Il processo breve è la soluzione che ci vuole per Berlusconi e per il Paese?

C’è un senatore del PdL, uno solo, che non se l’è sentita di votare a favore del “processo breve”. E’ Enrico Musso, genovese di scuola liberale. Ecco il testo integrale del suo intervento in aula del 20 gennaio 2010 in sede di dichiarazione di voto finale:

“Signor Presidente, devo questa sofferta dichiarazione di voto prima di tutto agli elettori, ma certamente anche al mio Gruppo e ai colleghi della maggioranza, cui sono legato da amicizia e vicinanza politica, che non metto certamente in dubbio. La devo al presidente Gasparri e al vice presidente Quagliariello, che sono stati anche molto pazienti nella interlocuzione con me su tale questione. La devo al presidente del Consiglio Berlusconi, cui devo la mia candidatura e, stante la legge elettorale, di fatto la mia presenza qui. Voglio anche che sia evitata ogni possibile strumentalizzazione.
Credo molto francamente che la maggioranza abbia fatto un errore grave, che è quello di non ammettere pubblicamente che c’erano due obiettivi: quello, condiviso da tutti qui dentro, della ragionevole, certa e breve durata dei processi, e quello, che è diventato una specie di agenda nascosta, della tutela del presidente Berlusconi.
Credo però che l’opposizione abbia fatto l’errore di non ammettere che la tutela del Presidente del Consiglio e dell’Esecutivo dalle persecuzioni della magistratura non è un problema solo di questo Presidente del Consiglio, ma del Paese, atteso che tre delle ultime cinque legislature si sono concluse anticipatamente per via giudiziaria.
Credo anche che non abbia ammesso che la lunghezza eccessiva dei processi in questo Paese non è frutto soltanto dalla mancanza di risorse, ma anche della scarsa produttività delle risorse esistenti.

Allora, sulla base di tutto ciò e anche in considerazione del fatto che tecnicamente mi pare che il provvedimento produca degli effetti diversi dagli obiettivi, preannuncio, non volendo votare contro e per evitare strumentalizzazioni, la mia astensione. Quindi, non parteciperò alla votazione.”

Si può stare nel centrodestra senza essere a favore del “processo breve”? Io sono convinto di si e sono solidale con Musso che – con il clima di caccia alle streghe che corre – ha avuto fegato a dire come la pensava ed ha fatto onore alla sua funzione istituzionale.

Come bisogna difendere Berlusconi dagli accanimenti giudiziari di una giustizia spesso orientata, bisogna slegare la necessaria riforma della giustizia dai “casi” di Berlusconi.

Con il nobile intento di contrastare l’ingiustizia di una giustizia troppo lenta, bisogna evitare di lasciare in libertà criminali socialmente pericolosi. Nel provvedimento si prevede infatti la durata massima del giudizio penale, per reati puniti fino a 10 anni, sia di tre anni, per il primo grado, due per il secondo e 18 mesi per la Cassazione. L’applicazione delle nuove norme sull’estinzione dei processi per violazione dei termini di durata si applicherebbe anche ai processi in corso.

Un’ottima idea se servisse ad accorciare i processi, ma l’efficienza della macchina della giustizia dipende in realtà da altri fattori: organici, strutture e condizioni di lavoro adeguati, valutazione della quantità e qualità del lavoro dei magistrati, separazione delle carriere fra magistratura inquirente e giudicante, snellimento delle procedure amministrative, ecc.

Il rischio di questo provvedimento – se diventerà legge – è invece quello di lasciarci con una giustizia inefficiente e lenta come, ma con responsabili di reati gravi (entro 10 anni di pena con l’indulto c’è dentro di tutto) privi di giudizio ed in libertà. L’effetto finale potrebbe addirittura essere una riduzione della capacità di prevenire molti reati.

Forse sarebbe ora di tornare all’immunità parlamentare, una garanzia, ricordiamolo, tipica degli Stati liberali, atta a tutelare i rappresentanti del popolo, che non possono essere giudicati nel corso del loro mandato senza l’autorizzazione del Parlamento. Si studino i sistemi degli altri Paesi e si individui la formula più idonea al nostro. Si potrebbe così garantire a Berlusconi la possibilità di governare e di potersi dedicare alle riforme necessarie per il Paese senza una spada di Damocle sopra la testa.

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