Non si celebrano gli assassini!

Dal prossimo 20 novembre sarà in distribuzione nelle sale cinematografiche italiane il film “La prima linea”.

Il “giovane, bello e dannato” Riccardo Scamarcio interpreta il terrorista di “Prima Linea” Sergio Segio, mentre Giovanna Mezzogiorno recita la parte della sua “compagna” Susanna Ronconi.

Il film è tratto dall’autobiografia dello stesso Segio e racconta l’avventuroso tentativo del “nostro” di far fuggire un gruppo di terroriste (compresa la sua compagna) dal carcere di Rovigo nel 1982, tragicamente conclusosi con la morte di Alberto Furlan, un pensionato che portava a spasso il suo cane.

E’ proprio così. E’ incredibile, ma è vero. Il pluriomicida Segio viene così celebrato come un mito per le giovani generazioni che non hanno conosciuto gli “anni di piombo” e il disprezzo per la vita umana dimostrato dalle BR, Prima Linea, ma anche da tanti fiancheggiatori che operavano nella sinistra extraparlamentare di allora e che si erano ben infiltrati nei sindacati e nello stesso Stato.

Chi quegli anni li ha vissuti battendosi in nome della ragione, della libertà e della giustizia non può però dimenticare, come non possono dimenticare i parenti delle vittime ed in primo luogo i cinque figli del giudice Giuseppe Galli, ucciso da Segio in un corridoio dell’Università Statale di Milano, dove insegnava.

E’ ancora più incredibile che il film sia stato realizzato grazie al generoso contributo di 1,5 milioni di euro da parte del Ministero dei Beni culturali – dell’attuale governo.

Uno sciagurato assessore del Comune di Milano aveva persino concesso il patrocinio, poi ritirato dalla Giunta appena saputo di quale film si trattava, grazie anche alla sollevazione dell’”associazione per vittime del terrorismo”.

Non è così che si chiudono i conti con i terroristi, ma garantendo che scontino la pena e che la condanna della storia e degli uomini li accompagnino per il resto della loro esistenza (Segio non si è neppure pentito).

Evidentemente siamo in presenza di una grave amnesia da parte dell’attuale classe politica.

Vorremmo sperare nel rifiuto di distribuire il film da parte delle società di distribuzione, ma non ci contiamo.

Invitiamo i nostri lettori a promuovere una campagna di boicottaggio del film. Che almeno non ci sia chi lucra sul sangue di tante vittime innocenti.

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