Maledetta proporzionale

Durante le feste ho letto un libro molto interessante e che consiglio caldamente agli amici di Cartalibera

Il libro è “Maledetta proporzionale – I chi, come e perché della democrazia maggioritaria”, di Dario Fertilio. Edito dai Comitati per la libertà (www.libertates.com).

(Una precisazione: è stato il grande Giolitti che nel 1923 aveva definito la legge proporzionale di allora, “Maledetta”).

Nei mesi scorsi c’erano state delle presentazioni del libro in alcune città italiane, ma quella che ha avuto maggior risonanza di pubblico  è  stata quella svoltasi a Roma il 3 dicembre scorso  nella sala del Mappamondo della Camera dei Deputati, presentazione organizzata dai  Comitati per le Libertà, in collaborazione con Libertiamo e il Centro Studi liberali.

L’argomento della legge elettorale è come sempre molto attuale. Diversi esponenti politici  (ad es. Casini, D’Alema ed altri) criticano aspramente l’attuale bi-polarismo e puntano ad un sistema proporzionale alla tedesca. C’è quindi il pericolo di un ritorno agli schemi della prima Repubblica.

Personalmente sono per bi-polarismo, sistema già ampiamente accettato dalla maggioranza del popolo italiano.

Il sistema proporzionale consegna il potere ai partiti e ai loro giochi e tatticismi per poter formare gli esecutivi. Un sistema maggioritario all’anglo-sassone certamente porta ad una politica molto competitiva, dura, ma anche leale e chiara. Per vincere basta un voto in più (maggioranza secca): è il sistema che distingue la democrazia britannica dalla maggior parte delle democrazie europee. E’ il sistema  che  dice con chiarezza chi ha vinto e chi ha perso, chi ha il diritto di governare senza condizionamenti e chi ha il sacrosanto diritto di fare opposizione.

E’ sicuramente un sistema brutale, ma efficiente. Forse qualche correttivo è ammissibile, ma non a stravolgimenti.

A questo punto mi piace citare un passo importante tratto da questo libro di Fertilio :

“Chi detesta la democrazia diretta, diffida istintivamente delle elezioni primarie. […] Dicono che il principio sarebbe buono, ma… le primarie favoriscono i soliti noti; prediligono i ricchi; valorizzano i gruppi organizzati e le cordate, favoriscono le corruzioni eccetera. Infine, beh… privatamente, lontano dai microfoni, i nemici delle primarie pronunceranno la sprezzante parola fatale: americanate, cerimonie buffe, non adatte ai paesi della vecchia, saggia, cinica Europa. Per favore, niente palloncini e niente majorette, per noi, discendenti da Michelangelo e Beethoven!

Beh, sarà fin troppo facile rispondere a costoro che dietro alle elezioni primarie, al di là dei palloncini e delle majorette, si sente ritmare il respiro possente della democrazia. Sbarcate in America per accertarvene. Laggiù si scopre ogni volta qualcosa che vi coinvolge, persino vi commuove. Lo sa bene chi ha assistito di persona a qualche convenzione, sia stato nel North Dakota o in Florida o in California. Spira un’aria solenne, da quelle parti, persino se lo sfondo è ingenuamente campagnolo e un po’ kitsch, persino in luoghi remoti e poco abitati; e quel qualcosa è sufficiente a far impallidire le critiche più raffinate, o snob, ripetute da questa parte dell’oceano. Insomma, era propio quella la musica profonda della democrazia che tanto aveva stregato Alexis de Tocqueville…”

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