Se vuole può salutare

“All’epoca lavoravo in radio, una di quelle trasmittenti ‘libere’ come si diceva.

Un po’ deejay, un po’ intrattenitore.

Leggevo perfino le notizie di cronaca locale, se qualcuno ce le segnalava.

Il proprietario era Giacomo U***.

Te lo ricordi?

Uno del giro: casinò, ippodromi, biliardi, dadi, agenzie ippiche e qualsiasi altra cosa…

Amava ripetere la battuta di James Coburn in ‘L’eroe della strada’: “La cosa più bella è giocare e vincere. La seconda cosa più bella è giocare e perdere” e accidenti se perdeva!

Io pensavo di non ricascarci, di avere messo la testa a partito, e però, di quando in quando, mi lasciavo trascinare e lo seguivo nelle sue scorribande cercando, e non sempre riuscendoci, di restare nel ruolo dell’accompagnatore.

Lo sai benissimo, quando c’è la sfiga è perfettamente inutile insistere.

E può durare mesi.

Beh, non lo voleva capire, e gliel’ho detto e ripetuto.

Poi, all’improvviso, sembrava che si fosse rifatto.

Bei soldi in tasca e, come capita ai giocatori che si rinsanguano, donne e champagne o pressappoco.

Durò pochissimo: il grano lo aveva fatto fregando una casa da gioco.

Lo avevano scelto per fare il ‘prendeur’, come viene chiamato il tale che finge di aver vinto (è tutto combinato: ti dicono “Arriva alle ore x precise – roba da sincronizzare gli orologi – davanti alla slot machine posizionata là o là. Gioca il massimo e aspetta”) il jackpot e che dopo i festeggiamenti di rito, magari un paio di foto, deve girare l’angolo, andare in direzione e restituire il denaro trattenendosi una ‘cagnotte’.

Lui aveva girato l’angolo opposto e se l’era svignata.

Pazzo, contava sul fatto che, visto l’inghippo che c’era sotto, non lo denunciassero (e va bene) e non lo venissero a cercare (?).

Arrivarono in due, lo gonfiarono, gli portarono via la grana e gli dissero che poteva anche andargli peggio ed era la pura verità.  

Ripreso, dopo qualche tempo, il giro, eccolo di nuovo nel vortice dei debiti fin quando il casinò in possesso di un bel numero di suoi ‘pagherò’ si decise a metterli all’incasso.

Una radio ha valore per le frequenze che occupa.

Fecero i conti e scoprirono che c’era un po’ di carne intorno a quell’osso.

Com’è, come non è, una mattina verso le otto, mentre da un’ora circa ero in diretta radiofonica, vedo la luce rossa che segnalava che alla porta qualcuno stava suonando.

Metto un disco, un brano lungo, e vado ad aprire.

Un maresciallo della finanza?

Non so, può darsi.

Non distinguo mai bene le diverse Armi.

E’ cortese.

Entra, mi mostra un documento bollato, mi spiega che la trasmittente da quel preciso momento è sotto sequestro, mi batte una mano sulla spalla e mi fa: “Se vuole, prima di andare, può salutare gli ascoltatori”.

Ho sorriso e ho fatto cenno di no con la testa.

Un’occhiata alle spalle, una specie di tacito addio mentre la musica andava finendo, ed eccomi in strada.

Che dire?

Fra me e me, quasi divertito, pensavo: “Chissà cos’altro mi aspetta?”

Era quello il mio sesto o settimo lavoro.

Ne avrei trovati altri!”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *