8 novembre 1987

In questi giorni tutti parlano del ventesimo anniversario del crollo del muro di Berlino, il 9 novembre del 1989. Sono state organizzate, giustamente, manifestazioni, mostre fotografiche, convegni. E’ senza alcun dubbio una data storica che ha cambiato il mondo e la storia. Il comunismo sovietico è finito; il volto politico e geografico dell’Europa è completamente cambiato.

Io qui vorrei invece ricordare un’altra data, naturalmente meno storica, ma per il nostro Paese abbastanza importante, l’8 novembre 1987, cioè  di 22 anni fa.

Quel giorno c’era stato il referendum sulla responsabilità civile dei magistrati (proposto dai radicali, dai liberali e dai socialisti, dopo il famoso caso Tortora)  che aveva, con una percentuale di consenso superiore all’80% (oltre 20 milioni di votanti) cancellato uno dei privilegi di cui la magistratura godeva.

Lo strumento referendario aveva restituito così la parola ai cittadini. Non era più accettabile che i magistrati che, per colpa grave, avessero danneggiato un cittadino non fossero chiamati a risponderne dinnanzi ad un loro collega. Introducendo la responsabilità civile dei magistrati per colpa grave (grave negligenza, grave imperizia, gravi omissioni) non si intaccava ma si riaffermava la loro autonomia ed indipendenza. Fu fatta subito una legge (L. n. 117 del 13 aprile 1988: “Risarcimento dei danni cagionati nell’esercizio delle funzioni giudiziarie e responsabilità civile dei magistrati”, approvata dalle Camere alcuni mesi dopo.

“L’Opinione”, un  giornale di grandi tradizioni liberali, alcuni anni dopo, però  scriveva: “Sembrava cosa fatta con l’affermazione di un principio per il quale sarebbe forse dovuto bastare il semplice buon senso anzi scomodare il popolo sovrano. Senonché, ben presto ci si rese conto che quello che si era consumato con la Legge 117 altro non era se non il più grande inganno mai perpetrato ai danni del Popolo sovrano: una vera e  propria truffa, un bavaglio normativo, un capolavoro burocratico, un caso da manuale su come imbrigliare tra ganasce procedurali e limiti normativi la possibilità concreta che un magistrato potesse esser chiamato a rispondere degli errori commessi.”

Sono passati 22 anni dall’approvazione di quel referendum, poco meno dalla promulgazione della legge, senza che se ne  sia registrato un solo caso di applicazione concreta.

Da anni  (anche in questi giorni) si parla di riforma del sistema giudiziario italiano; perché allora non chiedere  di approvare anche una nuova norma che permetta di dare un seguito positivo ai risultati di quel referendum?

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