana Fallaci, sostengono che nell’arco di 50-80 anni l’Europa diventerà un Paese arabo.

Personalmente mi domando, come del resto alcuni sociologi e politici: la religione islamica finirà per prevalere su quella cristiana, perché gli europei sono ormai secolarizzati, tolleranti, relativisti?  Io credo che, e qui concordo con il sociologo Marzio Barbagli, “i valori di questa religione (islamica) finiranno per subire le stesse trasformazioni vissute dal cristianesimo”. Basta vedere il caso tedesco.  I musulmani, a contatto quotidiano con la cultura europea, cambierebbero (sulla fecondità; minore frequenza dei luoghi di culto dell’Islam; frequenza sia delle classi miste di educazione fisica che delle ore di educazione sessuale; ecc.) . Certamente il processo è e sarà lento, ma avviene.

In sostanza bisogna avere un approccio pragmatico ed evitare di porre continuamente l’accento sullo scontro di civiltà  perché ciò creerebbe solo  panico e incoraggerebbe l’odio.

Concludo con alcune illuminanti righe di Amartya Sen, l’economista indiano Premio Nobel per l’economia nel 1998, tratte dal suo “Identità e violenza”: “…Persino la frenetica ricerca da parte dell’Occidente del ‘musulmano moderato’ confonde moderazione delle opinioni politiche con moderazione nella fede religiosa. Una qualsiasi altra persona può avere una forte fede religiosa – islamica o di qualsiasi altra confessione – e al tempo stesso avere opinioni tolleranti. L’imperatore Saladino, che combattè valorosamente per l’Islam nelle Crociate del XII secolo, poteva offrire, senza alcuna contraddizione, un posto d’onore nella sua corte reale in Egitto a Maimonide, illustre filosofo ebreo fuggito da un’Europa intollerante. Mentre alla fine del XVI secolo, l’eretico Giordano Bruno veniva messo al rogo a Campo de’ Fiori, a Roma, il Gran Moghul Akbar (nato musulmano e morto musulmano) aveva appena portato a termine, ad Agra, il suo grande progetto di codificare i diritti delle minoranze, compresa la libertà religiosa per tutti.
Il punto che vale la pena sottolineare è che, se Akbar era libero di portare avanti le sue politiche liberali senza cessare di essere musulmano, ciò non significa che quel liberalismo faccia parte delle prescrizioni – nè naturalmente delle proibizioni – dell’islam. Un altro imperatore Moghul, Aurangzeb, poteva negare i diritti delle minoranze e perseguitare i non musulmani continuando a essere musulmano, esattamente come Akbar non smetteva di essere musulmano in virtù della sua politica pluralista e tollerante”
.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *