Si torna a respirare un clima di tensione

In Italia si torna a respirare un clima di tensione. L’aggressione a Berlusconi in Piazza Duomo, gli scoppi di bombe (Università Bocconi, nel Friuli) rivendicati da gruppi della sinistra extra-parlamentare, l’uso della parola “sedicenti” per definire questi anarchici che hanno rivendicato le bombe come un tempo si erano, all’inizio, definite “sedicenti” le Brigate Rosse,

 Su “Il Foglio” di qualche giorno fa si leggeva che  una parte consistente della società italiana, in particolare la sinistra estrema giustizialista,  è colpita da una specie di paranoia di massa, da una  sindrome psicotica collettiva. E si domandava: c’è un Massimo Tartaglia collettivo?

Decine di migliaia di persone su Internet infatti hanno inneggiato al gesto inconsulto di Tartaglia che ha colpito violentemente Berlusconi,  altri si sono dispiaciuti perché speravano in conseguenze più letali, diversi striscioni favorevoli a Tartaglia sono apparsi in alcune sedi universitarie, moltissimi  esponenti politici e giornalisti del giustizialismo più becero (Di Pietro, Bindi, De Magistris, Ferrero, Vattimo, Travaglio, Santoro,  ecc.) hanno affermato che il Presidente del Consiglio se l’era cercata.

L’episodio di Piazza Duomo ha quindi radicalizzato le opinioni.  Sulla base di diversi sondaggi effettuati in questi ultimissimi giorni, si stima che una quota oscillante dal 20%  al 25% degli italiani approvi il gesto di Tartaglia.

Qualcuno ha riconosciuto lo stesso clima di istigazione all’odio che nel ’71 e ’72 portò all’assassinio del commissario Calabresi.

Convocazioni pubbliche di popolo in protesta contro una persona singola, attacchi continui sui giornali e Tv,  appelli pubblicati in centinaia di migliaia di copie .

Era il 13 giugno 1971 e il settimanale Espresso si scagliava contro il “commissario torturatore” Luigi Calabresi. Personalmente ricordo molto bene il famigerato appello di quasi 800 intellettuali italiani contro Calabresi (1972), appello che è stato poi la premessa per l’uccisione del commissario. (Su quel famigerato appello, dovremmo un giorno ritornare e leggere i nomi di quei firmatari. Avremmo molte sorprese).

Silvio Berlusconi, come tutti i grandi leader carismatici e di successo,  è destinato, quasi naturalmente, a suscitare consensi e dissensi, simpatie ed antipatie. Poi la sempre più accentuata personalizzazione della politica e la sempre minore capacità  di mediazione dei partiti hanno senza alcun dubbio accentuato questa radicalizzazione.

Nel caso specifico però gli attacchi a Berlusconi da parte di importanti ambienti economici-finanziari-editoriali-giustizialisti, per mesi e mesi,  hanno raggiunto livelli di insulto e di odio incredibili. Alcuni (Travaglio) addirittura hanno teorizzato l’elogio dell’odio: Berlusconi considerato come il simbolo perfetto dell’Italia del male. Alcuni  cosiddetti intellettuali (Bocca, Camilleri, Dario Fo, Hack, ecc.) hanno addirittura, e senza alcun pudore, parlato di ritorno del “fascismo”, di “squadrismo”, “forti analogie con l’incendio del Reichstag e le leggi speciali”.

Però, e qui concordo con Arturo Diaconale che su “L’Opinione” scrive, per questa fetta di paese, il vero obbiettivo e bersaglio non è tanto e solo la persona di Berlusconi, ma  quello che viene da anni definito “l’Italia alle vongole”, “la parte di paese che è maggioritaria e che viene considerata da combattere e da cancellare perchè portatrice di una immonda tara ereditaria. Volendo andare a scavare nei meandri della storia patria si possono identificare facilmente le radici della psicosi collettiva. C’è l’arroganza intellettuale degli azionisti, la pretesa superiorità dei comunisti, il fondamentalismo intollerante di certi cattolici progressisti e la convinzione di costoro e dei loro eredi di essere portatori di una verità e di una virtù assolute.”

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