Secondo noi Berlusconi non ha letto il libro che ha consigliato

All’incontro dei giorni scorsi  di Berlusconi con i giovani del PdL, Atreju, Il Presidente del Consiglio ha suggerito di leggere due libri, uno di Angela Pellicciari “Risorgimento da riscrivere” e l’altro di Sandro Fontana “Le grandi menzogne della storia contemporanea”, appunto per “correggere ciò che è stato scritto erroneamente”.

Ha detto testualmente: «In preparazione per l’anno 2011 del centocinquantenario della storia d’Italia consiglio a tutti, ragazzi e meno ragazzi, di andare a rivedere la nostra storia degli ultimi 150 anni», perché «è stata raccontata in una maniera diversa dalla realtà e quindi credo che, per una esigenza di verità, sia bene per tutti andarsi a rinfrescare la memoria e correggere ciò che è stato scritto erroneamente».

Non discutiamo del secondo libro citato (anche perché non l’abbiamo letto), ma sul libro della Pellicciari, il nostro Presidente del Consiglio ha preso una vera e propria “cantonata.”

Secondo noi non l’ha nemmeno letto. D’altra parte lo stesso Franco Cardini, storico che del libro ha scritto una postfazione, ha detto: «Se Berlusconi l’ha suggerito vuol dire che non l’ha letto. Si è sempre fatto difensore della visione oleografica del Risorgimento cavouriano-mazziniano-garibaldino e ora sponsorizza l’opera di un’importante storica che fa a pezzi questa lettura. La Pellicciari spara a zero con tante ragioni contro la soluzione centralistica risultato di alleanza tra Regno del Piemonte e neogiacobini!”

Nessuno mette in dubbio la necessità di una accurata revisione storica del processo risorgimentale, denunciare diversi fatti negativi, le zone d’ombra (ingiustizie dilaganti, incarcerazioni, smisurato aumento della tassazione), ma non possiamo accettare di demolire le ragioni ideali, culturali e politiche che hanno portato all’Unità del nostro Paese.

Il libro della Pellicciari invece è una critica radicale a tutto il processo risorgimentale, che è descritto come una «guerra di religione» anticattolica.

La tesi è l’anti-Risorgimento. E’ una vera e propria requisitoria contro le matrici del liberalismo moderno italiano.

Lo storico Francesco Perfett , su questo libro esprime diverse perplessità: «Un conto è la ricostruzione critica dei fatti e un altro una storiografia che mette sotto processo l’Unità. Ben vengano i lavori che evidenziano anche le ombre. Mi lascia dubbioso, però, una linea estrema che può far dimenticare come la scelta “centralista” dei Savoia fosse obbligata. Detto questo, è necessario rileggere la storia del Risorgimento. Ma non dando credito a prese di posizione troppo forti. Penso piuttosto a un grande convegno internazionale, anche perché le letture critiche del Risorgimento hanno già buona cittadinanza».

Anche lo storico Fabio Grassi Orsini, che sta lavorando a un “Dizionario sul liberalismo italiano”: «Conosco questa letteratura anti-risorgimentale e un po’ filo-borbonica. Mi pare però che punti a disfare l’Italia. La classe politica che l’ha creata, invece, era all’altezza della situazione e ha dato un apporto più importante di quello dato alla Resistenza dall’aristocrazia liberale e moderna italiana. Ci ha dato uno Stato che per l’epoca è stato all’altezza. Forse Berlusconi ha inteso compiacere i cattolici, ma la Chiesa ha riconosciuto da tempo la positività dell’Unità italiana. Nessuno censura gli eccessi laicisti: è giusto criticare tanti aspetti, ma senza negazionismi.”

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